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Scavi a Villa Arbusto, conclusa la terza campagna: quale futuro per l’area archeologica

Gianluca Castagna | Lacco Ameno Si è chiusa oggi la terza campagna di scavo archeologico sulla collina di Villa Arbusto, nell’area attigua al complesso museale Pithecusae a Lacco Ameno. Un tessuto stratigrafico che non smette di parlare, prezioso quanto uno scrigno di tesori, che ci permette di ricavare ulteriori informazioni sulla nostra storia antichissima, con nuovi e importanti tasselli che si aggiungono al nostro già straordinario patrimonio archeologico e culturale.
Un territorio fertile per ogni studioso, come ha dimostrato il recente convegno “Pithekoussai e l’Eubea tra Oriente e Occidente”, tenutosi a maggio negli stessi luoghi che ebbero un ruolo centrale nella storia della colonizzazione greca in Occidente. Evidenze e testimonianze continuano ad emergere (quando viene data loro la possibilità, anche pratica, di farlo), per confermare – a poco più di dieci anni dalla sua scomparsa – tutta la validità, l’accuratezza, la genialità degli studi del prof. Giorgio Buchner, l’archeologo che per primo comprese che l’abitato di Pithecusae a Lacco Ameno era ampio, che dall’area di Mazzola, a Mezzavia, proseguiva lungo le pendici di Villa Arbusto fino ad arrivare a Monte Vico. Testimonianze che riaprono una discussione sull’archeologia ischitana ben lontana dall’essersi esaurita o – peggio ancora – archiviata.

La terza campagna di scavo, in continuità con lo scorso anno, è cominciata il 3 settembre ed è durata meno di due settimane. Un team di lavoro nato da un progetto di cooperazione tra l‘Università Cattolica di Eichstätt (Bavaria, Germania) e l’Università di Cork, Irlanda, d’intesa con la Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli, Dott.ssa Teresa Cinquantaquattro, sotto la cura della Dott.ssa Costanza Gialanella, guidato dalla Prof.ssa Nadin Burkhardt e dal Prof. Stephan Faust, con un equipe internazionale di studenti e dottoranti provenienti da Università tedesche e italiane.
«L’area dello scavo, iniziato nel settembre 2016 con un finanziamento della Fondazione Fritz-Thyssen-Stiftung, si trova proprio accanto Museo archeologico di Villa Arbusto» precisa la Prof.ssa Burkhardt. «Nell’antichità, durante il tempo dei Greci, quest’area era parte della zona abitativa di Pithekoussai. Finora abbiamo scoperto materiali molto interessanti e quattro muri, tre grandi e uno più piccolo. Un muro A si estende in posizione relativamente diritta, cominciando da Nordest e proseguendo verso Sudovest. Il muro B è certamente un muro di terrazzo, di livello superiore al muro A. I cocci trovati negli spazi tra le pietre appartengono al tardo stile geometrico (seconda metà dell’VIII secolo a.C.). I saggi hanno rivelato strutture murarie di terrazzamento e ceramica greca risalente a un arco di tempo compreso dall’VIII al VI secolo a.C.» «Finora – continua la Burkhardt – i reperti riportati alla luce e il contesto complessivo permettono almeno due possibilità d’interpretazione: un’area abitativa o un’area sacra. A conferma della prima ipotesi è la presenza di fornelli locali per la cottura dei cibi all’esterno e i pesi di telaio. Dall’altra parte, reperti come scarabei e i cocci di grande crateri con ansa decorata e le diverse tegole dipinte spingerebbero verso la presenza, nell’insediamento, di un edificio sacrale.»
«Per noi è estremamente appassionante lavorare in questi luoghi. Speriamo di ritornare nel 2019 con nuovo finanziamento e una nuova campagna di scavo. Nel frattempo voglio ringraziare tutti coloro che hanno collaborato con noi anche quest’anno e in particolare il Sindaco del Comune di Lacco Ameno Giacomo Pascale e l’Assessore alla Cultura Cecilia Prota.»

Il terreno adiacente al Museo Archeologico di Pithecusae ha un’ampiezza contenuta ma, archeologicamente, assai fertile se queste campagne di cavo rafforzano l’esistenza di una parte significativa dell’abitato pithecusano nei primi due secoli della colonizzazione euboica. Un’intuizione felice, quella di lasciarlo libero dal cemento (come invece era previsto dal disegno originario, che ne faceva una sorta di arena per spettacoli ed eventi), per rivelare altri tasselli della storia millenaria di Pithekoussai. Certo, al di fuori dei periodi di scavo (che

purtroppo durano per pochissime settimane all’anno), l’area circostante si presenta in uno stato francamente indecente: erbacce, ferraglia abbandonata, quintali di materiali sversati come fosse una discarica.
Riuscire a riportare alla luce, sotto gli strati di terreno, le case dei primi coloni arrivati dalla madrepatria greca, o accertare addirittura la presenza di un’area sacrale in loco, non è rilevante solo per avere un quadro più completo, con ipotesi cronologiche e informazioni socio-economiche anche inedite su questo periodo e questa zona, ma anche per decidere quale sarà il futuro di quest’area: destinarla a Parco Archeologico, annesso al Museo Pithecusae, o trasformarla (senza necessariamente tombarla) in un’area a verde in grado di ospitare manifestazioni culturali e artistiche? Una partita appena cominciata, ancora apertissima.

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