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CULTURA & SOCIETA'

Sant’Antuono e la festa stravolta dal covid stop alla processione, fuoco benedetto per le famiglie

Ultime cresime a Sant’Antuono (domenica scorsa in pieno novenario) per Mons. Pietro Lagnese che oggi lascia per sempre l’isola per Caserta dove mercoledì 20 gennaio si insedierà nella qualità di nuovo Vescovo della vasta Diocesi di Terra di Lavoro

La Festa di Sant’Antuono o Sant’Antonio abate nei numerosi centri di tutto il territorio nazionale,in tempi normali è trasformata in vera e propria Sagra paesana fra religione e folklore con tutto il popolo devoto che vi partecipa con canti antichi e preghiere un po’ troppo estemporanee. Spesso si sfora in forme di eccessivo paganesimo. Però la figura del Santo ne esce bene. Ischia invece festeggia con maggiore misura.

Infatti oggi domenica del Signore 17 gennaio giornata festiva in cui ricorre la solennità di Sant’SAntuono, invece sarà rispettata la tradizione sull’isola, nei comuni di Ischia e di Forio, e si festeggia Sant’Antuono e non Sant’Antonio Abate, altrimenti si confonderebbe con Sant’Antonio di Padova. Quindi Sant’Antuono a tutti gli effetti con il quale, si apre per l’appunto, il ciclo dei Santi invernali, quelli più popolari, almeno qui a Ischia con le rispettive loro festose ricorrenze. Quindi alla festa di Sant’Antuono di oggi 17 gennaio seguono nell’ordine: San Ciro il 31 gennaio, San Biagio il 3 febbraio, San Gabriele (a Casamicciola) il 26 febbraio, San Giovan Giuseppe della Croce il 5 marzo e San Giuseppe il 19 di marzo (Lacco Ameno località Fango). Sei Santi per i quali si mobilitano le rispettive comunità parrocchiali delle chiese di riferimento per far festa in onore dei loro Santi protettori e patroni sul territorio di competenza.

I CAVALLI

Il Ciclo si apre con Sant’Antuono dalle credenziali tutte in ordine, per tenere su la comunità devota della frazione collinare di Ischia praticamente già in festa dal giorno del novenario che si conclude questa sera.. Per il primo “Santo invernale” due sono i riti tradizionali legati a Sant’Antuono: l’accensione dei falò o “fugarazzi” e la benedizione degli animali di cui il Santo, secondo la credenza popolare, è ritenuto loro perpetuo protettore e ammiratore. Di qui il detto antico “Sant’Antuono s’innammoraie ru puorc”. A parte la significativa divagazione, sulla collinare frazione di Sant’Antuono di Ischia, aleggia un bel clima di festa però contenta per l’emergenza sanitaria, già dall’8 gennaio scorso, da quando cioè è iniziato il tradizionale novenario per il Santo.

IL CANE BASTARDINO

Ogni giorno un incontro, un evento per stare insieme nel rispetto naturalmente delle regole anticovid e dell’emergenza sanitaria in corso per la pandamia, come quello ad esempio di sabato scorso 9 gennaio allorquando i ragazzi ed i bambini della parrocchia, hanno rinnovato l’atteso cerimoniale della tradizionale Rottura dei Caroselli (Salvadanai). Il giorno dopo domenica 10 gennaio si sono svolte le cresime nell’ambito della Festa del Battesimo di Gesù e della Giornata Parrocchiale dell’Infanzia Missionaria. Ha celebrato ed impartito la cresima a cresimandi della parrochia Sua Ecc. Mons. Pietro Lagnese nella sua ultima cerimonia di questo tipo da Vescovo di Ischia, dal momento che proprio oggi 17 gennaio lascerà per sempre la nostra isola per trasferirsi a Caserta dove mercoledì prossimo 20 gennaio si insedierà nella qualità di nuovo vescovo della vasta Diocesi di Terra di Lavoro. Ieri sabato ha avuto luogo tra l’altro l’accensione del propiziatorio falò (fuga razzo) con benedizione del fuoco e consegna del fuoco benedetto alle famiglie.

