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«Scalo crocieristico sull’isola, sono contrario: vi spiego perché»

Di tanto in tanto, e recentemente di nuovo, sento qualcuno riproporre lo stesso progetto, fare di Ischia un scalo per le gigantesche navi da crociera. Circa 6.000 persone sbarcherebbero non dico ogni giorno ma, ritengo questo sia l’auspicio dei promotori, almeno un paio di giorni alla settimana per una sosta di qualche ora sull’isola. Un “mordi e fuggi” di una valanga di persone pari a circa il 10% dell’intera popolazione isolana e a poco meno di tutta Casamicciola Terme, il porto indicato per lo sbarco. Io ritengo senza mezzi termini che questo progetto sia contrario agli interessi dell’intera economia ischitana.

L’isola si è lanciata negli anni ’50 con un pubblico completamente diverso: qualità elevatissima, soggiorni lunghi o molto lunghi, natura, termalismo, divertimento (mai o quasi mai eccessivo). Da inizio anni ’80 il modello è stato solo parzialmente modificato a favore di una componente un po’ più di massa, ma senza eccessi; l’isola è grande abbastanza da assorbire l’incremento di numero di turisti che nel derivato. Questo modello di turismo ha rappresentato per gli isolani un’occasione di sviluppo economico portentoso, abilmente colta dai più. Il reddito pro-capite, da essere vicino ai minimi nazionali nel dopo-guerra, è progressivamente salito ad una velocità ben maggiore che in tutto il resto del Paese. Solo il mitico Nord-Est riusciva a fare altrettanto bene, e negli anni ’90 il reddito pro-capite era appunto tra i più alti d’Italia. Dunque, teniamo ben presente quello che abbiamo fatto negli anni passati…!

Da metà anni ’90, a mio parere, l’isola rischia seriamente di aver raggiunto la saturazione. Le spiagge, purtroppo sempre più piccole, in alcuni periodi dell’anno sono sovraffollate; il traffico è aumentato a dismisura; i parcheggi, pur aumentati in diverse località, sono decisamente insufficienti; le zone pedonali (per fortuna diffuse un po’ in tutta l’isola) sono in alcuni periodi davvero sovraffollate, secondo il giudizio di tantissimi turisti; i trasporti pubblici, sia marittimi che stradali all’interno dell’isola, stentano a mantenere uno standard adeguato, almeno in date topiche; gli impianti di depurazione… Beh, fermiamoci altrimenti sembra una lista di lamentele di un’isola che invece ha ancora tante frecce al suo arco, per fortuna.

Il nostro modello di sviluppo oggi deve seguire anzitutto le strade della sostenibilità ambientale: difesa di mare, acque termali, boschi e natura in genere, numero di turisti pari a quello che l’isola può assorbire senza andare sotto sforzo. Perché un’isola che ha tanta bellezza deve attrarre un numero sempre maggiore di persone agendo su offerte low-cost? Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nonostante l’affollamento il commercio è in crisi, e molti esercenti osservano che la grande folla dello “struscio” quotidiano sembra portare ben poco business mentre la maggior parte degli acquisti viene effettuata da pochi clienti che spendono ciascuno cifre talvolta anche decisamente elevate.

Ischia continua ad avere un soggiorno medio lungo, che sfiora i 6 giorni (dato relativo ai soli alberghi; se si considerano gli appartamenti sicuramente questo numero sale di molto). Il nostro modello di sviluppo deve quindi orientarsi ad attrarre clienti di qualità, interessati alle bellezze della nostra isola, alla natura, alla sua storia e alle sue ricche tradizioni, ecc. Sia chiaro, non sto affatto pensando ad un pubblico solo da hotel 5 stelle, anzi! Ma ad uno che ricerchi ed apprezzi natura, tradizioni ed arte di cui l’isola è piena. Come è ampiamente dimostrato da molti studi di carattere internazionale, questo pubblico ha una propensione alla spesa molto maggiore di quello che raggiunge l’isola solo grazie ad una qualche offerta economicamente vantaggiosa.

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Per fare un esempio banale, una persona interessata alla storia dell’isola avrà desiderio di provare uno dei suoi vini tradizionali, mentre una attratta dal low-cost chiederà esclusivamente quello più economico, e magari dirà pure che in bottiglieria costa meno. Esiste una bibliografia ampia che spiega il fenomeno della maggiore propensione alla spesa da parte del publico che viene per una motivazione specifica del posto rispetto a quello che è attratto solo dal prezzo. Si usa l’espressione “turismo motivazionale”, cioè quello che si lascia condurre dalle bellezze della meta turistica, dal cibo che essa offre, dalle unicità che vi si possono trovare, e viene descritto come il modo moderno e vincente per il successo turistico di una destinazione. Il problema per molte località è che non riescono a proporre qualcosa di veramente bello, di unico rispetto alla concorrenza, ed hanno difficoltà a proporsi sul mercato. Ischia al contrario ha tantissime unicità, ma non le usa abbastanza per promuoversi nel mondo. Invece è proprio quella del turismo motivazionale la strada da percorrere.

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Le crociere vanno in tutt’altra direzione. I problemi che creano sono notevoli, e non possono essere dimenticati. Chi prenderebbe in carico questa città che sbarca, per poche ore? Quale sistema di trasporti li condurrebbe nelle migliori spiagge dell’isola? Percorrendo quali strade si potrebbe ragionevolmente trasportare questo esercito? La maggior parte dei croceristi pranza e cena a bordo: quali sono i settori economici dell’isola che verrebbero beneficiati da questa marea di “mordi e fuggi”? E saremmo capaci di assorbire l’effetto antropico di 6.000 persone rappresentato da cartacce, rifiuti, necessità fisiologiche…? Con quali costi? Davvero rischiamo di creare un mostro i cui costi superino i benefici!

Ripeto, il numero non è affatto garanzia di maggior business, anzi. E ce lo insegna la nostra stessa storia recente. La direzione verso cui procedere deve essere l’altra: attrarre pubblico di qualità, internazionale, colto, educato, amante della natura, ed offrire servizi ugualmente di qualità. Solo così il reddito pro-capite nell’isola tornerà quello dei  recenti tempi andati.

Giancarlo Carriero, presidente Sezione Turismo Unione Industriali Napoli

 ***

RISPONDE GAETANO FERRANDINO – Prendiamo atto delle considerazioni di Giancarlo Carriero ma teniamo a precisare che – come più volte ribadito in occasione dei dibattiti promossi da “Il Golfo delle Idee” e sottolineato nei nostri resoconti giornalistici – le navi da crociera destinate eventualmente a sbarcare sull’isola avrebbero una lunghezza massima inferiore ai cento metri e non ospiterebbero un numero di passeggeri superiori alle settecento unità. Numeri, evidentemente, ben diversi da quelli prospettati.

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