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Ruspe a via Calosirto, il giorno dopo è quello della rabbia

L’avvocato Francesco Anastasio, che aveva presentato l’istanza di autodemolizione rigettata, scrive al procuratore Cilenti: “In questa vicenda non si è amministrata la giustizia, ma continuerò a crederci”. Gino Di Meglio, invece, esterna la sua amarezza in una lettera al ministr Cartabia

Il giorno dopo, sull’isola d’Ischia, è quello della rabbia. La devastazione, o meglio vandalizzazione, della casa di Domenico De Siano in via Calosirto a Forio, la cui demolizione è inesorabilmente iniziata nel pomeriggio di ieri, ha davvero suscitato un sentimento di indignazione verso quanto perpetrato a danno di una coppia di coniugi rimasti dalla sera alla mattina senza un tetto sulla testa. E non è soltanto l’opinione pubblica (almeno quella di casa nostra, chi sta fuori dall’isola e non ha capito di cosa di parla continuerà a pensare che da queste parti albergano delinquenti e camorristi) ad alzare la voce e manifestare la propria contrarietà, ma anche gli addetti ai lavori. L’avvocato Francesco Anastasio, che ha presentato l’istanza di autodemolizione poi respinta dal sostituto Giovanni Cilenti, non ce l’ha fatta a rimanere in silenzio dinanzi a quanto accaduto ed ha indirizzato una nota al procuratore che non ammette repliche ed è assolutamente chiara nella forma e nei contenuti.

Anastasio
Anastasio: “I lavori non erano assolutamente iniziati allorquando ho inviato la istanza e di ciò me ne sono accertato personalmente, poichè ero in contatto costante con il mio assistito ed ho constatato che le numerose Forze di Polizia presenti in loco attendevano un cenno dalla Procura”

Anastasio esordisce scrivendo: “Ill.mo sig. Procuratore Generale, sento il dovere morale di scriverLe per esternare il mio stupore dalla lettura di quanto da Lei vergato nel rigettare la istanza di autodemolizione da me inviata. In primo luogo giova sottolinare che dal colloquio con la S.V. intercorso con il sottoscritto nella giornata del 25 marzo u.s., avevo preannunciato l’inoltro della istanza non appena avessi ricevuto la intera documentazione. In secundis, e venendo ai fatti odierni, i lavori non erano assolutamente iniziati allorquando ho inviato la istanza e di ciò me ne sono accertato personalmente, poichè ero in contatto costante con il mio assistito ed ho constatato che le numerose Forze di Polizia presenti in loco attendevano un cenno dalla Procura Generale della Repubblica, in quanto tutti i presenti erano consapevoli che la demolizione non era ancora iniziata per cui nulla c’era da interrompere in attesa delle decisioni della S.V. Infine, e mi consenta lo sfogo personale, leggere che non vi sarebbe certezza che il sottoscritto sia o meno effettivamente stato nominato dal sig. De Siano ebbene mi amareggia e contestualmente mi indigna per due ordini di ragioni e segnatamente la nomina è corredata dal documento di identità con file nativo PDF non modificabile e non sussiste alcun obbligo nel difensore di autenticare la sottoscrizione. In questo senso è la costante giurisprudenza della Suprema Corte che la S.V. conosce sicuramente meglio di me, alla stregua della quale la dichiarazione di nomina del difensore di fiducia prevede formalità semplificate e, mentre è imprescindibile il minimum della sottoscrizione dell’indagato o dell’imputato, attesa l’importanza e la delicatezza dell’incarico conferito, non è richiesta l’autenticazione della sottoscrizione dell’imputato o indagato, neanche se l’atto viene trasmesso con raccomandata». Che poi il documento scannerizzato non risulti leggibile, francamente mi sembra oggettivamente non veritiero”. La conclusione è tanto eloquente quanto telegrafica e davvero sintetizza il pensiero di Anastasio (e forse non solo il suo): “Oggi non si è amministrata la Giustizia, ma io continuerò a crederci”.

Gino Di Meglio
La delusione di Gino Di Meglio: “Un avvocato non dovrebbe porre certe domande, ma prima che avvocato sono un cittadino che vuole continuare a credere nelle istituzioni e nella giustizia”

Se Anastasio ha scritto a Cilenti, l’avvocato Gino Di Meglio ha invece inoltrato una lettera aperta al ministro della Giustizia Marta Cartabia, anche questa tutta da leggere. Scrive il noto professionista isolano: Illustrissimo Signor Ministro, sono un avvocato che esercita la professione fin dal 1985 e che vive e lavora ad Ischia, uno dei sei comuni dell’isola d’Ischia. Alcuni giorni fa ho ascoltato e plaudito la Sua risposta in occasione dell’interrogazione a risposta immediata degli Onn.li Spena e Sarro (FI) per la presa di coscienza di un problema dalle vaste dimensioni che investe un numero considerevole di persone. Ella ha testualmente riferito: ‘È nell’ambito della procedura esecutiva che debbono assumere rilievo le istanze di carattere individuale, come per esempio quelle delle persone sprovviste di alloggio alternativo, che dovranno essere valutate accuratamente dalle autorità competenti e in primo luogo dall’Autorità giudiziaria, caso per caso. È infatti dall’analisi delle singole, specifiche situazioni che possono emergere situazioni di insuperabile necessità a cui dovrà essere dato adeguato rilievo, individuando di volta in volta le soluzioni appropriate. Tali specifiche problematiche sembrano invece assai difficilmente declinabili nel quadro di un intervento normativo o comunque di carattere generale’.

Gino Di Meglio poi aggiunge: “Ora è che sull’isola d’Ischia, nel comune di Forio, il PM ha da poche ore dato esecuzione ad una ingiunzione di demolizione emessa a seguito di una sentenza di condanna di circa 14 anni orsono, che ha ad oggetto l’unica casa di abitazione del un nucleo familiare del Sig. De Siano. Dalle dirette dei media locali, ho potuto assistere alle ‘operazioni’ di demolizione iniziate subito dopo aver ottenuto l’esito negativo del tampone che era stata praticato alla moglie dell’esecutato, per sospetto COVID. Ed ho appreso anche che il PM ha respinto l’istanza di autodemolizione che l’esecutato aveva presentato. Non a caso ho riportato tra le virgolette il termine operazioni, in quanto, alle stesse era addetto un solo operaio con un piccone che aveva ricevuto l’ordine di “vandalizzare” con colpi di piccone l’abitazione. E’ evidente che non era ancora tutto pronto ma si “aveva fretta” di iniziare. Lei prima di essere Ministro ha presieduto la Corte Costituzionale con grande senso di equilibrio e competenza. Presidio irrinunciabile del rispetto dei diritti di tutti noi cittadini Italiani. E, Le ripeto, ho apprezzato molto, anche pubblicamente, il Suo intervento al question time, per il garbo, lo stile ed il senso di responsabilità nell’assumere piena consapevolezza di un problema. Le chiedo ora: se un Magistrato omette di effettuare la ‘valutazione accuratamente caso per caso’, come da Lei indicato, incorre in sanzioni? E quali rimedi possono essere esperiti dall’esecutato vittima dell’omessa comparizione? Lo so, sono domande che un Avvocato non dovrebbe porre, ma prima che Avvocato sono anche un cittadino che vuole continuare a credere nelle Istituzioni e nella Giustizia. La ringrazio della risposta che vorrà fornirmi”.

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