IL CANE

La benedizione degli animali avrà luogo al termine di tutte le messe che si clebreranno oggi domenica solennità del Santo protettore, a partire dalla messa dalla messa delle 7.00 di questa mattino fino a quella di prima sera delle 18.30. Il rito si svolgerà nel cortile davanti alla chiesa. Una iniziativa insolita quella di quest’anno per evitare la tradizionale manifestazione di gruppo che avrebbe creato un incontrollabile assembramento di persone (bambini ed adulti) e animali proibito dalle regole anticovid. Ciascun fedele avrà in braccio,ol proprio animale, in gabbietta o al guinzaglio, trattandosi di ogni specie di animali: dal coniglietto al gatto, dal cagnolini a tutti tipi di cani anche di razza costosa, dall’uccellino alla gallina, dai pesciolini in acqua dolce in appositi contenitori di vetro alla tartaruga, e per finire, ai cavalli. Essendo quindi Sant’Antuono considerato anche il protettore degli animali domestici, egli è solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella.

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IL CONIGLIO

La tradizione nazionale più che locale, deriva dal fatto che l’ordine degli Antuoniani o Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella. La storia personale frl Santo ci dice che Antuono o Antonio nacque a Coma in Egitto (l’odierna Qumans) intorno al 251, figlio di agiati agricoltori cristiani. Rimasto orfano prima dei vent’anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l’esortazione evangelica “Se vuoi essere perfetto, và. vendi quello che possiedi e dallo ai poveri”. Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella ad una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti, attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità.

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IL DEVOTO GUIDONE FLORIDO CHE HA FESTEGGIATO I SUOI 80 ANNI

Si racconta che ebbe una visione in cui un eremita come lui, riempiva la giornata dividendo il tempo tra preghiera e l’intreccio di una corda. Da questo dedusse che, oltre alla preghiera, ci si doveva dedicare ad un’attività concreta che divenne il famoso motto “Ora et Labora”, della regola benedettina. Così ispirato, condusse da solo una vita ritirata, dove i frutti del suo lavoro gli servivano per procurarsi il cibo e per fare carità. Negli primi anni, fu molto tormentato da tentazioni fortissime, dubbi lo assalivano sulla validità di questa vita solitaria. Consultando altri eremiti venne esortato a perseverare. Lo consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo. Allora, coperto da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella rocca nei pressi del villaggio di Coma. In questo luogo sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portagli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise.

IL GATTO

Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e, abbattute le mura del fortino, lo liberarono dal suo rifugio. Antuono allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, “guarigioni” e “liberazioni dal demonio”. Nel 561 le sue reliquie vennero traslate ad Alessandria d’Egitto, presso la chiesa di San Giovanni. Verso il 635, in seguito all’occupazione araba dell’Egitto, furono spostate a Costantinopoli. Nel XI secolo il nobile francese Jocelin de Chateau Neuf le, le ottenne in dono dall’Imperatore di Costantinopoli e le portò in Francia nel Delfinato. Nel 1070 il nobile Guigues de Didier fece costruire nel villaggio di La Motte presso Vienne una chiesa dove vennero traslate. Per la prima volta nella storia, nel gennaio 2006, in occasione del Giubileo Antoniano, le reliquie di sant’Antonio o Antuono abate hanno lasciato la città di Arles (Francia). Dal 6 al 13 gennaio 2006 sono state ospitate nel Comune di Novoli in provincia di Lecce. Dal 13 al 17 gennaio 2006 sono state accolte nella stupenda cornice dell’Isola d’Ischia, e per gli ischitani fu un grande evento. Il 20 agosto 2006 sono giunte ad Aci Sant’Antonio (CT), in Sicilia per poi far ritorno ad Arles.

IL PARROCO NICOLELLA IMPARTISCE LA BENEDIZIONE AGLI ANIMALI ED AI LORO PADRONI

Per la chiusura dell’Anno giubilare Antoniano e la festività del Santo, le reliquie fecero ritorno ad Ischia a gennaio 2007, successivamente, dal 21 al 29 gennaio 2007 infine furono portate nella Parrocchia Sant’Antonio abate in Vibonati (SA). Infine fecero ritorno ad Arles. Sant’Antonio fu presto invocato in Occidente come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici; fu reputato essere potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili. Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di sant’Antonio, in onore del racconto che vedeva il Santo addirittura recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori.

