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Salute del bambino, Parisi: «Troppa disinformazione, conta la realtà scientifica»

Gianluca Castagna | Lacco AmenoBasta poco. Un piccolo oggetto di plastica, un boccone troppo grande da inghiottire, una nocciolina o una caramella andata di traverso. Un attimo di distrazione e il bambino resta senza fiato. Un pericolo sottovalutato, quello del soffocamento, mentre una manovra ben eseguita potrebbe salvargli la vita. E’ quello che è stato illustrato quasi un mese fa, in Piazzetta San Girolamo a Ischia, in occasione di una giornata che la Società di medicina d’emergenza e urgenza pediatrica (Simeup) ha voluto organizzare in oltre 60 piazze italiane per informare (e formare) genitori, nonni e insegnanti sulle manovre da attuare sul bambino in caso di ostruzione delle vie respiratorie da corpo estraneo. A occuparsene è stato il dottor Giuseppe Parisi, Direttore del reparto di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno. Camice bianco, voce pacata e sobria, idee chiare. Perché la pediatria, oltre alla salute del bambino, è una professione che deve considerare sempre la relazione tra tutti gli attori in scena. «Il pediatra sta sempre dalla parte del bambino» ci dice subito. «Una sorta di advocate che ha il compito di difendere un essere indifeso anche dai suoi genitori e da scelte sbagliate che non tutelano la sua vita e la sua salute». Parola dopo parola Parisi ci porta nel suo mondo, fatto anche di pareti colorate e sorrisi, ma soprattutto di patologie, medicina, famiglia e Sanità italiana. Compresa la questione dei vaccini, una delle più spinose e discusse degli ultimi anni.
La manovra di disostruzione può salvare la vita di un bambino (foto terza)Una Manovra per la Vita. Appuntamento anche a Ischia per spiegare a genitori e mondo adulto come aiutare i bambini in caso occlusione delle vie respiratorie e soffocamento. Perché una giornata dedicata a questa problematica?
«Nei paesi industrializzati la causa maggiore di mortalità nell’età infantile è rappresentata dagli incidenti. Nei bambini piccoli, fino a quattro anni, l’incidente più frequente è il soffocamento. Un caso su quattro. Le statistiche ci dicono inoltre che ogni anno, in Italia, fino a 30 bambini muoiono soffocati per l’ingestione di corpi estranei. Ora, quando un bambino rischia di soffocare, gli altri sono spaventati, guardano ma non sanno cosa fare. Oppure tentano maldestramente di togliere l’oggetto che ostruisce la gola ma rischiano di infilarlo ancora più giù. Di recente ho letto che una famiglia di ritorno dalle vacanze si era fermata all’Ikea, in Puglia. Pranzano e in un attimo di distrazione il bambino prende una polpetta dal piatto del padre, provando a ingerirla. Inizia a soffocare. C’erano oltre 400 persone, in quel luogo. Compresi due medici. Nessuno ha fatto nulla. Quel bambino ha subìto un grave danno cerebrale in conseguenza del quale è morto. La manovra di anti-soffocamento non garantisce la salvezza al 100%, ma fornisce i principi per sapere cosa fare senza farsi prendere dal panico. In quella domenica mattina, in Piazzetta, abbiamo illustrato le manovre salva-vita attraverso dimostrazioni ed esercitazioni pratiche. Un piccolo gesto consapevole può salvare la vita di un bambino».
Cosa bisogna fare di fronte a un bambino che sta soffocando?
«La prima cosa è chiamare il 118. Invogliarlo a tossire è importante perché il bambino potrebbe espellere da solo l’oggetto. Facendogli aprire la bocca si può capire se il corpo estraneo è affiorante. Ma la manovra di rimozione va fatta con estrema cautela, il rischio è spingerlo più in basso. Se il bambino diventa cianotico, o non respira, oltre a chiamare il 118, è opportuno iniziare le manovre di disostruzione. Non sono difficili. E’ accaduto che un bambino abbia salvato un suo coetaneo che stava per soffocare, perché sapeva cosa fare. Le manovre, naturalmente, cambiano a secondo dell’età del bambino, ecco perché puntiamo a diffondere la conoscenza soprattutto in quella fascia di popolazione a cui ogni giorno è affidata la vita dei nostri figli».
