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CRONACA

Scuola in via Oneso, è finita: arriva anche l’ok della Corte d’Appello

L’incidente di esecuzione dà il via libero alla revoca di demolizione dell’immobile che è stato adibito a plesso dell’Infanzia: le motivazioni segnano un caso unico fin qui sul territorio nazionale

Adesso su questa vicenda può finalmente calare il sipario. E, sia chiaro, nel migliore dei modi. Sull’acquisizione da parte del Comune di Casamicciola, rappresentato dall’avv. Bruno Molinaro, dell’immobile di via Oneso destinato poi a scuola dell’Infanzia, la Corte d’Appello appone il sigillo di legittimità alla procedura amministrativa ed all’incidente di esecuzione. Scrivendo un pezzo di “storia giuridica” perché parliamo del primo caso in Italia nel quale un’abitazione destinata a plesso scolastico viene acquisita al patrimonio comunale stoppando così la già sancita demolizione.

L’acquisizione conservativa, di fatto, rappresenta una primizia che si è concretizzata nel caso di specie. Dopo il parere favorevole della Procura Generale a chiudere il lungo contenzioso ci ha così pensato il giudice dell’esecuzione che fa calare il sipario su una vicenda a lieto fine, che ha regalato uno spazio per bambini costretti dopo il sisma ad “emigrare” nella vicina Ischia. Nella corposa documentazione, naturalmente, il presidente Antonio Gallo e il consigliere estensore Aldo Polizzi, spiegano nel dettaglio anche le motivazioni che hanno portato alla revoca dell’ordine di demolizione.

In primo luogo si ricorda che emerge che “l’immobile abusivo di cui alla procedura di demolizione è stato definitivamente acquisito al patrimonio comunale e destinato con delibera richiamata in atti a comprovato impiego di pubblica utilità destinandolo a sede scolastica per l’infanzia in sostituzione del plesso scolastico Ibsen ubicato in via Principessa Margherita e classificato con esito ‘lettera e’ come edificio inagibile nella apposita scheda aedes a seguito dei noti eventi sismici”. Nel contempo viene rammentato che una precisa normativa, ossia l’art. 31 del DPR 380-2001 “prevede che l’immobile abusivo non venga demolito laddove sussistano rilevanti interessi pubblici al suo mantenimento nella proprietà del Comune ed in base all’art. 1 comma 65 della legge Regione Campania n. 5 del 2013 gli immobili acquisiti al patrimonio dei Comuni possono essere destinati prioritariamente ad alloggi di edilizia residenziale pubblica, di edilizia residenziale sociale, anche con l’assegnazione in locazione degli immobili destinati ad uso diverso da quello abitativo, o ai programmi di dismissione immobiliare”. Il giudice ricorda ancora che per costante ed uniforme indirizzo della Corte di Cassazione il giudice dell’esecuzione ha l’obbligo di revocare l’ordine di demolizione ove sopravvengano atti amministrativi con esso del tutto incompatibili. E in tema di reati edilizi, si scrive nel dispositivo, “costituisce ipotesi eccezionale ostativa all’esecuzione dell’ordine giurisdizionale di demolizione, l’adozione di una delibera comunale che dichiari la sussistenza di prevalenti interessi pubblici all’acquisizione dell’opera abusiva al patrimonio del Comune, ove sussistono riconosciute e specifiche esigenze che giustificano tale scelta”.

Ed è proprio questo l’iter seguito in tutto e per tutto dall’amministrazione guidata dal sindaco Giovan Battista Castagna e questo viene riconosciuto anche dalla stessa Corte d’Appello che scrive testualmente: “Alla luce delle deliberazioni amministrative illustrate in premessa, la destinazione impressa all’immobile ad edilizia scolastica appare certa, effettiva e definitiva, non risultando la stessa ancorata ad alcun termine o evento futuro o incerto (ed anzi parzialmente già in esecuzione). Vi è stata adozione di una formale deliberazione del consiglio comunale con cui si è dichiarato formalmente l’assenza di contrasto con rilevanti interessi urbanistici e, trattandosi di costruzione in zona vincolata, l’assenza di contrasto con interessi ambientali (in conformità al parere dell’ufficio tecnico comunale ed ai tre pareri favorevoli della Sovrintendenza”. La conclusione non può che essere una: “Ritiene questa corte che, in conformità al parere favorevole della Procura Generale, debba disporsi la revoca dell’ingiunzione giudiziale di demolizione in riduzione in pristino delle aree. Per questi motivi revoca l’ordine di demolizione giudiziale con ripristino contenuto nella sentenza D con sentenza pronunciata dalla Corte di Appello di Napoli, sez. VI, il 2 marzo 1994, divenuta irrevocabile il 16 aprile 2008, veniva confermata la condanna emessa dal tribunale di Napoli, in composizione monocratica a carico di Borriello Immacolata”.

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