Il Rizzoli e il 2026 che inizia sotto il segno della vita
Circa 250 nati e quasi 300 interventi: il 2025 dell’ospedale isolano si è chiuso con numeri significativi. L’anno nuovo si è aperto con tre nascite nei primi giorni, tra parti spontanei e un cesareo d’urgenza. «Mantenere questi livelli, in un periodo di calo delle nascite, è già un grande risultato», sottolinea il primario di ginecologia Crescenzo Pezone intervistato da Il Golfo

All’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno sono arrivati i primi nati del 2026 e l’occasione è propizia per fare il punto con il primario di Ginecologia Crescenzo Pezone non soltanto sulle recenti nascite ma anche tracciare un bilancio dell’anno andato in archivio e ragionare in prospettiva futura. Domande alle quali il professionista non si è affatto sottratto.
È stato un 2025 importantissimo per l’ospedale di Ischia e, nei giorni scorsi, si è aperto anche un 2026 che si annuncia già come un anno di lavoro cruciale, iniziato sotto il segno delle nascite. Dottore, possiamo tracciare un bilancio: circa 250 nati e quasi 300 interventi. Che anno è stato il 2025 e che prospettive ci sono per il nuovo anno?
«È stato sicuramente un anno proficuo, nonostante le difficoltà legate alla carenza di personale medico e paramedico, in particolare nel nido. La direzione strategica e sanitaria aziendale si è impegnata molto per far fronte a queste criticità, anche se i problemi non sono ancora del tutto risolti. Nonostante ciò, possiamo dirci soddisfatti dei risultati raggiunti: circa 250 nascite e quasi 300 interventi. Sono numeri importanti e credo che il 2026 non sarà da meno».
Quali sono le aspettative per il 2026, soprattutto per quanto riguarda il numero delle nascite? Il nuovo anno si è aperto con qualche ora di ritardo rispetto alla canonica mezzanotte del 1° gennaio, ma subito con un fiocco azzurro…
«Mi auguro che quest’anno il numero dei nati possa crescere ulteriormente. Viviamo una fase storica di forte contrazione delle nascite a livello nazionale e mondiale, quindi riuscire a mantenere i livelli attuali è già di per sé un grande risultato. Il 2026 si è aperto con la nascita di un maschietto di 3,9 chilogrammi, a cui sono seguite due femminucce, Beatrice e Maria. Un inizio positivo, con una presenza femminile che sembra già voler recuperare terreno».
Queste prime nascite del nuovo anno mettono in evidenza, più che mai, l’importanza dell’ospedale Rizzoli nel suo complesso. Il primo parto, se non sbaglio, è avvenuto con un intervento d’urgenza, mentre gli altri due sono stati parti spontanei.
«Sì, il primo nato è venuto alla luce attraverso un taglio cesareo d’urgenza. Si trattava di una paziente residente a Procida che aveva iniziato ad avere perdite ematiche: si è recata immediatamente in ospedale ed è stata trasferita qui. I colleghi l’hanno assistita nel modo migliore possibile e oggi la mamma è tranquilla, ricoverata insieme al suo bambino. Le altre due mamme, invece, hanno avuto due parti spontanei e si trovano anch’esse in reparto con le loro bambine».
Quali sono le principali sfide nel gestire un punto nascita su un’isola come Ischia?
«Un punto nascita su un’isola deve essere sempre al massimo dell’efficienza. Sulla terraferma, in caso di emergenza, è spesso possibile trasferire rapidamente la paziente in una struttura più attrezzata. Qui, invece, situazioni come un distacco di placenta o altre emergenze ostetriche assumono un peso ancora maggiore e devono essere affrontate immediatamente, perché il trasferimento non è sempre possibile. La direzione è molto attenta a queste problematiche, ma purtroppo resta la carenza di personale: molti professionisti preferiscono lavorare sulla terraferma. È necessario individuare strategie per rendere l’isola più attrattiva dal punto di vista lavorativo».
Resta centrale la sfida della carenza di personale, soprattutto in un contesto insulare.
«Servono strategie per rendere l’isola più attrattiva e garantire i livelli essenziali di assistenza»
In che modo la carenza di personale incide sulla gestione dei neonati e sui servizi offerti?
«L’organico ridotto comporta spesso che molti pediatri non siano stabilmente in servizio nel reparto, ma operino come consulenti esterni. Questo può rendere più frequente il trasferimento dei neonati verso altre strutture. Il nostro appello alle istituzioni è chiaro: occorre rafforzare l’organico per garantire la massima continuità e qualità dell’assistenza».
Dottore, lei è stato riconfermato alla guida del reparto. Quali sono i suoi auspici per il futuro?
«Sono in servizio qui dal giugno 2023, quindi da circa due anni e mezzo. A fine gennaio una collega lascerà il reparto e mi auguro che venga presto sostituita, così da poter contare su un numero adeguato di operatori. Solo con un organico sufficiente possiamo continuare ad assicurare i livelli essenziali di assistenza e rispondere al meglio alle esigenze delle mamme e dei neonati».