Che attenzione c’è stata da parte della comunità isolana verso questa iniziativa?
«Sono molto deluso. Nonostante tanta informazione, locandine, allerta nelle scuole, la risposta è stata inadeguata. In piazza la gran parte degli intervenuti era composta da turisti. Maestre poche o nulla, genitori pochi. La casa e la scuola dovrebbero essere i luoghi più sicuri per i nostri bambini, eppure proprio in questi ambienti si verificano la maggior parte degli infortuni infantili. L’anno scorso è andata un pochino meglio, ma l’indifferenza è ancora tanta. Con me c’erano la dott.ssa Pisani, l’infermiera Laccetto e il dott. Andrea Manzi, il massimo esperto nella Regione Campania di emergenza e urgenza in età pediatrica. Eppure la risposta è stata assai deludente. A questo punto non so se l’anno prossimo la rifaremo».
Quali sono gli oggetti più pericolosi che possono condurre un bambino al soffocamento?
«Un esempio molto banale. Ha presente il rotolo della carta igienica? Al centro c’è un tubo di cartone. Tutto ciò che passa in quel tubo può soffocare un bambino. Non può immaginare quante cose un bambino può ingerire che finiscono, anziché nell’esofago, nella trachea. Con effetti devastanti. Anche cibi commestibili. Le mozzarelle, per esempio».
A proposito di alimentazione, com’è la situazione isolana in merito a disturbi alimentari quali l’obesità?
«L’obesità infantile esiste ed è in aumento soprattutto nelle classi sociali meno abbienti. E’ un grosso problema, ma tenga presente che la terapia dell’obesità per un bambino non è una cosa semplice. Il bambino non capisce il senso della dieta. Per lui la mamma che non gli vuole dare il dolce viene vissuto come un castigo, una punizione. Far dimagrire un bambino obeso è una delle cose più difficili. Quando le mamme si lamentano che i propri figli mangiano solo schifezze, di solito replico: chi le compra le schifezze al supermercato, vostro figlio?».
E’ necessaria più attività fisica?
«I bambini si muovono, non è la scarsa attività fisica che li fa ingrassare. Certo, potrebbero muoversi di più. Noi andavamo a scuola a piedi, oggi le mamme pretendono di accompagnarli quasi in aula. Hanno mille paure».
Sono paure giustificate o no?
«In linea di massima sono ingiustificate. Solo che oggi c’è più comunicazione, più informazione, i genitori conoscono tutti i rischi. La paure aumentano soprattutto verso il figlio unico, su cui si concentrano tutti i timori e le insicurezze dell’adulto. Si è certamente più sensibili ai pericoli, anche se i pericoli non sono cambiati nel corso del tempo».
Si è mai confrontato con dei genitori vegani?
«L’alimentazione vegana non è compatibile con la razza umana. Siamo nati carnivori. La nostra bocca somiglia più a quella di un lupo o una tigre anziché a quella di un bovino. Una componete essenziale della nostra alimentazione sono le proteine, e gli aminoacidi essenziali che non produciamo e non sono presenti nei vegetali. Dobbiamo necessariamente trarli dal muscolo di altri animali. Penso non sia giusto che i genitori impongano ai bambini un’alimentazione vegana. Quando saranno adulti, sceglieranno loro come alimentarsi».
Il dott. Giuseppe Parisi, primario di Pediatria all'Ospedale Rizzoli (foto quarta)Questione vaccini. In calo su tutto il territorio nazionale. Tanto che il Ministero della Salute ha lanciato l’allarme: ci sono bambini destinati a morire. Da dove nasce e come si combatte queste crescente diffidenza verso un presidio sanitario fondamentale per la salute che pure ha contribuito a debellare diverse malattie?
