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Scarichi termali a Sant’Angelo, la parola ai testi della difesa

Stamane è in programma una nuova udienza del processo per i presunti scarichi illegali al suolo da parte del complesso turistico Hotel Residence Torre Sant’Angelo. Dinanzi al giudice Rocco, presso la sezione distaccata di Ischia del Tribunale, saranno ascoltati tra gli altri il dottor Enzo Rando e il signor Umberto Castellaccio come testi indicati dalla difesa, sostenuta dall’avvocato Michele Calise. Lo scorso luglio fu ascoltato il dottor Paolo Ardizio, consulente che effettuò  per conto della Guardia Costiera alcuni accertamenti presso la struttura il 28 aprile 2014, consistenti nelle verifiche sugli scarichi e le analisi sui reflui dell’albergo. Il difensore del titolare dell’impresa cui fa capo il residence, l’avvocato Michele Calise, tuttavia già in chiusura della precedente udienza aveva eccepito la nullità delle analisi delle acque reflue, compiute dal dottor Ardizio tre anni fa, in quanto da considerarsi come accertamenti tecnici non ripetibili: avrebbero dovuto essere effettuati rispettando i dettami dell’articolo 360 del codice procedura penale, cioè coinvolgendo l’indagato nelle operazioni e concedendogli la facoltà di nominare un proprio consulente. Il giudice Rocco,  accogliendo parzialmente l’eccezione difensiva dell’avvocato Calise, acconsentì all’esame del teste, seppur limitatamente alle attività effettuate in quell’aprile del 2014 presso la struttura alberghiera. Non venne invece acquisito il risultato delle analisi dei reflui eseguiti dal dottor Ardizio, in quanto effettuate senza le garanzie di legge, cioè senza dare la possibilità all’indagato di assistere alle analisi e nominare un proprio consulente.

Tale circostanza si è rivelata molto importante per la difesa dell’albergatore, al quale, infatti, viene mossa anche l’accusa di aver superato i valori dei reflui stabiliti dal D.lgs 152/2006. Il teste riferì che la struttura, pur se autorizzata allo scarico sia dall’Ato (Ambito territoriale ottimale) che dal Comune di Forio, effettuava frammistione di reflui, domestici e termali, senza le idonee procedure di depurazione e, pertanto i propri scarichi non potrebbero ritenersi assimilabili ai reflui domestici. La difesa tuttavia rispose affermando la completa buona fede dell’albergatore che, oltre a dotarsi di tutti i consulenti specifici, aveva anche ottenuto le autorizzazioni dagli organi competenti. Tali autorità, secondo lo stesso Ardizio avevano operato con molta imperizia, non avendo effettuato idonei controlli. Un punto focale, che già era emerso nell’udienza svoltasi a maggio, è costituito dal mutamento di competenze tra gli enti abilitati a rilasciare le autorizzazioni. La struttura alberghiera era infatti in possesso di autorizzazione allo scarico, come previsto dal Decreto legislativo 152/2006, rinnovabile per 4 anni di volta in volta dalle amministrazioni pubbliche competenti, l’ultima delle quali rilasciata dalla Provincia di Napoli nel 2009.

Nel frattempo però la competenza era passata ai Comuni, e il signor Castellaccio (titolare del residence) sin dal 2012 aveva richiesto al Comune di Forio il rinnovo, poi rilasciato nel 2014. L’avvocato Calise mise in luce che il suo cliente ottenne dal Tribunale amministrativo prima la sospensiva e poi anche l’annullamento della revoca dell’autorizzazione: quest’ultima fu dunque riconosciuta come valida anche ai fini degli scarichi dei reflui termali. Il penalista sottolineò che l’hotel in questione risulta classificabile tra le piccole e medie imprese, per le quali le leggi in vigore definiscono assimilabili alle acque reflue domestiche anche quelle derivanti dall’attività alberghiera e quelle delle piscine idrotermali, cioè proprio quelle attività da cui derivano gli scarichi contestati nel processo. Un punto importante, ove si consideri la disciplina del d.p.r. 227/2011, secondo cui i reflui fecali alberghieri e le acque termali sono esclusi dal campo di applicazione della fattispecie penale dell’articolo 137 del d.lgs 152/2006 su cui si basa l’accusa della Procura, perché tali acque sono qualificabili come reflui domestici e non industriali. Da parte sua, il pubblico ministero aveva già confermato la propria rinuncia agli ulteriori testimoni.

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