ARCHIVIO 3ARCHIVIO 5

Scandalo rifiuti, tutti davanti al Gup

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. È infine arrivato il giorno della verità. L’inchiesta rifiuti deflagrata lo scorso gennaio sulla triangolazione Forio-Lacco Ameno-Monte di Procida vedrà oggi lo svolgimento dell’udienza preliminare,  dinanzi al giudice Gallo. Il magistrato esaminerà il fascicolo con la richiesta di rinvio a giudizio depositata dai pubblici ministeri Graziella Arlomede e Maria Sepe nei confronti dei quattordici indagati, tra cui figurano nomi noti della politica e del mondo amministrativo isolano, come il senatore Domenico De Siano, il suo stretto collaboratore oltre che storico dirigente del comune di Lacco Ameno, Oscar Rumolo, e l’ex responsabile dell’ufficio ragioneria presso il comune di Forio, Enzo Rando. Il Gip Claudia Picciotti aveva disposto gli arresti domiciliari per De Siano, Rumolo  e Vittorio Ciummo, patron della Ego Eco, la società posta al centro dell’inchiesta, che secondo gli inquirenti beneficiò di episodi corruttivi e di altre irregolarità nel procedimento di gara per ottenere l’appalto-rifiuti a Forio, oltre a presunte indebite proroghe per prolungare la gestione dello stesso servizio nel comune di Lacco Ameno senza il ricorso a nuovi bandi di gara. Per De Siano, com’è noto, la misura è stata tuttavia “stoppata” prima dalla Giunta per le immunità parlamentari e poi dall’aula del Senato, che ha ravvisato il cosiddetto “fumo della persecuzione” da parte dei magistrati nei confronti del senatore di Forza Italia. Gli arresti domiciliari per Rumolo e per Ciummo sono stati tuttavia revocati lo scorso 15 aprile, quando il Gip ha disposto per entrambi l’obbligo di dimora, rispettivamente nei comuni di Ischia e di Cassino, mentre invece lo scorso 26 aprile è stata rigettata la richiesta di revoca dell’obbligo di firma inoltrata dal difensore di Enzo Rando. Per i tre, secondo il magistrato, sussistono tuttora le esigenze cautelari. È stato quello l’ultimo sussulto, fino a oggi, della vicenda. L’impianto accusatorio ricostruito dai pm, diretti dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, pur sostanzialmente “reggendo” alla fase cautelare, ha comunque dovuto incassare la decisione del Tribunale del Riesame, il quale nella decisione sul ricorso di De Siano ha escluso la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per quanto riguarda la pesantissima accusa di associazione per delinquere, contestata, oltre che a De Siano, Rumolo e Ciummo, anche a Salvatore Antifono, ex consigliere comunale di Torre del Greco, che è stato comunque liberato dall’obbligo di firma. Quest’ultima misura era stata disposta anche per altri cinque indagati, tra cui l’ex sindaco di Monte di Procida, Franco Iannuzzi, e l’allora segretaria generale dello stesso comune (e di Lacco Ameno) Giulia Di Matteo, ai quali è però bastato l’interrogatorio di garanzia per convincere il Gip a revocare ogni restrizione. L’obbligo di presentazione alla p.g. permane, confermata anche dal Riesame, per il dottor Enzo Rando (come detto) e per Gallo e Savoia, i due esponenti della C.i.t.e.,  società che contendeva alla Ego Eco l’appalto a Forio. Gli altri indagati, completamente liberi da ogni misura sono Antonio Mattera, Restituta Irace, Paolo Di Frega Scotto, Vincenzo Di Maio e Vittoria Ciummo.  L’udienza  di oggi è decisiva per l’intera impostazione del futuro processo: la Procura ha ribadito tutti i capi d’accusa inseriti nell’ordinanza di custodia cautelare, confermando quindi anche l’associazione a delinquere, nonostante, come detto, il parere contrario del Riesame. Se il Gup dovesse escludere questo tipo di reato, come sperano le difese, il processo rimarrebbe in piedi soltanto per quei “reati-fine” quali gli episodi di corruzione e di turbata libertà degli incanti, che però resterebbero privi di quel legame “sistemico”, costituito appunto dal vincolo associativo che i pubblici ministeri sperano tuttora di veder riconosciuto dal giudice Gallo. Le difese in ogni caso punteranno a contestare le accuse sin dalla loro genesi, a partire cioè dalla “miccia” che sembra aver costituto il detonatore dell’inchiesta: una fonte anonima che avrebbe fornito agli inquirenti alcuni documenti amministrativi incompleti, sui quali non sarebbero stati effettuati gli adeguati approfondimenti di riscontro. L’esempio rivelatore sarebbe quello di Lacco Ameno, dove emergerebbe un problema di qualificazione giuridica: i pm ritengono che quelli di Rumolo siano stati atti contrari ai doveri d’ufficio. La difesa invece ritiene che tali atti, ma anche gli stessi presunti episodi corruttivi, si inquadrerebbero comunque nell’ottica dell’adozione di atti conformi al proprio ufficio: analizzando la successione cronologica delle delibere in merito al servizio di gestione dei rifiuti, si evincerebbe che il dottor Rumolo non avrebbe autonomamente preso l’iniziativa per quanto concerne l’affidamento del servizio stesso, che successivamente fu peraltro assegnato a una ditta diversa da quella di Ciummo. A margine, vanno ricordati anche alcuni aspetti di sapore “politico” dell’inchiesta, nei quali il Gip comunque non ravvisò estremi di reato, vale a dire la contestata e chiacchierata campagna di tesseramento di Forza Italia.

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button