«I vaccini rappresentano il progresso più grande che ha compiuto la scienza medica. Hanno consentito, unica forma di terapia, di vincere alcune malattie. Nel senso che, solo grazie ai vaccini sono scomparse. Le vaccinazioni sono utili e necessarie, quindi è giusto che l’Ordine dei medici sanzioni coloro che sostengono il contrario. Perché ci sono, purtroppo. La diffidenza nasce dal web, dalla cattiva informazione, dalla superficialità con cui si approccia la questione. Oggi su internet si trova tutto e il contrario di tutto. Un qualsiasi cretino può scrivere qualsiasi cosa. Molti anni fa un medico inglese, di cui mi rifiuto di fare il nome, pubblicò sul settimanale inglese The Lancet, una delle migliori pubblicazioni scientifiche in circolazione, un articolo in cui metteva in relazione il vaccino antimorbilloso con l’insorgenza dell’autismo. L’articolo fu poi vagliato da esperti e ritenuto non credibile. I dati erano stati falsificati e l’ordine dei medici radiò l’autore. The Lancet, per la prima volta nella sua storia, ha ritirato l’articolo. Successivamente è stato condotto uno studio rigorosissimo per verificare l’incidenza dell’autismo tra bambini vaccinati e non vaccinati. Bene, non c’era nessuna differenza. Sulla salute pubblica occorre essere rigorosi e usare fermezza. Informazioni giuste, adeguate, serie e credibili. In rete non è possibile farsi un’idea, perché la rete è priva di ogni solidità scientifica e credibilità. Ma le vaccinazioni hanno anche un altro nemico».
Quale?
«Le vaccinazioni stesse. Potrebbe sembrare paradossale. Poiché i bambini con la poliomielite non li vediamo più, poichè i bambini che muoiono più di difterite, pensiamo che queste malattie non esistano. Ma nei paesi dove le vaccinazioni non ci sono, la gente continua a morire di tetano, ad esempio. Si muore. Noi dobbiamo capire che la vaccinazione ci salva la vita. Voglio portare l’esempio di Bebe Vio, campionessa paralimpica e mondiale di fioretto individuale. Lei stessa ha confessato di non essere stata vaccinata contro le meningite e ora ne paga le conseguenze».
Cosa sente di dire ai genitori che hanno scelto di non vaccinare i propri figli?
«Di informarsi da un vero medico. E non ragionare pensando che non accade nulla al proprio figlio perché in fondo gli altri sono tutti vaccinati. Quando questo ragionamento si estenderà, le malattie rischieranno di ritornare. Ho avuto piccoli pazienti, anche a Ischia, con encefalite da morbillo, come da cerebellite da varicella. Non dobbiamo illuderci di aver debellato tutte le malattie. Ci siamo riusciti col vaiolo, e infatti non si vaccina più. Ma per tutte le altre malattie, non bisogna abbassare la guardia. Quando si sceglie di non vaccinare il proprio figlio, si favorisce la circolazione di una malattia che potrebbe essere pericolosa per altri. Il vaccino ha anche una valenza sociale».
Per questo il rispetto del calendario vaccinale deve essere rigoroso? Cosa accade se si vaccina un bambino dopo i tre o i quattro anni?
«Il calendario vaccinale non nasce dalla mente del pediatra per libera scelta. Viene da un panel di esperti che studiano e spiegano i problemi. Prendiamo la vaccinazione per la pertosse, una malattia molto fastidiosa che nel bambino al primo anno di vita può essere mortale. Anzitutto è opportuno fargli un vaccino una volta compiuti i due mesi. Dopo, corre rischio il prenderla e morire. Ancora: cosa succede se un bambino che non è stato vaccinato, prende la pertosse dopo i tre, quattro anni ed entra in contatto con un cuginetto appena nato e gli trasmette, anche attraverso un semplice bacio, il virus? Si rende conto del pericolo?».