IL RITUALE E TRADIZIONALE FUGARAZZO CON IL FUOCO BENEDETTO

Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o pass ‘bbuon“. Oppure: Sant’Antuono, Maschere e suoni” ,“Sant’Antuono: pace dentro e guerra fuori“. Sono tante le invocazioni popolari rivolte a Sant’Antonio Abate, chiamato Sant’Antuono per non confonderlo con Sant’Antonio da Padova. Sant’Antuono è assai venerato sull’isola d’Ischia a Forio, ed in special modo nell’omonima, piccola, frazione ai piedi del borgo di Campagnano, nel comune di Ischia. Ogni anno, il 17 gennaio, sull’isola, come, del resto, in tante parti d’Italia, vengono appiccati dei falò in nome del santo, nell’iconografia tradizionale raffigurato quasi sempre con un fiammella nella mano sinistra. Da un lato, il fuoco rimanda alla terribile lottache questo monaco egiziano avrebbe condotto in vita contro le tentazioni del diavolo.

IL TRONO DI SANT’ANTUON O

Dall’altro, il fuoco simboleggia malattie insidiose come l’herpes zoster, la peste, lo scorbuto per le quali, non a caso, la pietà popolare invoca la protezione di Sant’Antonio Abate. Ma il fuoco, a Ischia, significa anche “Colata dell’Arso”, l’ultima, violenta, eruzione vulcanica che lambì le coste ischitane nel 1302. Sull’isola, il culto del santo è sicuramente successivo a questo tragico evento che seminò distruzione e morte da Fiaiano fin quasi sull’antico Lago De’ Bagni, cinque secoli dopo “aperto” a porto da Ferdinando II di Borbone. Serviva, perciò, un santo in grado di assicurare protezione contro la natura difficile e capricciosa dell’isola d’Ischia. Per le persone, innanzitutto, ma anche per il bestiame, tenuto conto dell’importanza dell’allevamento nell’antica economia domestica. E, infatti, Sant’Antuono è anche il protettore degli animali. Non è un caso che al santo, fossero molto devoti i “ciucciai” dell’isola d’Ischia, abbeveratoio per gli asini. Ancora oggi è nei pressi della cappella che viene appiccato il tradizionale “fucarazzo di Sant’Antuono“. A celebrare il rito della benedizione del fuoco e degli animali portati figure fondamentali nella precedente economia rurale del territorio.

IL VESCOVO LAGNESE A SANT’ANTUONO SALUTA I SUOI ULTIMI CRESIMATI ISCHITANI

Per secoli sono stati loro a occuparsi del trasporto dell’uva coltivata lungo i pendii del Monte Epomeo, spesso in zone di difficile accesso. A Forio, proprio all’inizio del sentiero che porta al villaggio contadino di Santa e i ciucciai  eressero, nel 1905, una cappella votiva dedicata al santo. Nei pressi della cappellaMaria al Mont, la sorgente di Piellero (dal nome della località) che questi instancabili lavoratori utilizzavano come in processione, il parroco di San Michele Arcangelo, la parrocchia del popoloso quartiere di Monterone nella cui giurisdizione rientra la zona di Piellero. Una festa, quella di Sant’Antuno, che oltre al significato benaugurale, svela anche il bisogno profondo di “essere comunità“. Il fuoco, infatti, è l’elemento dinamico per antonomasia, dal momento che resta sempre uguale a se stesso pur cambiando continuamente. È questo, del resto, l’auspicio di un buon cristiano: non smarrire la fede davanti alle tempeste della vita. È questo, ancor di più, il destino di chi nasce e vive su un’isola: un dato ineliminabile, qualunque cosa riservi l’esistenza. Il culto di sant’Antonio Abate, che morì nel 356, senza essersi mosso dall’Egitto, è diffuso ovunque, ed è l’esempio di come la storia di un santo non finisca con la sua vita terrena, ma continui in un rapporto attivo con gli uomini e con Dio, che lascia tracce nell’iconografia.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

antoniolubrano1941@gmail.com

info@ischiamondoblog.com

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