CULTURA & SOCIETA'

Rodolfo Valentino e “Zi Rafele” Mascolo amici per caso

Una storia che saranno i nipoti a custodirla e diffonderla a seconda dei momenti opportuni. Lo scomparso Pietro Corino artista ischitano e funzionario in pensione della Mostra d’Oltremare  a Napoli, è stato per chi scrive un amico e al contempo, una miniera di ricordi. Ce ne ha forniti tanti, negli ultimi anni, prima di lasciare questa vita terrena, raccontati a voce e scritti in maniera estemporanea su semplici foglietti di carta, alla bohèmien, come era nel suo stile di personaggio alla buona e di vasta esperienza di vita..

Nella sua lunga esistenza, ha annotato tutto e sapeva mettere da parte. Specie quando si imbatteva in personaggi particolari che gli raccontavano le proprie storie. Pietro ascoltava tutto con interesse e riportava sui suoi quaderni, un pò come gli veniva. I racconti di Zì Rafele Mascolo lo appassionavano di più, perchè erano quasi tutti riferiti ad episodi vissuti in America dove il Mascolo negli anni ‘20 viveva con la sua famiglia prima di far ritorno definitivamente nella sua Ischia Ponte. Zì Rafele, protagonista dell’ultimo episodio riportato qui di seguito da Pietro Corino, ritiratosi ormai ad Ischia, per sentirsi occupato, chiese ed ottenne di fare il sagrestano della Chiesa Cattedrale di Ischia Ponte. Quando non era impegnato col suo lavoro in chiesa, Zì Rafele di solito frequentava la bottega di barbiere di fronte, dove trovava Pietro Corino  e i suoi amici disposti ad ascoltare le sue storie di vita. Questa è una delle ultime che Pietro Corino ha trascritto sui suoi fogli volanti, passata poi a noi per tramandarla ai posteri..La riportiamo come Corino se l’è trascritta. –  “Trascorsi alcuni giorni, scrive Pietro Corino –  Zì Rafele ci raccontò un’altra bellissima storia, sempre a sfondo cinematografico. Ingaggiati da un’altra società dovettero questa volta trovarsi con il  loro boat dove si trovava imbarcato con mansioni di cuoco di bordo, fuori la Baia di San Francisco come barca d’appoggio  ad un’altra grande imbarcazione, dove si sarebbe girato un film.

Grazie alla sua arte culinaria, Zì Rafele preparava da mangiare per tutti e  riceveva in cambio sperticati elogi. Si sentiva molto orgoglioso quando gli dicevano che mai avevano mangiato tanto ben come con lui. Un giorno Zì Rafele volle preparare un suo piatto speciale “polpetielli affogati”. Ne avviò la cottura con polipi, olio, vino, peperoncino ed altri ingredienti. A mano a mano che si completava la cottura, l’odore stuzzicante raggiunse anche gli occupanti dell’altro boat  e ad un tratto si sentì chiamare: “cuoco, cuoco, cuoco!”. A chiamarlo era un giovano vestito da corsaro o pescatore antico che gli chiedeva, sempre in americano, cosa stesse mai preparando,visto che il profumo che si innalzava dalla pentola era arrivato fino alla loro barca. Mentre si adoperava a fornire le dovute spiegazioni, Zì Rafele si sentì interrompere bruscamente dal giovane che gli chiese se fosse portoghese o spagnolo. Zì Rafele pronto, gli risponde che è italiano, e viene da Ischia, una bellissima  isola del Golfo di Napoli.

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Il giovane allora con una larga risata, soggiunse che anch’egli era italiano e veniva  da Castellaneta vicino Taranto, in Puglia. Zi Rafele non ha mai sentito parlare di Castellaneta, conosce invece Taranto dove era stato da militare di mare: vi si era recato a vedere le navi nel porto e il ponte girevole. Il giovane scoppia di nuovo a ridere  ed aggiunge che lui, in compagnia di giovanissimi amici, non si recava  invece a Taranto per vedere le navi  nel porto o il ponte girevole, bensì per la quindicina di belle figliole dirette alle case di tolleranza. Anzi,  precisa che, senza qualche soldo in tasca, sebbene giovanissimi e di bella presenza, correvano il rischio di ritornare a Castellaneta a bocca asciutta, perché le padrone di quelle “case” non ne consentivano l’ingresso, se non prezzolate. Da questo scambio di battute nacque un’amicizia e a volte di pomeriggio, il giovane scendeva da Zì Rafele per chiacchierare di tante cose: dell’Italia lontana, delle traversate transoceaniche sulle belle navi, dove Zi Rafele aveva fatto in qualità di terzo cuoco una sola esperienza di cui conservava un bel ricordo, delle grandi bande musicali pugliesi che Zì Rafele aveva avuto modo di ascoltare ed appezzare durante le feste patronali di Ischia; poi di Napoli e delle sue canzoni cantate dal grande Enrico Caruso, delle opere di Giuseppe Verdi che Zi Rafele Mascolo amava tantissimo e desiderava molto avere un disco, quello grande a 78 giro del grande musicista italiano, delle specialità della sua Ischia come il vino cotto di cui Zi Rafaele disponeva nella sua casa di San Pedro,  qualche bottiglia che gli avevano mandato dall’Italia,e di tante altre cose. Ormai tra Zi Rafele e il giovane attore, era nata una discreta amicizia. Per questo il Mascolo dall’animo generoso pensò di privarsi di una di quelle poche bottiglie di vino cotto che conservava in casa per regalarla al giovane amico. Durante il loro conversare nei momenti di pausa, non si parlava mai di cinema, né il giovane gli aveva mai  rivelato il suo nome di attore cinematografico. Un bel giorno Zì Rafele dovette recarsi d’urgenza a San Pedro dove poi venne ripreso dal suo boat.

Appena a bordo, il comandante che gli voleva bene, lo chiamò in cabina e gli mostrò quattro bottiglie di vino pugliese, Un disco 78 giri delle opere di Giuseppe Verdi edizione La Voce del Padrone  e una manciata di dollari lasciatagli dal giovane amico. Ben sapendo che Zì Rafele ne ignorava l’identità, il comandante gli mostrò un giornale che parlava dello sconosciuto. Si trattava nientemeno che di Rodolfo Valentino, il famoso bell’attore del cinema americano. E quando più tardi, sempre il comandante, gli mostrerà  il giornale che riportava la notizia  della morte  prematura del giovane attore, Zì Rafele si commosse molto e non riusciva a mandar giù quella brutta notizia  che riguardava il suo amico e la  giovane vita spezzata  nel fulgore della sua giovinezza e dell’ attività di artista nel cinema così amato dalle donne e stimato da chi lo conosceva. Zì Rafele si sentì talmente toccato da quella perdita che lo sconvolse. Più volte si recava in chiesa per pregare per l’anima di quello sfortunato giovane che aveva conosciuto al largo di San Francisco in California sulla barca dove lavorava da cuoco alle dipendenze  della troupe cinematografica. I parenti di San Pedro, dove al quel tempo Raffaele  Mascolo viveva con la famiglia, avendo saputo della singolare avventura  vissuta dal loro Zi Rafele, lo vollero condurre a Los Angeles dove gli fecero  vivere l’emozione di vedere sullo schermo due film in cui Rodolfo Valentino era protagonista e che Zì Rafele aveva conosciuto, senza  sapere chi realmente fosse.    

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                                                                                            antoniolubrano1941@gmail.com

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