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Rizzoli, ecco il pre-triage anti Covid 19

Presso la struttura ospedaliera di Lacco Ameno, in via del tutto precauzionale, è stata allestita una tenda da sei posti per ospitare, in un ambiente indipendente, un presidio alternativo di emergenza funzionale per analizzare eventuali sintomi assimilabili a un'infezione da coronavirus

Prevenzione, senza alcun allarmismo. Questa la parola d’ordine in questi difficili momenti che attanagliano la penisola e il globo intero. E l’ospedale di Lacco Ameno risponde a questa esigenza. Da ieri presso il Rizzoli, come preannunciato dal commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, ovvero Angelo Borrelli, capo del dipartimento della protezione civile, è stato allestito un pre-triage. Una tenda azzurra, con ingresso indipendente, climatizzato e dove sono presenti tutti gli strumenti adatti a fronteggiare l’eventuale arrivo di una persona che lamenta sintomi assimilabili al contagio di Covid-19. 6 i posti letto a disposizione.

Un atto dovuto per un ospedale che risponde con la massima attenzione alle esigenze dei cittadini isolani e dei tanti turisti che frequentano Ischia. Il nuovo presidio è un punto di riferimento per evitare che le persone che eventualmente dovessero lamentare dei sintomi comparabili a un’infezione da Coronavirus, possano entrare in contatto con personale medico e altri pazienti. Erano stati i sindaci a chiedere l’organizzazione di un presidio alternativo di emergenza funzionale ad evitare un eventuale promiscuità tra le persone contagiate e i degenti dell’unica struttura sanitaria presente sull’isola d’Ischia, già di per sè insufficienti a gestire i ricoveri ordinari.

Perché si, è bene ricordarlo: l’ospedale di Ischia è in sofferenza. Solo grazie ai salti mortali degli operatori sanitari che prestano servizio con grande professionalità presso l’ospedale di Lacco Ameno si riesce a fronteggiare alla centinaia di esigenze dei pazienti che ogni giorno chiedono supporto dei medici e infermieri.

Le domande però sorgono spontanee: l’installazione di una tenda è un presagio di tempi duri per l’isola d’Ischia? Naturalmente no, anzi una giusta attenzione per evitare di diffondere un eventuale contagio in uno dei luoghi più delicati dell’isola. Cosa accadrebbe se è una persona infetta da questo virus ancora così nuovo e imprevedibile dovesse venire a contatto con una persona che ha già il sistema immunitario compromesso da altre malattie? Purtroppo niente di buono. Ed è proprio per tale ragione che in questi giorni gli sforzi delle istituzioni si stanno prodigando per evitare che il contagio si diffonda. Innanzitutto per evitare che la seppur bassa mortalità dell’infezione possa mietere altre vittime, ma anche per evitare di ingolfare il sistema sanitario nazionale.

Un numero troppo elevato di pazienti, tutti nello stesso breve periodo potrebbe portare al collasso gli ospedali di tutta Italia e naturalmente anche quello di Ischia. Ed è una cosa da evitare soprattutto per i tanti altri pazienti afflitti da altre patologie che hanno bisogno di supporto medico. Supporto medico che un ospedale in via di miglioramento prevede di fornire con la massima attenzione. Pochi mesi fa, il ritorno del dottor Antonio D’Amore sull’isola ha permesso di ribadire che Ischia è una delle zone maggiormente curate dall’Asl e che grandi progetti sono previsti per migliorarne l’efficienza che rimane di ottima qualità. Non sono mancati, raccolti dal nostro giornale, attestati di stima per la grande professionalità e soprattutto profonda umanità che è possibile trovare all’ospedale A. Rizzoli di Lacco Ameno. Uno sprone questo per la dirigenza a mantenere alto il livello dei servizi. Un nuovo padiglione che aumenterebbe i posti letto di almeno trenta unità. Un risultato a cui dovremmo giungere nel 2023, se le previsioni dell’Asl dovessero essere rispettate. E si spera che l’ospedale Rizzoli possa nei prossimi anni continuare a far vedere la luce di nuovi piccoli ischitani ed evitare quindi che il centro di Ostetricia che rischia di chiudere e sulle carte d’identità potrebbe sparire così la dicitura “Lacco Ameno” dall’importante documento.

Foto Franco Trani

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