POLITICA

LA SVOLTA Salario minimo negli appalti campani, sorride Caredda

L’introduzione del salario minimo di 9 euro negli appalti regionali della Campania rappresenta «una scelta attesa da anni e un segnale politico forte e chiaro». A dichiararlo è Ferdinando Caredda, coordinatore regionale campano dell’Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali, che accoglie con soddisfazione la prima delibera di giunta del presidente della Regione Campania, Roberto Fico. Secondo Caredda, la decisione della Regione segna un passaggio rilevante nelle politiche del lavoro e dimostra che la Campania «sta facendo la sua parte». Al tempo stesso, il provvedimento rilancia la necessità di un intervento più ampio: «Ora è indispensabile che anche il Governo si assuma la propria responsabilità e introduca il salario minimo a livello nazionale, per garantire gli stessi diritti e le stesse tutele a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, indipendentemente dal territorio in cui vivono o lavorano».

La misura, sottolinea il coordinatore regionale, ha un impatto concreto sulla vita di migliaia di persone e si inserisce in una battaglia più ampia per la dignità del lavoro. In Campania, infatti, il lavoro nero e lo sfruttamento non rappresentano più episodi isolati, ma fenomeni strutturali che attraversano settori chiave come agricoltura, turismo, ristorazione, servizi e logistica. In molte aree della regione, lavorare significa ancora accettare paghe molto basse, orari privi di regole e contratti irregolari o inesistenti. Caredda riferisce di incontrare quotidianamente lavoratori pagati 3 o 4 euro l’ora, spesso in contanti e senza alcuna tutela. «Sono storie che raramente finiscono sui giornali – afferma – ma che raccontano meglio di qualsiasi statistica lo stato reale del mercato del lavoro in Campania». In questo contesto, il salario minimo viene indicato come uno strumento concreto di contrasto allo sfruttamento. Pur non risolvendo tutte le criticità, afferma un principio chiaro: sotto una certa soglia il lavoro non è accettabile. Caredda evidenzia inoltre la necessità di affiancare al salario minimo controlli più efficaci, ispettorati del lavoro rafforzati e una lotta incisiva contro caporalato e false forme di lavoro autonomo. Senza una soglia minima di tutela, avverte, ogni politica di contrasto rischia di rimanere fragile. Caredda considera il provvedimento l’inizio di un percorso più ampio fondato su stabilità, sicurezza, formazione e diritti, elementi ritenuti indispensabili per uno sviluppo che non lasci intere fasce della popolazione in una condizione di precarietà permanente.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllare Anche
Chiudi
Pulsante per tornare all'inizio