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Scarichi alberghieri, è l’ora dei testimoni

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. Ieri mattina presso la sezione distaccata di Ischia del Tribunale si è svolta una nuova udienza del processo a carico della famiglia De Siano, ieri rappresentata in aula da Michele, consigliere comunale di maggioranza a Lacco Ameno e fratello del senatore Domenico. I due, insieme alla loro madre, la signora Lucia Castagna, sono chiamati a rispondere di una serie di presunti reati ambientali legati all’illecito smaltimento di rifiuti prodotti nelle attività di gestione di varie strutture alberghiere, gli Hotel San Montano, Villa Svizzera e Reginella, facenti capo alla famiglia d’imprenditori lacchesi, difesi in aula dagli avvocati Bruno Molinaro, Cristiano Rossetti e Francesco Benetello. Dopo il rinvio dello scorso 16 marzo, il giudice Capuano ha aperto l’udienza annunciando la propria decisione sulle eccezioni sollevate in quell’occasione dalla difesa: la questione verteva sulla possibilità di far transitare alcuni atti dal fascicolo del pubblico ministero al fascicolo dibattimentale, ritenuti dal p.m. atti irripetibili, nella fattispecie gli accertamenti e i sopralluoghi compiuti dal nucleo operativo ecologico dei Carabinieri. La difesa al contrario riteneva che non fossero atti irripetibili e, in subordine, che non era stata comunque rispettata la procedura, perché tali attività non erano state precedute dall’avviso agli indagati circa la possibilità di nominare e farsi assistere da un difensore di fiducia durante gli accertamenti stessi. Il giudice ha in parte accolto l’eccezione, ritenendo irripetibili alcuni atti, sostanzialmente i sopralluoghi e i controlli effettuati, disponendone l’acquisizione, mentre i restanti, costituiti essenzialmente da annotazioni d’indagini, sono stati restituiti al p.m., non essendo stati ammessi al fascicolo del dibattimento. Sulla liceità della procedura, il magistrato ha ritenuto che gli accertamenti siano stati correttamente effettuati perché la normativa invocata dalla difesa si applica solo in determinati casi, come il sequestro. Risolta la questione delle eccezioni difensive, il resto dell’udienza è trascorso con l’escussione di vari testimoni da parte della pubblica accusa e del collegio difensivo. Il primo è stato il Maresciallo Gaetano Rocco che, come componente del Nucleo Operativo Ambientale dei Carabinieri di Napoli, partecipò agli accertamenti e ai sopralluoghi presso le strutture alberghiere. Il p.m. Claudio Basso ha chiesto al maresciallo di sintetizzare in ordine cronologico le attività d’ispezione presso le strutture alberghiere, tra il 2013 e il 2014, che cominciarono per iniziativa del Ministero dell’Ambiente. L’ufficiale ha raccontato l’andamento dei sopralluoghi con l’accertamento di una serie di presunte irregolarità circa lo smaltimento dei fanghi termali, in particolare le scadenze annuali entro le quali andrebbe effettuata l’operazione. Il maresciallo ha poi illustrato alcune discrasie risultanti dal confronto delle planimetrie con le rispettive relazioni tecniche, consistenti nel mancato rinvenimento sul posto di alcuni pozzetti che invece erano indicati nella stessa planimetria. Altra anomalia sarebbe consistita, per l’Hotel Reginella, nel rinvenimento del pozzetto di controllo posizionato sulla pubblica via, all’esterno della struttura, rendendo quindi impossibile effettuare i prelievi. Difficoltà che sarebbero sorte anche presso l’hotel Villa Svizzera. Successivamente, è stato ascoltato anche il tecnico dell’Arpac, Angelo Michele Crispino, incaricato delle analisi sulle acque di scarico, che sostanzialmente ha confermato quanto emerso dalla deposizione del maresciallo Rocco, ricordando anche come presso l’Hotel San Montano il prelievo delle acque termali fosse risultato particolarmente impervio vista la sede del pozzetto. Il tecnico ha anche riferito di alcune irregolarità nella composizione delle acque di scarico, confermando la mancata coincidenza tra lo stato dei luoghi e quanto emergeva dalle planimetrie della Villa Svizzera, dove due pozzetti d’ispezione sarebbero risultati del tutto mancanti dei relativi scarichi. L’esponente dell’Arpac ha però chiarito che nel caso dei cloruri presenti nelle acque di scarico non vi sarebbe stato nessun danno significativo per l’ecosistema marino. Nel corso dell’udienza si è discusso anche del piccolo locale-cantina situato nei pressi di una delle strutture dove sarebbero state rinvenute tracce di eternit.  Dopo la rapida escussione dell’architetto Cinzia Ostrifate, funzionario dell’A.t.o. (Ambito territoriale ottimale) Napoli Volturno, Michele De Siano ha voluto rendere alcune spontanee dichiarazioni, affermando tra l’altro che l’indicazione dei flussi di scarico era sostanzialmente corretta, e che nel piccolo locale di deposito non sarebbero state affatto rinvenute tracce di eternit, la cui presenza è stata poi esclusa da apposite analisi. In particolare, De Siano ha tenuto a rimarcare come i residui di cloruro citati dal tecnico Arpac siano in sostanza semplici sali presenti naturalmente nelle acque termali, quindi senza impatto ambientale. Col consenso delle parti non è stata invece ritenuta necessaria l’escussione di Antonio Mattera, Nino Iervolino e Giovanni Conte, che pure erano intervenuti. Le parti hanno poi concordato col giudice la data della prossima udienza, fissata al 15 giugno. In quell’occasione i prossimi testi da ascoltare saranno Francesco Trani, Giuseppe Impagliazzo dell’Ecoservice, e uno tra i signori Patalano e Di Massa. Il consulente Benito Trani verrà invece ascoltato in un’ulteriore occasione.

