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Scuola al via, Sironi agli studenti: ‘Anno di sfide, affrontatele con serenità’

Gianluca Castagna | IschiaUna scuola tutta da raccontare quella che apre i battenti oggi giovedì 15 settembre. Migliaia di studenti, dai più piccoli delle elementari agli adolescenti delle superiori, entrano al suono della campanella nel vivo di un viaggio nuovo e avvincente, un’esperienza cruciale nella loro formazione civile e didattica. Certo, accanto all’entusiasmo, esistono problemi annosi nel sistema scuola che inevitabilmente si riflettono nella nostra realtà e sul territorio isolano. Una scuola che riparte, dunque, tra qualche novità e i soliti vecchi problemi. I dirigenti scolastici sono ognuno al proprio posto, al contrario degli insegnanti che arriveranno coi soliti italici ritardi dovuti al valzer delle nomine (quest’anno particolarmente capriccioso e imprevedibile). E ancora l’edilizia scolastica traballante, il caro libri, l’alternanza scuola-lavoro, la qualità della formazione, il rischio dispersione. Insomma, la Buona Scuola è già una promessa tradita o solo rinviata?
Il Golfo ha fatto un piccolo viaggio nella scuola isolana, ascoltando i dirigenti scolastici a pochi giorni dal fatale suono della campanella. Il primo che abbiamo sentito è il prof. Mario Sironi, da un anno preside dell’Istituto Professionale Alberghiero “V. Telese” di Ischia.
Foto principaleProf. Sironi, un bilancio sul suo primo anno da dirigente scolastico dell’IPS dell “V. Telese” di Ischia. Quali soddisfazione e quali delusioni?
«Sono molto contento del lavoro svolto. L’Istituto Alberghiero di Ischia vanta una tradizione di qualità da tempo, anche prima del mio arrivo. Il numero degli iscritti è aumentato, avremo più prime, senza dubbio un motivo di orgoglio. L’ombra riguarda la questione dell’indirizzo agrario, purtroppo non siamo riusciti a far percepire alla comunità l’importanza e il valore di un tale percorso formativo».
Cos’è che non ha funzionato? In fondo l’isola guarda con crescente sensibilità i temi green.
«E’ una battaglia difficile, bisogna lavorarci molto. Forse la nostra sfida più grande. Si tratta di cambiare abitudini, approcci, tradizioni. Sull’isola d’Ischia permane una questione culturale molto forte, per cui ci si orienta preferibilmente verso gli studi liceali a prescindere. E’ un blocco che persiste già durante gli anni della scuola media inferiore. Sono un po’ polemico verso chi si esulta per l’esistenza di un indirizzo agrario e poi nei fatti non si muove. Mi chiedo quanto famiglie che hanno accolto favorevolmente la nascita di questo indirizzo abbiano iscritto i proprio figli a questa scuola».
Che ne sarà degli allievi che dovrebbero frequentare la classe seconda dell’Agrario?
«Adotteremo la soluzione offerta dal modello di “classe articolata”. Gli allievi studieranno le materie comuni insieme ad altri studenti. Si separeranno nel caso delle materie professionali. In queste ore siamo in attesa dall’Ufficio di competenza del provvedimento con cui si attiverà il metodo».
Dell’indirizzo Grafico-pittorico che mi dice?
«Sono molto soddisfatto, la risposta è positiva, il percorso di studi si orienta sempre più verso la comunicazione fotografica e la videoripresa pubblicitaria»
Com’è la situazione docenti alla vigilia del nuovo anno scolastico? Quanti colleghi sono arrivati o arriveranno?
«Siamo quasi al completo. Al “Telese”, come in altre scuole del territorio nazionale, questa fase è un po’ caotica, vedremo presto quello che succede».
Foto quartaGli insegnanti del Sud sono scesi in piazza per protestare contro le “deportazioni” verso il Nord previste dalla Buona Scuola. Non le sembra esagerato definire un trasferimento come “deportazione”, a fronte di un lavoro sicuro dopo anni di precariato?
«Il termine “deportazione” è certo infelice, ma c’è un problema vero: il meccanismo con cui avvengono questi trasferimenti è un meccanismo oscuro. Se io dovessi dire che ho capito perché un docente sia mandato nell’ambito di Roma piuttosto che nell’ambito di Padova, è abbastanza difficile. Con la vecchia normativa, esisteva un punteggio, si conoscevano i posti vacanti, sapevo che per lavorare dovevo andare lì. Con il meccanismo attuale è tutto poco chiaro. Dicono: è stato l’algoritmo. Un meccanismo divino, imperscrutabile o qualcuno ha deciso che dovesse funzionare in un certo modo?».
Aver introdotto concetti come “premialità” e “merito” fra gli insegnanti aiuta a creare una diversa valutazione sociale del loro ruolo?
«Secondo me no».
La legge 107, in particolare la parte che si occupa dell’alternanza scuola-lavoro, potrebbe essere oggetto di un referendum abrogativo. La CGIL ha già l’elmetto pronto. C’è il rischio di tornare al punto di partenza? Al “Telese” esiste oppure no un problema di qualità nell’alternanza scuola- lavoro?
«Per un istituto professionale come il nostro, tradizionalmente orientato all’occupabilità immediata dopo il titolo, il tema dell’alternanza scuola-lavoro è vissuto con meno timori. Sul nostro territorio c’è una tradizione consolidata, di lunga data, con le aziende del settore. Il problema qualità esiste perché non sempre tutti comprendono che non si tratta e non può essere manodopera a basso costo, ma un percorso formativo vero e proprio che dovrebbe interessare in primis l’azienda. Oggi la qualità del personale è fondamentale per le aziende, qualunque sia il settore dove operano. Che questa qualità nasca già all’interno del percorso formativo e professionale della scuola è altrettanto decisivo. Ecco perché poter contare su un rapporto di qualità tra scuola e lavoro è importantissimo. Capisco che per altri percorsi scolastici la questione si ponga in maniera più complicata. Non bisogna nascondere la testa sotto la sabbia, il rischio che l’alternanza scuola lavoro possa fornire manodopera a basso costo, è innegabile. Il problema è capire e monitorare la correttezza del rapporto tra scuola e azienda. Ci confrontiamo spesso con un comitato tecnico scientifico di cui fanno parte rappresentanti di Federalberghi, Associazione Sommelier, insieme ragioniamo sulle esigenze del mondo del lavoro, cerchiamo di capire come sta cambiando il profilo professionale. Insomma, gestiamo la questione con intelligenza e molta attenzione. Mantenendo fermo il principio che si tratta di educazione e formazione».
Cosa pensa della rete d’ambito? Quali benefici apporterà alla scuola isolana e al territorio? Quale contributo darà il Telese anche sotto il profilo delle specifiche competenze?
«Siamo agli inizi, i compiti non sono ben chiari. Credo che la rete sia l’orizzonte funzionale a cui tutte le scuole devono lavorare, dal risparmio alla valorizzazione del personale, e quando parlo di formazione non penso solo al corpo docente ma anche al personale Ata, pezzi fondamentali di una scuola. Come “Telese “ siamo completamente a disposizione dell’ambito, per quello che possiamo».
Questione sicurezza, oggi più sensibile che mai. Siamo sicuri di stare al sicuro?
«La sicurezza strutturale c’è, staticamente non abbiamo problemi. E’ un tema, quello della sicurezza, su cui non ci finisce mai di lavorare e di migliorare. I problemi del Telese sono noti da tempo: abbiamo carenza di aule, proprio perché abbiamo avuto più prime. In questa direzione ci stiamo organizzando gli spazi in maniera diversa, creando quelli che definiamo ambienti d’apprendimento. Ambienti dedicati alle discipline: gli studenti andranno a studiare l’italiano o la scienza nell’ambiente d’apprendimento costruito appositamente per italiano e scienze. Un po’ il modello del college».
Foto terza
Il ministro del Lavoro Poletti ha dichiarato che tre mesi di vacanze sono troppi. Che ne pensa?

