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Salviamo la spiaggia della Pagoda, l’appello corre sul web

Di Isabella Puca

Ischia – “Tutti insieme salviamo la spiaggetta della Pagoda”. È questo l’appello affidato al web da Giovanni Tufano che ha chiesto la mano di tutti per salvare uno degli ultimi tratti di arenile libero presente sulla nostra isola. Sono in molti a frequentare quella piccola spiaggetta incastonata nel porto d’Ischia, in particolar modo tutti coloro che sono residenti sulla riva sinistra del porto. Particolarmente adatta alle famiglie con bambini per la profondità dell’acqua che varia dai 20 a 30 cm circa, dalla spiaggia della Pagoda, via mare, si raggiunge facilmente l’altro punto storico della costa, “Zì Maddia”, dove c’era una volta il vecchio cantiere navale gestito da Cesare Mellusi e figli. Sovrastante il cantiere, sul lato ovest, una volta cerano i resti delle vecchie fornaci. «Proprio a Zì Maddia, – scrive Tufano – ho trascorso la mia infanzia in quanto, nell’abitazione alle spalle del cantiere Mellusi, vi abitavano i miei nonni; in quella casa era nato mio padre. Sono tanti i bei ricordi estivi della mia infanzia trascorsi a Zì Maddia; mio padre mi raccontava che quando lui era piccolo il tratto di foce di Zì Maddia era collegato al porto costeggiando la proprietà del Conte Camerini». Il Tufano, nello scritto affidato al social network tira in ballo la raccolta firme iniziata da Luciano Venia  per la riapertura della vecchia foce del porto, oggi pavimentata e in parte occupata dal Residence Pagoda in possesso di concessione demaniale, «forse l’amico Luciano, – continua Tufano – non si è reso conto che tale operazione non è più fattibile per i seguenti motivi: sessant’anni fa il nostro Porto d’Ischia non era così inquinato come lo è oggi,  sessant’anni fa nel Porto d’Ischia c’arano i ragazzi che si facevano anche il bagno e oggi riaprire la foce del Porto d’Ischia, collegandola a Zì Maddia, significa inquinare volutamente tutta la conca marina naturale compresa tra il tratto di costa che va dalla spiaggia libera (ancora per poco) della Pagoda fino a Zì Maddia. Questo provocherebbe un danno per la balneazione di tutta la zona e per la gente comune che d’estate la frequenta». Dunque il Tufano si è schierato dalla parte dei no rispetto a chi vorrebbe riaprire la foce del porto, individuandone soltanto danni dovuti all’inquinamento di un tratto di mare attualmente tra i più puliti della costa della nostra isola. «L’estate scorsa c’è stato un primo tentativo di allontanare la gente da un tratto di spiaggetta formatasi da sola tra la discoteca Jane e Zì Maddia, con la scusa che c’era un pino pericolante sul lato sud ovest del Jane, dopo otto mesi il pino è ancora lì». Da qui, dunque, l’idea di Giovanni Tufano che, insieme  agli amici del Meetup amici di Beppe Grillo Ischia, si attiverà  per fare una raccolta firme e far sì che la spiaggia della Pagoda resti libera e a servizio dei cittadini. «Impediremo con tutte le forze, alla nostra amministrazione comunale che non ha a cuore l’interesse della collettività, ma solo quelli personali, di privatizzare la spiaggia. Ci attiveremo anche a costo di arrivare a Roma per chiedere aiuto ai parlamentari del nostro M5S, come è stato fatto per la salvaguardia dei Pilastri, dove è nella fase finale la preparazione dei volantini per la raccolta firma per l’interrogazione parlamentare. C’è poco tempo perché, secondo voci di popolo, ci sono già delle manovre in atto per la privatizzazione della spiaggia della Pagoda».

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