L’INCHIESTA IN SINTESI. Le contestazioni mosse ai componenti della famiglia De Siano riguardano, come detto, alcune presunte irregolarità nello smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, comprendenti quelli di tipo sanitario prodotti dai centri benessere delle tre strutture, i fanghi termali di sedimentazione provenienti dai pozzetti di decantazione e dalle docce nonché i teli in plastica imbrattati di fango utilizzati all’interno dei centri, e il presunto scarico nelle fognature pubbliche delle acque reflue industriali risultato della normale attività alberghiera (controlavaggio dei filtri delle piscine, reflui provenienti dagli stabilimenti idrotermali ecc.). Il pubblico ministero Claudio Basso coordinò le indagini che si svolsero tra il 2013 e il 2014 presso le strutture alberghiere degli imputati. Parliamo dei noti hotel San Montano, La Reginella e la Villa Svizzera, che furono sottoposti anche a sequestro preventivo il 30 giugno 2014, disposto dal gip su richiesta della Procura. Le operazioni vennero effettuate proprio dal Nucleo operativo ecologico, coadiuvati dai Carabinieri di Ischia, all’epoca agli ordini del capitano Melissa Sipala. Le laboriose attività di accertamento si svolsero proprio nei periodi di massimo afflusso turistico, per verificare l’efficienza e i reali sistemi di smaltimento dei rifiuti, speciali e non. Essenzialmente, le varie contestazioni mosse dalla Procura della Repubblica sono basate sull’accusa di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, così come prevista dall’art. 256 del Decreto Legislativo 152/2006 (Norme in materia ambientale). Per quanto concerne le posizioni personali degli imputati, il senatore De Siano è chiamato in causa esclusivamente per le attività dell’Hotel San Montano, nella sua qualità di rappresentante legale della struttura, carica peraltro rivestita soltanto sino al 30 dicembre 2013,  quando la madre, signora Lucia Castagna, subentrò formalmente nella rappresentanza legale della struttura. Michele De Siano è invece formalmente colpito da più contestazioni, in virtù del suo ruolo di amministratore unico della DMF, la società per azioni (poi divenuta a responsabilità limitata) che gestisce gli alberghi “La Reginella” e “Villa Svizzera”: un ruolo più vicino alla gestione quotidiana delle aziende di famiglia (che comprendono anche diversi supermercati dislocati in vari comuni dell’isola), rispetto a quelli ricoperti nel tempo dal fratello e dalla madre, di natura essenzialmente formale.

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