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Scotti: «Il peggio deve ancora venire»

L’ex dirigente storico gialloblù fa il punto della situazione in merito al dramma che tutta Italia sta vivendo: «Non credo ci sarà la riapertura dei campionati, l’avevo detto e drammaticamente è successo»

E’ un Ischia anche lei deserta, sola, quella di questi tempi che ogni sera magari spera in un bollettino diverso, più favorevole, che dia speranza. E’ un Ischia silenziosa chiusa nelle proprie abitazioni che magari spera e si augura di poter tornare presto al Mazzella a guardare la sua squadra. Di questo e altro ne abbiamo parlato con l’ex dirigente storico gialloblù, Enrico Scotti: « Purtroppo il peggio deve ancora venire – dichiara amareggiato – Come dissi in un’intervista precedente quando eravamo solo appena all’inizio di questa tragedia, per me non ci sarà la riapertura dei campionati e drammaticamente è successo. Credo che in questo momento al di là di tutto, il calcio rappresenti il male minore, in termini di vite umane, visto quello che stiamo vivendo che è qualcosa di epocale. Personalmente ho vissuto l’asiatica e anche la fase di colera che ci fu, ma di quello che sto vedendo adesso non ho alcuna memoria, memoria di accadimenti di questo genere e sinceramente auguriamoci che abbiamo già visto il peggio, visto che si dice che da noi al sud deve ancora arrivare l’ondata di piena. Purtroppo sono state fatte troppe idiozie e leggerezze, si è stati un po’ troppo incoscienti e queste cose hanno portato ad una seria di contagi che non ci sarebbero stati se si fosse stati un po’ meno scellerati. Basta pensare al provvedimento iniziale di De Luca che prevedeva che un gruppo di 6 unità poteva giungere sull’isola come se alla settima ci si poteva infettare e prima no. Poi da questo tipo di ordinanza ai lanciafiamme, io non voglio fare politica ma se all’epoca ci fosse stato questo blocco, forse potevamo subire di meno anche sull’isola i contagi – e ancora aggiunge – per fortuna finalmente lo si è capito ciò che bisogna fare e molti restano in casa e quindi si spera e ci si augura id contenere il tutto, oltre poi alle buone notizie che per fortuna ogni tanto ci sono e che giungono dagli ospedale dove ci sono dei ricoverati che col farmaco studiato a Napoli, si stanno riprendendo e si sta ottenendo qualcosa. E’ ovvio che l’umore è quello che è ci sono diversi casi anche qui, come quello della giovane infermiera che conosco molto bene. Incominciamo veramente ad essere toccati e mi auguro che da qui a un mese li racconteremo solo come momenti brutti. Ma parlare di una guerra è dire poco. Mi rifiuto di ascoltare gli ultimi dati, ieri forse meno contagi perché quello che si è attuato in termini di prevenzione danno risultati, ma la scelleratezza precedente la stiamo pagando».

In merito allo sport e nello specifico ovviamente al calcio dilettantistico quanto tutto ciò peserà non solo per questa stagione che a questo punto non si sa se riprenderà, ma soprattutto per la prossima…

«E’ un fatto piramidale, se guardiamo al calcio nazionale oramai stanno tutti con gli stracci bagnati in fronte, le entrate sono quelle che sono, ognuno sta provando a farsi meno male, fino ad oggi si è andato avanti con quelli che erano i proventi delle pubblicità. Credo che assisteremo a qualcosa che riesco a immaginare ma che davvero spero non accada. Il calcio dilettantistico non ha mai brillato per capacità economiche, io ne sono stato protagonista per quarant’anni e so gli sforzi che si fanno per poter mantenere una squadra in un campionato di Eccellenza, non vi dico in quelli di categoria superiore come la D, senza andare ancora più lontani. Diventerà veramente dura, il calcio era uno di quegli aspetti della vita imprenditoriale e sociale quindi c’erano persone benestanti e aziende che diventavano sponsor e finanziatori. Noi usciremo da questa esperienza credo con le ossa rotta è dire poco, avremo bisogno delle carrozzelle. Chi viveva alla giornata come si ritroverà dopo un mese e mezzo? Se io che sono un geometra che ha lavorato tantissimo e ho sia guadagnato sia in viaggi e nel calcio ma ho anche conservato e quidni oggi mi posso pemettere una vita agevole perché se dovessi vivere di pensione, starei a chiedere l’elemosina davanti alla chiesa, mi chiedo come faranno le tante persone che invece non hanno avuto e non hanno questa possibilità e che appunto vivevano alla giornata. E penso poi agli sponsor alle aziende costrette a chiudere e a mandare i propri indipendenti in cassa integrazione, nessuno avrà il tempo di pensare al calcio ma nemmeno, chi avrà la forza di andare a sostenere una squadra di calcio? Noi veramente vivremo un qualcosa di epocale, io ho 3 nipoti e penso a quale sarà il loro futuro. Non voglio essere pessimista ma credo che in questo momento nessuno abbia la forza e la vogli di parlare di calcio, nonostante sia stato il mio mondo, io non è che la vedo nera ma io non la vedo proprio. Magari tutto sarà affidato agli amatoriali, ma non riesco nemmeno a immaginarlo perchè è talmente catastrofica la cosa che a volte spero solo di aprire gli occhi e rendermi conto che ho fatto un brutto sogno».

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