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Salvini e gli abusi edilizi: «Disposto a ragionare sul pregresso, poi stop»

ISCHIA. Si è presentato all’appuntamento puntuale come un orologio svizzero (e risparmiatevi le battute sulla scarsa attitudine alla puntualità del meridione, vista l’occasione sarebbe a dir poco fuori luogo). Il leader della Lega Nord e aspirante premier, Matteo Salvini, ha varcato la soglia del Regina Isabella alle ore 11. Un saluto veloce con i sindaci di Casamicciola e Lacco Ameno – Giovan Battista Castagna e Giacomo Pascale – che lo attendevano unitamente a svariati cronisti di testate locali, regionali e nazionali. Direzione zona rossa, che Salvini ha raggiunto a bordo di un taxi. Non prima di aver risposto ad una serie di domande dei giornalisti, che hanno spaziato su vari temi, tra governo, terremoto, abusivismo edilizio, reddito di cittadinanza, rapporti con i Cinque Stelle e quant’altro.

In questi giorni tutte le attenzioni sono focalizzate sulla composizione del nuovo governo. Lei ne sosterrebbe volentieri uno che si proponga cosa?

«Personalmente, sarei disposto a sostenere un governo che parta dal programma di centro destra, che è la coalizione che ha vinto le elezioni: dunque che preveda la cancellazione della Fornero, la riduzione delle tasse, un maggior controllo dei confini e l’espulsione dei clandestini. Per il resto sono anche disposto a ragionare di redditi di inclusione e cittadinanza, prestito per l’introduzione al mondo del lavoro e altro: ripeto, possiamo ragionare di tutto, a patto che si parta dal voto degli italiani».

I numeri per trovare la quadratura del cerchio ci sono?

«Intanto, mi piace sottolineare che i lavori in parlamento sono partiti subito, senza litigi e settimane di attesa e soprattutto coinvolgendo tutti. Questa è una bella soddisfazione, laddove si consideri che la Lega ha svolto un ruolo di mediatore e ha ceduto il passo ad altri. Speriamo che succeda lo stesso anche per il governo, nel frattempo che dire: i numeri per adesso non ci sono, tra qualche giorno speriamo di sì» .

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Lei è ad Ischia, in una realtà profondamente scossa e ancora segnata dal maledetto terremoto dello scorso 21 agosto.

«Ecco, adesso cerchiamo di capire come ridare una casa e un lavoro alla gente e non soltanto agli isolani ma anche a marchigiani, abruzzesi e laziali che soffrono da troppo tempo. Per il governo se ne parlerà dopo Pasqua».

Non tutti vogliono Berlusconi, come la mettiamo?

«Non è che ci si possa sedere a un tavolo di trattative dicendo cose del tipo “tu non mi piaci, vai via”. Si parte dai progetti, non dalle persone e dai premier. Bisogna parlare di problemi come tasse, lavoro, sicurezza. Io per la verità sono preoccupato perché per il terzo giorno consecutivo c’è stato un blitz antiterrorismo islamico in Italia, non vorrei che qualcuno avesse sottovalutato il problema. Mi auguro di non diventare un nefasto profeta, ma quando chiedevamo maggiori controlli e verifiche e soprattutto espulsioni dicevano che seminavamo odio e paure. Io credevo che questa paura fosse più che giustificata, detto questo abbiamo delle forze dell’ordine all’altezza… e con Di Maio ci sentiamo dopo Pasqua».

A cosa ambisce, in tutta sincerità?

«La mia ambizione, il mio onore sarebbe quello di poter rappresentare tutti gli italiani facendo il Presidente del Consiglio. Però a me interessa lavorare per l’Italia, dunque non è certo una pregiudiziale. Qualcun altro magari dice “o io o il diluvio”, io non ho l’arroganza di sostenere una cosa del genere ma se me lo chiedete rispondo senza indugi: sì, mi sento pronto. Con i Cinque Stelle stiamo ragionando, se poi questo ragionamento andrà lontano senza fermarsi, non sono in grado di dirlo adesso. L’importante, lo ripeterò fino alla noia, sono le cose da fare».

C’è chi sostiene che lei abbia fatto un passo indietro in sede di centro destra per quanto riguarda le cariche istituzionali.

«Certe cose si fanno per far partire i lavori e non perdere tempo inutilmente. Se avessimo ragionato con i sistemi della vecchia politica allora la Lega – con i voti che ha preso – avrebbe collezionato presidenti, vicepresidenti, questori, vicequestori, insomma a quest’ora saremmo ancora lì a litigare. Siccome la Lega non fa politica per un presidente o un questore in più, ecco che abbiamo deciso di dare un’accelerata».