Com’è il rapporto tra il mondo della pediatria e le famiglie isolane?
«A volte buono, a volte cattivo. Tenga presente che, almeno qui in ospedale, arrivano casi di emergenza, di stress, le famiglie sono già molto preoccupate, agitate, perché bisogna fronteggiare un’emergenza, quindi qualche volta possono esserci frizioni. Sempre superabili».
Vaccini-Falsi_miti_64x88-testobreve.inddDa un punto di vista legislativo cosa potrebbe essere modificato per permettere ai pediatri di operare al meglio?
«E’ una domanda difficile, rischierei di darle una risposta perentoria, al limite dell’autoritarismo. Però davvero, sulle vaccinazioni sono inflessibile. Oggi non si può consentire che bambini non vaccinati frequentino bambini vaccinati. I genitori non possono e non debbono mettere a rischio la salute dei propri figli. Il legislatore regionale potrebbe stabilire che chi non è vaccinato non può frequentare gli asili pubblici».
Non si tratta di una scelta discriminatoria?
«Non è una discriminazione. Non si tratta di scuola dell’obbligo, e ad ogni modo richiedere i certificati di vaccinazione per l’ammissione alla scuola materna non significa negare il diritto alla socializzazione e all’istruzione, ma stabilire una regola che protegge tutti i bambini. La vera discriminazione la fanno i genitori nel momento in cui si prendono la responsabilità di non vaccinare il proprio figlio. Come chi sceglie la medicina omeopatica. Il bambino è un essere indifeso, che dovrebbe essere tutelato dai suoi genitori. Quando non accade, deve intervenire lo Stato, esattamente come interviene ogni volta che le figure genitoriali non sono in grado di provvedere alla cura e alla tutela del piccolo».
E’ vero che l’autismo è una patologia in forte aumento?
«Purtroppo sì. E le cause sono ancora sconosciute. Un fatto è certo: viviamo in un ambiente profondamente diverso dagli anni ‘40 e ’50. Ci sono pesticidi, antibiotici nelle carni, mercurio nei pesci, beviamo latte che non si sa da dove viene. Ecco, sarebbe più opportuno indagare sui fattori ambientali anziché dare credito a fantasie prive di ogni fondamento scientifico come quella sulle vaccinazioni».
Virus influenzali? Gli antibiotici non servono (foto quinta)Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, impazzano eserciti di virus. Cosa vogliamo dire alle mamme isolane? Qual è l’errore più comune che fanno e quando devono rivolgersi al presidio ospedaliero?
«Tranne che per le vere emergenze, l’ospedale deve essere considerato solo in seconda battuta. Ogni bambino ha il suo pediatra, che conosce la sua famiglia, sa perfettamente se il suo piccolo paziente può essere curato a casa oppure deve essere condotto in ospedale. Ora, poiché nella maggior parte dei casi le malattie dei bambini hanno origine virale, inviterei i genitori a essere molto parchi nell’uso degli antibiotici. Non funzionano contro i virus. L’eccesso di utilizzo di antibiotici ha condotto di recente all’isolamento di batteri multiresistenti, che non rispondono più a nessuno degli antibiotici conosciuti. Se non ci sono sintomi di malattie particolari, è consigliabile attendere almeno 48, o anche 72 ore, prima di preoccuparsi sul serio. Per la febbre usate il paracetamolo o l’ibuprofene. L’antibiotico non serve. In medicina le cose inutili o superflue sono sempre dannose. Il rischio è trovarsi in futuro davanti a stafilococchi e streptococchi multi resistenti».
Uno scenario da incubo.
«La buona notizia c’è. Il partito delle mamme isolane che ci chiedono se è il caso o meno di usare gli antibiotici, è sempre più grande».

 

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