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Scuola, applauditissima la lectio magistralis del prof. Galimberti

Al convegno, venerdì scorso al Polifunzionale, è seguito un laboratorio a cui hanno preso parte 90 tra docenti e genitori

Una sala Polifunzionale gremita ha accolto il professor Galimberti che, lo scorso primo marzo, ha tenuto una interessante lectio magistralis dal titolo “Eroi fragili. La condizione giovanile nell’età del nichilismo”. A organizzare l’evento, l’Istituto “A. Baldino”, i Comuni di Barano e di Ischia, insieme ad un parterre di associazioni ed enti operanti sul territorio e sottoscrittori del patto di sviluppo territoriale siglato con la scuola (InSophia, organizzatrice del Festival di Filosofia, FIDAPA, Oltre, Usri, Garden Club).

È stata  la Dirigente Mariarosaria Mazzella a dare il benvenuto a tutti i convenuti e a ringraziare i presenti, in modo particolare l’assessore Fortini, il prof. Ugo Vuoso e Salvatore Pace vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, «con orgoglio – ha continuato la Mazzella – mi piace dire grazie alle amministrazioni di Barano e di Ischia e a tutti coloro che hanno inteso da un triennio sottoscrivere con noi un patto di sviluppo territoriale per l’inclusività scolastico- sociale dei nostri alunni. Includere significa rispettare l’unicità della persona, capire i suoi disagi e questo non si può fare da soli, è fondamentale si riscrivano i protocolli di processo della comunità educante. Dobbiamo educare il saper essere, la scuola è di tutti e investire sulla scuola significa investire in un futuro migliore». Contestato per l’eccessiva lunghezza il saluto del Sindaco di Barano, Dionigi Gaudioso, che è stato accompagnato da un rumorio di fondo e stoppato prima del tempo dagli applausi, nel suo intervento una critica generica verso il sistema scolastico, gli studenti e gli insegnanti. «Mi fa piacere vedere in platea – ha dichiarato invece il Sindaco Enzo Ferrandino – dirigenti degli istituti isolani, tanti insegnanti e genitori, la famiglia e la scuola restano i fattori educativi più importanti nella nostra società e noi, come amministrazione, siamo al vostro fianco. Non possiamo guardare i giovani d’oggi pensando come eravamo noi, da giovani. Questo perché il mondo è cambiato, sono cambiati i valori e il ritmo della vita. Va tutto più veloce, anche le attese si fanno frenetiche e le delusioni colpiscono anche da dietro uno schermo dove, purtroppo, i nostri giovani trascorrono buona parte del tempo. Lo vedo anche con i miei figli, la vita scorre davanti a un filtro che fa sembrare tutti più felici, più belli, quando la realtà è però un’altra: la vita degli altri appare più meravigliosa della nostra e, dietro a questo filtro, ci si sente soli, nonostante l’essere sempre connessi. Per noi genitori, per gli educatori, ma anche per noi amministratori c’è bisogno di un libretto di istruzioni per leggere e, soprattutto, comprendere i giovani d’oggi e l’incontro di questa sera con il professore Galimberti può aiutarci in questo senso».

Quest’ ultimo ha tracciato un quadro non proprio florido delle generazioni odierne, sottolineando che per loro il futuro sta diventando più una minaccia che una promessa. «Si chiedono – ha continuato Galimberti – perché impegnarsi e darsi da fare, nei casi limite anche perché stare al mondo. E per sopperire all’angoscia che deriva loro dallo sguardo sul futuro bevono (tanto), si drogano e spesso si alzano a mezzogiorno. Quando mi sono laureato in filosofia sapevo che entro due anni avrei lavorato come docente: oggi chi si laurea in filosofia sa che non insegnerà mai. Il disagio giovanile non è solo la manifestazione di crisi psicologiche esistenziali, tipiche della adolescenza e della giovinezza, ma il prodotto di una crisi profonda, culturale, che investe prima di tutto il mondo degli adulti popolato da genitori assenti che delegano l’educazione dei figli alla televisione o allo smartphone e di troppi insegnanti che si preoccupano quasi solo di sviluppare e valutare l’oggettività delle competenze e delle prestazioni». Secondo quanto affermato dal sociologo, i problemi, vanno ricercati nelle famiglie, che sono un disastro, e nella scuola, che non educa più: al massimo, quando va bene, istruisce. «La scuola – ha detto ancora –  dovrebbe invece seguire i processi evolutivi dei giovani, traducendo i loro impulsi in emozioni e le emozioni in sentimenti. Per la prima volta, peraltro, anche l’esperienza dei padri – cresciuti in un mondo fisico – non serve ai figli, che crescono nel web. L’unico atteggiamento possibile è di ascoltare i giovani, quando decidono di parlare». L’indomani circa 90 interessati  tra docenti e genitori, hanno approfondito il tema trattato in conferenza da un punto di vista pratico, proponendo quattro laboratori che, in modo trasversale, hanno attraversato e trattato il concetto di “relazione”. I laboratori si sono tenuti nella sede dell’Istituto “A. Baldino” di Barano d’Ischia e ha visto sei esperti del settore educativo, di formazione psicologica e filosofica (i dottori Raffaele Mirelli, Domenico Nardiello, Giorgio Espugnatore, Maria Raffaella Scotto, Francesco Impagliazzo e Rossella Monte) approfondire i temi esposti dal professor Galimberti, incentrando i laboratori esperienziali sul concetto di “relazione e comunicazione”.

I partecipanti hanno potuto analizzare ed affinare le strategie relazionali da mettere in campo nei momenti di difficoltà. Dal concetto di frustrazione a quello di ascolto, passando attraverso le richieste dei docenti e dei genitori, si è potuto constatare quanto sia importante, nella complessa sinergia educazionale, che le relazioni vengano indagate e considerate nella loro totalità, senza mettere da parte nessuno degli attori che la compongono: alunni, genitori, docenti, dirigenti e istituzioni. I laboratori, dapprima divisi per settori specifici, sono poi confluiti in un momento plenario dove, docenti e genitori, hanno potuto discutere in toto dell’esperienze fatte singolarmente, confrontandosi. I partecipanti hanno, in chiusura, espresso la volontà di proseguire in percorsi formativi come questo per stimolare una continuità dinamica e formativa nel tessuto istituzionale che – spesso – mette in evidenza delle vere e proprie “fragilità” degli attori coinvolti.

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