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Saponi biodegradabili, riparte la crociata

ISCHIA – Dovremmo parlare di rivoluzione, o forse no. Perché la rivoluzione, almeno all’apparenza, magari c’era già stata. Ma l’operazione, a quanto sembra, era stata puramente platonica e di facciata e dunque non aveva prodotto gli effetti che era lecito attendersi, sia dal punto di vista pratico (e quindi della tutela ambientale) che sotto quello dell’impatto mediatico e del ritorno d’immagine. La questione dei saponi biodegradabili, che fu oggetto di una delibera di giunta varata nell’inverno del 2013 dalle sei amministrazioni comunali dell’isola d’Ischia, torna di stretta attualità. Incredibile ma vero, pare proprio che i sei sindaci abbiano capito che è arrivata l’ora di correggere il tiro. Perché, nonostante “verba volant scripta manent”, alla fine quegli atti dei vari esecutivi, hanno avuto l’effetto pari ad una delibera di indirizzo, né più né meno.

L’occasione per riportare al centro della discussione l’argomento, oggetto di una battaglia a lungo portata avanti dal nostro Mizar (al secolo Giovan Giuseppe Mazzella) che ebbe davvero una geniale intuizione per le tutela delle nostre acque e non solo, c’è stata nei giorni scorsi quando si è svolta l’assemblea del CISI. Tre i sindaci presenti – Giosi Ferrandino, Francesco Del Deo e Rosario Caruso, muniti di delega anche dei colleghi Giovan Battista Castagna, Paolino Buono e Giacomo Pascale – e soprattutto c’era il liquidatore dell’Evi, Pierluca Ghirelli, che parimenti ha voluto che la tematica tornasse oggetto di discussione. Vietare la commercializzazione dei prodotti biodegradabili sull’isola, per quanto magari difficile e complesso dal punto di vista pratico, è diventata una questione di vitale importanza e l’impulso prodotto dal professionista per accelerare la questione ha sicuramente contribuito non poco a dare la sveglia ai primi cittadini.

Ma cosa fare per riuscire a far sì che davvero il progetto possa non soltanto subire un’accelerazione e diventare operativo a tutti gli effetti? Bisogna partire da una considerazione che non può certo essere sottaciuta: la sei delibere di cui sopra sono rimaste lettera morta. Contenevano delle indicazioni chiare e dei dettami che non sono stati rispettati da chi avrebbe dovuto farlo. Ergo, c’è qualcosa che non ha funzionato. Ed è per questo che i sindaci hanno convenuto con Ghirelli che a stretto giro ognuno dei sei Comuni provvederà a licenziare una nuova delibera fotocopia, su cui i tecnici hanno cominciato a lavorare ed a studiare, Perché stavolta – e la novità in fondo sta tutta qui (e non crediamo sia roba da poco) è costituita dal fatto che si intende indicare nel corpo dell’atto tutte le tipologie di prodotto la cui vendita e commercializzazione dovrà essere tassativamente vietata. Inasprendo anche le sanzioni pecuniarie a carico dei trasgressori. Ma non è tutto. Il progetto, è vero, è ancora nella fase embrionale ma si lavorerà anche per risolvere un altro problema atavico, quello legato allo smaltimento degli oli domestici. Insomma, una bella botta di salute per il nostro ecosistema ma soprattutto la dimostrazione più eloquente che l’isola, per davvero, intende voltare pagina. Incrociamo le dita, hai visto mai che sia la volta buona…

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