CULTURA & SOCIETA'

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori legato a Barano con una Chiesa e una storica stradina

A Scala, da cui i Di Scala, fondò nel nel 1730 l’Ordine dei Redentoristi. L’ischitano San Giovan Giuseppe della Croce Suo Confessore-Padre spirituale.

Un grande santo mariano, ex Avvocato e poi Sacerdote e Vescovo: Sant’Alfonso Maria de’ Liguori è come una Scoperta fatta di dati e sorprendenti vicinanze. Come ogni anno dal 1963 la contrada sempre più numerosa del Vateliere si stringe a venerare il proprio Santo Patrono nella linda Chiesa (foto dello scrivente) a lui dedicata, unica nella diocesi d’Ischia, di cui il terreno fu donato dal benefattore Alfonso D’Acunto, originario dello Schiappone, parente dello scrivente per via della sua nonna paterna Assunta D’Acunto, sposata con Pasquale Baldino di Cufa a Piedimonte o Pieio. Appunto il tempio fu dedicato per volontà del buon Donatore a S. Alfonso. Non solo.

Dal centro di Barano si diparte tra il palazzo Migliaccio e la Chiesa di san Rocco (da precisare antica Congrega del Monte del S. Rosario con la magnifica tela appunto dei Misteri della Madonna del S. Rosario realizzata nel 1632 dall’artista foriano Cesare Calise – “Caesar Calensis pinxit”) una stradina pedonale carrabile denominata “Via San Liguori”, di cui lo scrittore ischitano Giovan Giuseppe Cervera fa menzione con piantina della zona nel suo prestigioso volume “Guida d’Ischia” edito nel 1959. Grande la venerazione dei baranesi per la Madonna con tre Chiese: San Sebastiano del 1704 con la dedica dell’altare maggiore all’Assunta, San Rocco con l’anzidetto Oratorio della Congrega del S. Rosario (demolita di notte l’inferriata che abbracciava il sagrato!) e la stupenda tela pittorica del Calise, e ancora su via Roma la suggestiva Chiesa dedicata alla Madonna del Carmine del 1684. Via Roma prosegue salendo per Via San Domenico (altro Santo del Rosario) e “Sopra Mpetre”, quindi scende fino a Piedimonte per “Saràca” col nome di Via Nino Bixio. Ma via San Liguori, che fiancheggia antico palazzo della famiglia Garofalo (giuristi, si rifugiarono qui dopo la fine di Masaniello) e anche il casolare dei suoceri dello scrivente al n. civico 7, è un’arteria importante per salire al Buttavento (o Gottaviello) e Monte Stabia con la splendida statua della Madonna Regina, dopo aver lasciato all’opposto Via Schiappe dei Corsi (vi si impiantò una colonia di abitanti della Corsica) che a gradini sfocia sul Belvedere “Sopra la Valle” ammirato dal filosofo francese Renan che chiamò quel posto sottostante “Valle del Paradiso”. Dallo Schiappone si dirama il M. Vezzi scendendo verso il crinale di “Piano Liguori” su S. Pancrazio e il costone marino. Alfonso Maria de’ Liguori (aristocratica e nobile famiglia napoletana) era nato nel sobborgo di Marianella a Napoli (il 27.09.1896 + Nocera dei Pagani il 1°.08.1787), primo di otto figli di don Giuseppe de’ Liguoro (da san Ligorio, borgo medioevale in prov. Di Lecce) e di Anna Maria Caterina Cavalieri, dei marchesi d’Avernia, originaria pugliese del brindisino.

Conseguì il dottorato in diritto civile e canonico dopo aver sostenuto un esame col grande filosofo e storico Giambattista Vico, ma a seguito di una ingiusta perdita in una causa cambiò consacrandosi a Dio divenendo Sacerdote il 17.12.1726 a servizio dei poveri, come soccorrendo nel 1731 i terremotati di Foggia in Capitanata di Puglia. Poi nel 1732 affaticato lasciò Napoli per motivi di salute ritirandosi sulla collina di Scala (su Amalfi, provincia di Salerno) ove fondò la Congregazione del Santissimo Redentore e le missioni dei Redentoristi arrivarono ovunque: durante una missione a Nola compose il celebre canto natalizio “Tu scendi dalle stelle”derivato da “Quanno nascette Ninno”durante una sua permanenza a Deliceto (Foggia). Tentò tra il 1770 e il 1776 di costituire una missione nel territorio pugliese dell’incantevole Martina Franca (Taranto). Oltre cento le sue opere ascetiche, dogmatiche e morali, soprattutto “Le glorie di Maria”, per cui soprannominato il S. Luigi Grignion de Montfort napoletano. Da Scala provengono i Di Scala del Piano di Testaccio a Barano d’Ischia. “Doctor zelantissimus” dal Beato Papa Pio IX fu proclamato “Dottore della Chiesa” ed ebbe come Padre Spirituale e Confessore l’ischitano san Giovan Giuseppe della Croce, nostro Concittadino e Patrono della diocesi d’Ischia con S. Restituta Martire dell’Eucaristia. Nel 1762 il Papa lo volle Vescovo di S. Agata dei Goti contro la sua volontà, finchè si ammalò per una forma di artrite che gli incurvò la spina dorsale, morendo nella Casa dei Redentoristi di Nocera dei Pagani, ove sorge il suo Santuario. L’8 novembre 1903 Ischia inaugurava la solenne Statua del Redentore sul porto. Siamo tutti Liguorini, tutti Redentoristi ! (continua)

Pasquale Baldino*- Responsabile diocesano Cenacoli Mariani MSM; docente Liceo; poeta; emerito ANC-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino @libero.it)

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