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Schilardi non scaccia i “rumors”, commissario ai titoli di coda?

Si rincorrono le voci sul congedo del prefetto che sta curando la ricostruzione post sisma sulla nostra isola. Ci sono una serie di indizi, tra cui le stesse parole del diretto interessato che “profumano” di congedo

Per ora sono solo voci. Voci insistenti relativamente alle quali sono state chieste spiegazioni anche al sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna nel corso della diretta social. Si tratta della presunta mancata riconferma del Commissario per la ricostruzione Carlo Schilardi. Al momento l’ex prefetto di Bari e Caserta è in regime di prorogatio ed entro il 15 febbraio deve essere sciolta la riserva. La legge finanziaria, approvata lo scorso dicembre, ha previsto la proroga a tutto il 2022 la gestione commissariale e lo stanziamento di finanziamenti per il pagamento del personale comunale, il rimborso della Tari e l’esenzione dell’Imu per le case inagibili. Al momento, però, la proroga di Schilardi non c’è stata. Il prefetto sta continuando a lavorare (senza compenso) per portare a compimento gli ultimi atti portando avanti l’ordinaria amministrazione. Nel contempo il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega per l’adozione di un “Codice della ricostruzione”. Una riforma di portata storica, che punta a definire un quadro normativo uniforme per le attività di ricostruzione post sisma, con l’attuazione di un modello che garantisca certezza, stabilità e velocità di questi processi, e che al tempo stesso assicuri una ripresa delle attività economiche e sociali nei territori colpiti. Una norma che porta le firme del Commissario Straordinario per la ricostruzione 2016, Giovanni Legnini, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, il Capo Dipartimento Casa Italia, Elisa Grande, che hanno contribuito alla stesura del testo. Attualmente in Italia sono in corso almeno sette ricostruzioni post sisma, ciascuna con le sue regole, le sue procedure, un proprio modello di gestione. Il “Codice” nasce proprio per superare questa frammentazione, che genera confusione normativa e diseguaglianze nei diritti riconosciuti ai cittadini colpiti dalle catastrofi naturali. La delega propone la creazione di uno specifico Dipartimento delegato alle ricostruzioni nell’ambito della Presidenza del Consiglio, in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile, con possibilità di nomina di Commissari straordinari per le ricostruzioni più complesse, e l’introduzione di uno “stato di ricostruzione”, distinto e susseguente allo “stato di emergenza”. Sarà possibile in sostanza realizzare quel passaggio coordinato tra prima assistenza alla popolazione e gestione dello stato di emergenza, affidati al sistema di Protezione Civile, e la successiva fase di ricostruzione.

Si introducono, inoltre, alcuni principi nuovi ed importanti. Innanzitutto, quello che i processi di ricostruzione non si limitino alla riparazione materiale dei danni, ma assicurino ai territori colpiti anche il recupero del tessuto socioeconomico, ad esempio con gli aiuti alle imprese. Si prevede poi che, in caso di danni molto elevati e di situazioni complesse, si possa attuare una ricostruzione pubblica dei centri urbani e storici dei comuni più colpiti attraverso progetti unitari. Per il rifacimento delle opere pubbliche si prevedono anche semplificazioni e meccanismi di accelerazione, come l’obbligo di utilizzare centrali uniche di committenza. Per la prima volta, inoltre, si apre alla possibilità di introduzione di polizze assicurative private per il ristoro dei danni da sisma, delegando il Parlamento a valutare l’eventuale introduzione di forme di indennizzo diverse dal contributo pubblico. Molte delle soluzioni proposte dalla delega sono mutuate dalle esperienze passate, ed in particolare dalle più recenti innovazioni nella ricostruzione post sisma 2016, come  il modello di gestione multilivello delle grandi ricostruzioni, affidate ad una Cabina di coordinamento, guidata dal Capo del Dipartimento o dal Commissario, con i presidenti delle Regioni interessate, i rappresentanti dei sindaci ed il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con il quale vengono stabilite precise modalità di raccordo nel passaggio dalla fase di emergenza a quella della ricostruzione. Viene poi confermato il modello amministrativo delle attività di ricostruzione, basato sugli Uffici Speciali Regionali, che assistono i comuni anche nella pianificazione urbanistica e attuano gli interventi pubblici più rilevanti, così come quello del monitoraggio, basato sulle piattaforme digitali, e dei controlli di legalità, con il rafforzamento della Struttura di missione del Ministero dell’Interno.

La nuova struttura della Presidenza del Consiglio potrà essere dotata di un contingente di personale tecnico altamente specializzato, ricorrendo a professionalità attualmente impegnate nelle ricostruzioni dell’Aquila, dell’Emilia-Romagna e del Centro Italia.

Giovanni Legnini
Giovanni Legnini

Il lavoro di Carlo Schilardi è alle battute finali dopo tre anni. Lo abbiamo raggiunto al telefono. Non ci conferma la mancata proroga del suoincarico, ma le sue parole sanno tanto di commiato. «Siamo una ‘piccola’ struttura, di quelle che costano ‘poco’ allo Stato ma abbiamo fatto tanto. Basta guardare da dove siamo partiti e dove siamo arrivati», ci dice. E spiega: «Abbiamo liquidato tutti i costi sostenuti come opere urgenti durante la prima fase dell’emergenza, pagato regolarmente il Cas a tutti, finanziato le imprese che hanno ottenuto un danno dal sisma, finanziato la messa in sicurezza di chiese, scuole e tante opere pubbliche senza dimenticare la ricostruzione privata». «I soldi dello Stato – conclude – sono stati centellinati ed utilizzati al meglio tutti per l’isola di Ischia. Non ho mai ceduto a comitati e commissioni con gettoni di presenza ed ho nominato un solo conigliere giuridico. Il tutto per investire il massimo dei fondi messi a disposizione per la ricostruzione».

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