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Rumena truffa ischitano, denunciata dalla polizia

Nella giornata odierna personale della locale Polizia di Stato capitanata dal Dirigente Dott. MANNELLI ha deferito all’ A. G. una donna di nazionalità Rumena “P.A.D.Cl.87” e residente in Genova  in quanto resosi responsabile del reato di truffa nei confronti di un cittadino isolano, tale P.F. cl.69.

DESCRIZIONE DEI FATTI :

Il denunciante si presentava presso questi Uffici poiché a suo dire era stato vittima di una truffa, in quanto, mentre navigava sul sito internet denominato “SUBITO.it”, la sua attenzione era attirata da un annuncio avente per oggetto la vendita di un computer notebook marca Apple modello Mac Book Pro messo in vendita per la cifra di euro 1450,00 + sp.sp.. Interessato all’acquisto dell’oggetto, il P.F. contattava il venditore e contrattava l’acquisto di detto oggetto previo versamento da accreditare su di un IBAN della ING Direct Bank  a favore di una terza persona corrispondente ad una tale T.G. (identità rubata, in quanto la persona è risultata essere vittima prima del furto del proprio documento di identità, poi della propria identità, in quanto è stata sostituita la foto dal proprio documento, sostituita con quella della P.A.D.) ..

Effettuato quindi il pagamento concordato, il P.F.  comunicava alla venditrice, a mezzo messaggio privato utilizzando l’applicazione Whatsapp, l’avvenuto pagamento.

Dopo circa dieci giorni in attesa di ricevere quanto acquistato, lo stesso, contattava il venditore alla utenza dal quale erano intercorsi i messaggi tra le parti al fine di ricevere notizie in merito a tale ritardo, ricevendo come risposta la merce sarebbe stata consegnata nel più breve tempo possibile. Nonostante poi i successivi  ed inutili tentativi da parte del P.F. a contattate il venditore, e non avendo  alcuna risposta e/o ricevuto alcun rimborso, e, ritenendo di essere stato truffato, si dirigeva presso questi Uffici di Polizia per formalizzare quanto accaduto.

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Gli accertamenti esperiti sulla titolarità dell’Iban ove avvenuto l’accredito facevano emergere le generalità della denunciata, genuinità della identità del reo, confermata dai documenti forniti alla banca per aprire il conto corrente e dal preposto Ufficio anagrafe genovese, ove la stessa risiede. Inoltre,  gli accertamenti svolti relativi al titolare della utenza telefonica mobile dal quale sono intercorsi gli accordi di compravendita tra le parti hanno fatto emergere i medesimi dati anagrafici del titolare della  persona su identificata.

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Pertanto la donna veniva deferita all’A.G. per il reato di truffa nei confronti del P.F.

 

 

 

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