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Scarichi alberghieri a Sant’Angelo, processo in dirittura d’arrivo

ISCHIA. Conclusa la pausa estiva, riprendono le attività anche presso la rinnovata sede giudiziaria di Ischia. E riprende anche uno dei processi che  attendono in pratica solo il verdetto del giudice. Si tratta della vicenda per  i presunti scarichi illegali da parte del complesso turistico Hotel Residence Torre Sant’Angelo. Nell’ultima udienza dello scorso luglio la difesa chiese l’acquisizione al fascicolo processuale delle dichiarazioni testimoniali del dottor Luigi Pianese, raccolte dall’avvocato Michele Calise, vista l’impossibilità del teste di presenziare all’udienza. Il pubblico ministero si oppose, in quanto esse non erano state raccolte con tale modalità durante le indagini preliminari, ma durante il dibattimento. Il giudice tuttavia accolse la richiesta della difesa. Resta dunque soltanto da emettere la sentenza. L’azione dell’avvocato Calise ha progressivamente “eroso” la ricostruzione dell’accusa: attraverso diverse testimonianze, la difesa ha infatti posto in evidenza che l’hotel in questione risulta classificabile tra le piccole e medie imprese, per le quali le leggi in vigore definiscono assimilabili alle acque reflue domestiche anche quelle derivanti dall’attività alberghiera e quelle delle piscine idrotermali, cioè proprio quelle attività da cui derivano gli scarichi contestati nel processo. Il richiamo al Decreto del Presidente della Repubblica 227/2011, secondo cui i reflui fecali alberghieri e le acque termali sono esclusi dal campo di applicazione della fattispecie penale dell’articolo 137 del d.lgs 152/2006, colpì pesantemente l’impianto dell’accusa, basato proprio su tale articolo, perché tali acque sono qualificabili come reflui domestici e non industriali.  Pur volendo considerare l’eventuale disciplina regionale, la norma in questione si configura come una “norma in bianco”, laddove sono le Regioni a essere investite dallo Stato a stabilire i requisiti per definire i reflui come “industriali”. E siccome il regolamento regionale n.6 del 2013 prevede che “sono considerate con caratteristiche qualitative equivalenti, e quindi assimilate alle acque reflue domestiche, le acque reflue scaricate dalle attività di cui all’elenco della Tabella A”, al cui punto 1 sono inserite le attività alberghiere con posti letto inferiori a 240 unità, come il residence Torre Sant’Angelo, ecco che in virtù di tali criteri, i reflui provenienti da attività alberghiere con tali capienze sarebbero dunque assimilati a quelli domestici. Quella ora esposta costituisce  una delle principali argomentazioni della strategia difensiva. In sostanza, l’attività difensiva ha cercato di dimostrare, leggi alla mano, che le piccole e medie imprese alberghiere dell’isola  producono unicamente reflui assimilabili a quelli classificati come domestici, e dunque i residui di metabolismo umano unitamente alle acque idrotermali non dovrebbero affatto essere ritenuti reflui industriali. Si tratta di un principio di diritto che, se riconosciuto dal Tribunale, potrebbe costituire un importantissimo precedente giurisprudenziale in grado di fare finalmente ordine nell’intricata materia e che avrebbe anche risvolti pratici significativi, stante l’altissimo numero di strutture ricettive presenti sull’isola d’Ischia, molte delle quali negli ultimi anni sono state coinvolte in contestazioni simili a seguito di una estesa serie di controlli delle forze dell’ordine disposte dalla Procura.  Come si ricorderà, l’apice di questi controlli venne toccato nel 2014: da febbraio fino ai mesi estivi si susseguirono i sequestri preventivi nei confronti di decine di alberghi. Si tratta dunque di una questione interpretativa in grado di fare chiarezza e dare anche quella certezza indispensabile agli esercenti della principale e unica industria isolana, quella del turismo, da cui dipende la gran parte dell’economia locale.

 

 

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