«Penso che si dicano troppe cose senza conoscere davvero la realtà della scuola italiana. Nè sapere come funziona. Troppi per chi? I nostri studenti spesso lavorano, sono impegnatissimi, altro che tre mesi di vacanze; se parliamo dei docenti, poi, non sono certo tre mesi. Abbiamo un sistema scolastico che, rispetto ad altri paesi, fa più ore di lezione».
App e videogiochi per fare i compiti, tutor online con docenti da tutto il mondo, siti per scambiare gli appunti o per comprare i libri usati. In che modo la tecnologia cambia il modo di studiare? Che ne pensa della digitalizzazione della scuola?
«All’IPS Telese ci stiamo lavorando da tempo, soprattutto per snellire le procedure amministrative. Riguardo alla didattica, stiamo operando sugli ambienti apprendimento. Non sono un fanatico della digitalizzazione, si può insegnare bene anche con carta e matita. Chiaramente è una provocazione, so che oggi il mercato richiede certe competenze e una buona formazione non può prescindere dalla tecnologia, ma bisogna conciliare le due esigenze. Ciò che favorisce un buon insegnamento è la relazione umana».
Quali sono le novità che troveranno gli studenti del “V Telese” nel nuovo anno scolastico?
«Costruiamo quotidianamente opportunità per migliorare la qualità della nostra formazione. Voglio parlare dei tirocini, esperienza formativa importantissima. L’anno scorso ne abbiamo fatti 53. Non è poco. Sono stati coinvolti studenti di quarta e quinta, di ogni indirizzo. La risposta è particolarmente buona, ma bisogna lavorare sempre di più. La scuola fornisce le basi, la struttura, ne ho parlato con lo chef Palamaro che è stato un nostro studente. La costruzione di una professionalità stellata richiede tempo, impegno, sacrifici, ricerca. Lo dico soprattutto a quegli studenti, che pur talentuosi, pensano che una volta diplomati, entrino subito dopo in uno studio televisivo a fare Masterchef. Non è così».
Faccia un “in bocca al lupo” ai suoi studenti, quelli delle prime classi e quelli che già conoscono la scuola.
“Affrontate il nuovo anno scolastico con la massima serenità. Qualunque problema o zona d’ombra, ci ragioneremo e lo risolveremo».

 

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