Si potrebbe malignare che lei ambisse a diventare premier.

«Beh, veramente questa è una cosa che hanno chiesto gli italiani votando centro-destra come prima coalizione di tutto il paese e quindi con la Lega che è stato il partito più gettonato della predetta coalizione credo che i conti siano presto fatti».

Torniamo all’isola e ai terremotati. La questione è complessa, non è certo un problema di fondi, o almeno non soltanto di quelli.

«Spesso in Italia, e ce ne siamo accorti anche nelle altre zone dello Stivale colpite dai terremoti, il problema non sono i soldi quanto piuttosto la burocrazia che, invece di farti fare le cose in un mese, ti costringe a farle in due anni. Come principio generale, l’Italia che ho in testa in caso di calamità ma anche di gestione dell’immigrazione deve dare pieni poteri ai sindaci. Prefetti, viceprefetti, commissari, sette uffici per una stessa pratica di una stessa casa, questo non può più esistere. Ripeto, il problema spesso non sono i soldi ma l’impossibilità di usarli come si converrebbe. Ascolterò la gente, senza venire a fare promesse come faceva il mio omonimo (il riferimento è a Matteo Renzi, ndr), che prometteva tutto a tutti e poi visto che non manteneva è finita come è finita… ».

A Ischia esiste un problema molto serio, quello degli abusi edilizi. C’è chi distingue però l’abuso di necessità da quello speculativo. Qual è la sua posizione? E in particolare, sulla cosiddetta “necessità” è disposto ad aprire agli isolani?

«Le dico che ascolto e sono curioso per vocazione. Di partenza, se conosco un poco la grammatica, l’abuso è abuso. Detto questo, non si può negare che un conto sia la villa in spiaggia o in riva al mare e altra cosa rappresentano la finestra, il soppalco o il garage. Qui in molti, indistintamente di centro, di destra e di sinistra, hanno lamentato reiteratamente l’inerzia della Regione. Nel senso che mentre tutte le altre regioni italiane da nord a sud sono intervenute in passato su abusi, mezzi abusi e maxi abusi, mettendo delle regole e ponendo un punto fermo rispetto al passato, la Campania per una precisa scelta ideologica ha inteso non muovere un dito e quindi è rimasto tutto fermo. La morale è che non fare le cose è il modo peggiore per affrontarle… o meglio, per evitare di farlo. Ma studierò il problema, ve lo assicuro. Io in campagna elettorale quando qualcuno ha parlato di abusivismo, ho detto “no”. Se c’è del pregresso qui in Regione Campania sono disposto ad ascoltare ed a vedere coi miei occhi, fatto salvo che nell’Italia che ho in testa da domani in avanti l’abuso è abuso e resterà tale, punto e basta».

Si aspettava di raccogliere tanti consensi anche nel meridione?

«Avere eletto parlamentari col simbolo della Lega, quindi non di altri partiti, in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, è stata una soddisfazione. Certo, è stato bello tornare ad essere primo partito in Veneto, Lombardia, Friuli e Trentino, però ricevere oltre che il voto la fiducia da persone che con la Lega fin qui non hanno mai dialogato (perché noi non c’eravamo e loro non ci conoscevano) è un bell’investimento per il futuro».

Come si pone a proposito del reddito di cittadinanza?

«Se il reddito di cittadinanza, che peraltro stiamo studiando, non è un investimento a tempo illimitato per chi sta a casa e aperto a tutti – e questo mi vedrebbe fortemente contrario perché sarebbe la fine del merito e dell’incentivo a fare impresa oltre che a cercarsi un lavoro – ma rappresenta un qualcosa di temporaneo per chi ha perso il posto di lavoro ed è in attesa di trovare un nuovo impiego, allora certamente ne possiamo parlare. Se è invece l’ennesimo provvedimento di natura assistenzialista e per giunta a tempo indeterminato, per quanto mi riguarda non voglio proprio saperne».

Insomma, è un’apertura ai pentastellati?

«Non direi un’apertura ai Cinque Stelle, quanto piuttosto al paese: se c’è qualcuno che è a casa disperato magari per colpa della Legge Fornero, non ha né pensione né lavoro e io posso dargli una mano sono contento. Ripeto, non ho su questi presupposti pregiudiziali di nessun tipo».

Insomma, quindi si può dire che c’è sintonia su tutto…

«Certo, come no (parla sorridendo e in senso ironico, ndr), il Governo è nato, è stato fatto a Ischia. Adesso possiamo passare a occuparci di ministri e viceministri…».

Gaetano Ferrandino

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