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San Vito, questa processione (via mare) non s’ha da fare

«Questa processione non s’ha da fare». Ci perdoneranno gli estimatori della grande letteratura italiana, ma non potevamo esimerci dal citare – o meglio storpiare – uno dei più celebri passi de “I promessi sposi” per introdurre la storia che ci accingiamo a raccontarvi nell’odierna edizione del nostro quotidiano. A differenza del capolavoro di Alessandro Manzoni, questa volta non si parla di un matrimonio osteggiato da un signorotto locale, bensì della tradizionale processione via mare che si svolge ogni anno in occasione della festa del patrono di Forio, san Vito. I membri del comitato organizzatore (presieduto da monsignor Giuseppe Regine) hanno assunto una decisione che sta già facendo molto discutere: il presbitero, di concerto con i promotori dei solenni festeggiamenti, ha infatti vietato la processione via mare della statua del santo.

Alla base di questo drastico provvedimento ci sono delle motivazioni legate allo stato di “salute” dell’effige del patrono, che si presenta usurata in più punti. Il “quadro clinico” non ottimale della statua è dunque incompatibile con una processione via mare, che presenta delle insidie che vanno tenute in debita considerazione, non ultima l’azione corrosiva della salsedine, che depositandosi sulla superficie dell’opera d’arte potrebbe seriamente comprometterne l’integrità. Un rischio che il comitato per i festeggiamenti e monsignor Regine non vogliono evidentemente assumersi, anche perché la statua, oltre all’indubbio valore artistico-religioso ne ha anche uno di natura più squisitamente economica, aspetto che non deve essere affatto trascurato.

La decisione assunta dall’anziano sacerdote foriano e dal comitato, per quanto dettata da cause di forza maggiore, come già detto nell’incipit di questo servizio non ha trovato d’accordo tutti i fedeli, molti dei quali hanno infatti storto il naso dinanzi ad una scelta che in qualche modo altera – e non poco – una tradizione plurisecolare. Intanto nella giornata di lunedì, come testimoniano in maniera eloquente le fotografie che vi mostriamo – la statua del santo è stata portata in pellegrinaggio a Panza, e per l’esattezza all’interno della Congrega dell’Annunziata, dove è stata accolta da don Cristian Solmonese. La statua del santo nativo di Mazara del Vallo – la cui memoria liturgica si ricorda il 15 giugno – è stata esposta alla venerazione dei fedeli della frazione foriana, dalla quale mancava da molti anni.

L’auspicio da parte di tutti devoti è che il comitato per i festeggiamenti, magari già dal prossimo anno, decida di ripristinare la processione via mare, che rappresenta non soltanto un momento di profonda spiritualità, ma anche una cerimonia molto apprezzata dalle centinaia di turisti che raggiungono la nostra isola durante la stagione estiva. All’amministrazione comunale e al comitato organizzatore il compito di reperire al più presto le risorse economiche necessarie per riportare ai suoi antichi fasti la statua di san Vito.

PILLOLE DI STORIA: La statua di san Vito martire

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La statua fu disegnata da Giuseppe Sammartino, autore di quel “Cristo Velato” custodito a Napoli nella Cappella Sansevero che, secondo molta critica, è addirittura la scultura più bella mai realizzata. In effetti, pure la statua in argento di San Vito è stupenda, un’opera d’arte che all’epoca, parliamo del 1787, costò ben 2848 ducati. A raccontarne i dettagli lo storico Giuseppe D’Ascia (1822 – 1889) autore della monografia “Storia dell’isola d’Ischia”: «Questa statua arrivò in Forio il 21 marzo 1787. L’opera fu modellata ed eseguita in un anno, perché il contratto fra gli orefici artefici e il sindaco di Forio fu stipulato addì 18 aprile 1786 per Notar Carlo Pollicino di Napoli. Il costo intrinseco di detta statua fu di ducati 2848,74 cioè peso d’argento in libbre e once 11 1/2 ducati 13,60 la libbra, importo ducati 1781:04 – Rame libbre 136 e once 3, delle quali libbre 105 vennero incluse nella manifattura, ed altre libbre 31 a ragione di grana 80 la libbra, ducati 15,50 – Per manifattura ducati 650. Inoltre fuori il contratto perché il leone fu convenuto di rame, e poi si fece di argento, con fede del banco del Salvatore in testa di D. Ignazio Caruso de’ 23 aprile 1787, altri ducati 60. Per modello fatto da D. Giuseppe Sammartino ducati 150. Per zecchini veneziani in numero 69112 che importarono ducati 192,20. Totale ducati 2848,74». (fonte: www.ischia.land)

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