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CRONACAPRIMO PIANO

“Schiaffo” del Tar al depuratore, i sindaci: «Basta burocrazia, si volti pagina»

Dopo la sentenza della magistratura amministrativa, l’imperativo è la ripresa dei lavori per completare un’opera da troppo tempo attesa

Punto e a capo. La sentenza della quinta sezione del Tribunale amministrativo regionale riporta (quasi) al punto di partenza l’estenuante vicenda relativa alla costruzione del depuratore nella zona della collina di San Pietro nei pressi del porto di Ischia. Una sorta di tela di Penelope che viene disfatta per poi ricominciare. E ora quali sono le prospettive immediate? Il Tar ha riconosciuto le ragioni della società proprietaria dell’area, la Limparo, riconducibile alla famiglia Di Meglio, che di fronte all’illegittimità dell’occupazione del fondo di proprietà dal 2016 fino a oggi, ha condannato l’Arcadis alla restituzione dell’area, previo ripristino dello status quo ante, entro il termine di tre mesi e al pagamento dell’indennità di occupazione.

Ricordiamo in brevissimi cenni la cronologia della pluridecennale vicenda: la Limparo era divenuta proprietaria dell’area nel 2004, ma tale superficie era già oggetto di una procedura espropriativa avviata nel 2001 diretta alla realizzazione di un impianto di depurazione a servizio delle fognature di Ischia e di Barano d’Ischia. Nel 2010 era stato poi sottoscritto tra il Commissario di Governo delegato per la risoluzione dello stato di criticità in materia di bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania, da un lato, e la società Limparo dall’altro, un atto transattivo, che prevedeva la retrocessione alla società della parte superficiale delle aree occupate, con asservimento dell’area interrata. L’atto stabiliva che l’intera proprietà sarebbe stata restituita alla società, qualora l’opera non fosse stata realizzata entro il 31 dicembre 2012. Successivamente nel 2013, l’Agenzia regionale campana difesa suolo – Arcadis (subentrata alla gestione commissariale) e la società Limparo s.r.l. avevano concordato la proroga del termine di ultimazione delle opere fino al 30 giugno 2016. Termine che naturalmente non è stato rispettato.

Enzo Ferrandino: «La ventennale inerzia
della gestione commissariale ha contribuito
a complicare ulteriormente la realizzazione
di un’opera fondamentale per l’intera isola.
Adesso la priorità è innescare il
dialogo tra le parti per avviare al più presto
la ripresa dei lavori, a cui tengono
anche i privati titolari dell’area»

Il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, è molto deciso nel commentare la sentenza ma soprattutto nel delineare l’intera vicenda: «L’accaduto, per la nostra comunità, è forte motivo di doglianza nei confronti della gestione commissariale. Mi riferisco all’inerzia, all’assenza di quasi ogni tipo di attivismo, che ha finito per innescare questa querelle giudiziaria, che complica ulteriormente la realizzazione di questa infrastruttura che per noi è fondamentale. Quindi assolutamente il commissariato di governo deve attivarsi per portare a conclusione i lavori in questione. Noi pretendiamo l’indicazione di una data certa e che le ragioni degli isolani siano tenute nella debita considerazione. L’occupazione non è stata rinnovata, e mancano i pagamenti per la stessa: bisogna darsi una mossa. La comunità, non solo quella ischitana ma quella dell’intera isola, non può rimanere ostaggio di questa burocrazia sorda e arida, e infatti sono ormai vent’anni che ci viene negata la disponibilità di questa fondamentale infrastruttura».

Dionigi Gaudioso: «A breve incontreremo
tutti gli attori coinvolti per trovare
un costruttivo punto d’incontro e andare
avanti con la realizzazione dell’opera»

Una mancanza che ha i suoi riflessi a vari livelli, come spiega il primo cittadino: «Ischia potrebbe avere l’opportunità di essere riconosciuta come “bandiera blu” per quanto riguarda la bellezza del suo mare, ma non riesce a predisporre i necessari adempimenti per ottenere tale risultato perché non c’è un sistema di depurazione, e intanto siamo costretti ad assistere passivamente a questa situazione. Noi fra l’altro eravamo partiti per tempo, in merito alla pratica per ottenere l’assegnazione dell’ambito riconoscimento ma tra le varie prescrizioni che vanno soddisfatte per potersi fregiare della “bandiera blu”, vi è comunque l’esistenza di un funzionante sistema di depurazione. Dunque. continuano tuttora a moltiplicarsi i danni che ci vengono arrecati da questa ventennale inerzia». Il sindaco di Ischia ha ben chiara la prossima fase: «Adesso l’assoluta priorità è quella di innescare un dialogo costruttivo tra la proprietà dell’area e il commissariato di governo, affinché l’opera possa essere effettivamente portata a termine. Sono certo che i privati tengono alla realizzazione finale dell’opera così come ci tiene ogni ischitano. A fronte di impegni seri e di attività serie, io immagino che si possa trovare una soluzione a questo contenzioso che oggi vede soccombente l’Arcadis e in generale la gestione commissariale». Anche il sindaco di Barano, Dionigi Gaudioso, auspica una pronta ripresa del confronto allo scopo di mettere fine alla paradossale situazione: «Mi auguro a breve, insieme al sindaco di Ischia Enzo Ferrandino, di incontrare le parti in causa per trovare un costruttivo punto d’incontro e andare avanti con la sospirata realizzazione dell’opera. Anche i privati, nonostante la controversia giudiziaria, sono interessati al completamento del depuratore. A stretto giro ne sapremo di più, e spero che si riparta il prima possibile».

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