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Scarichi alberghieri, gli errori della Procura secondo la difesa

L’arringa finale dell’avvocato Bruno Molinaro è continuata ieri mattina. Il difensore di fiducia di Michele De Siano ha proseguito nella sua opera volta a smontare l’impianto accusatorio della Procura nei confronti degli imprenditori alberghieri lacchesi, a cui sono contestate una serie di irregolarità nello smaltimento dei rifiuti prodotti dai reparti termali negli alberghi Villa Svizzera, Reginella e San Montano. Dopo aver illustrato le modalità di smaltimento dei residui provenienti dalla fangoterapia, ieri l’avvocato Molinaro si è soffermato sulle altre contestazioni, iniziando da quella relativa allo smaltimento dei teli in plastica monouso, che secondo la normativa nazionale di riferimento non sono affatto considerati rifiuti sanitari pericolosi, ma possono liberamente essere conferiti come rifiuti urbani indifferenziati. Successivamente il professionista ha rivolto la sua arringa ai cosiddetti rifiuti sanitari “taglienti”, quali le siringhe, lame rasoi. Ebbene, rifiuti del genere furono rinvenuti soltanto presso l’hotel San Montano, eppure il pubblico ministero presume indebitamente che fossero presenti anche nelle altre strutture. In ogni caso, la normativa di riferimento, l’articolo 127 del decreto legislativo 152 del 2006 classifica tali rifiuti come “non pericolosi”.

Altro capitolo riguardava i contenitori di medicinali rinvenuti che, tra l’altro, erano vuoti, e quindi da classificare come rifiuti comuni. Anche i medicinali scaduti sono ritenuti non pericolosi, vista l’assenza di farmaci citotossici e citostatici, mentre altri medicinali risultavano ancora in corso di validità e conservati negli appositi armadietti. Tra l’altro, Molinaro ha precisato che la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che l’obbligo di garanzia ricade sul solo dirigente sanitario del reparto termale. Responsabilità che comunque non sarebbe chiamata in causa, vista l’assenza di smaltimenti illeciti. Il terzo punto oggetto dell’articolata arringa è stato quello degli scarichi delle acque reflue. Dopo aver formalmente eccepito la nullità degli accertamenti effettuati dal Nucleo operativo ecologico, dall’Arpac e dal pubblico ministero, l’avvocato Molinaro ha richiamato la differenza tra i controlli amministrativi e gli accertamenti disposti nell’ambito del processo, che richiedono il rispetto del contraddittorio. Inoltre l’A.t.o. Napoli2 (l’autorità d’ambito territoriale) aveva revocato le autorizzazioni agli alberghi, ma in realtà essa non era più competente in quanto era già entrata in vigore l’attribuzione allo Sportello unico delle attività produttive per il rilascio delle autorizzazioni.

Significativa circostanza fu il fatto che proprio l’Ato rettificò il provvedimento in autotutela, tramite l’architetto Cinzia Costrifate, chiamata anche a testimoniare nel processo. In sostanza, comunque, nemmeno per un giorno gli alberghi della famiglia De Siano furono privi delle necessarie autorizzazioni. Fra l’altro, durante i controlli alla Villa Svizzera gli inquirenti caddero in errore, quando per le ispezioni sbagliarono il pozzetto, esaminando quello dei reflui termali anziché di quelli domestici, e infatti, come ha ricordato Molinaro, dopo pochi giorni fecero ammenda della svista. Un errore che si sarebbe potuto evitare se al momento dell’ispezione fossero stati presenti anche i difensori o i consulenti di parte. Tutta l’arringa è stata impostata con l’obiettivo di porre nella giusta luce l’ordito normativo, tra disposizioni nazionali e regionali. Queste ultime hanno carattere speciale, prevalendo dunque sulle prime a carattere generale. Nel caso specifico i reflui termali sono assimilati a quelli domestici come prevede lo stesso regolamento dell’Ato Napoli2. L’avvocato ha illustrato la sostanziale uniformità normativa tra legge nazionale, regionale, regolamento dell’autorità d’ambito, dell’Evi e dello stesso comune di Lacco Ameno: tutti ribadiscono l’assimilabilità dei reflui termali a quelli domestici, pur considerando la peculiare composizione chimico-fisica delle acque termali e le conseguenti proprietà terapeutiche.

Ultimo capitolo dell’arringa, le acque di controlavaggio dei filtri delle piscine: «La montagna – ha dichiarato ironicamente Molinaro – ha partorito un topolino, ma morto». Il professionista ha citato una deliberazione di comitato interministeriale, tuttora vigente che annovera tra le operazioni di depurazione sulle linee di acque di scarico e fanghi i trattamenti fisici costituiti da “sedimentazione primaria” allo scopo di separare l’acqua delle particelle solide sedimentabili per gravità, e “Trattamento In Vasche Settiche” allo scopo di separare l’acqua dei solidi sedimentabili in sospensione.  Nel caso degli alberghi dei De Siano, le acque di controlavaggio dei filtri, così come le acque di scarico delle piscine, subivano un processo di decantazione in apposite vasche. Circostanza che soddisfa sia il D.P.R. 227/2011 che il Regolamento regionale n. 6/2013, che  assimila tali acque alle reflue domestiche nell’ipotesi di sussistenza di un trattamento preventivo. L’arringa, durata un’ora, ha fatto da premessa alla richiesta di assoluzione per Michele De Siano “perché il fatto non sussiste”, oltre al rigetto di ogni richiesta di sanzione nei confronti delle società cui fanno capo gli alberghi di famiglia. Il verdetto, come già anticipammo ieri, sarà emesso il prossimo 19 luglio quando l’avvocato Benetello sarà chiamato a sua volta a formulare le conclusioni.

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Francesco Ferrandino

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