CRONACA

Scuola: Si parte con oltre 250mila supplenti con contratti a tempo determinato

Ad essere interessati docenti ed Ata, per questi ultimi almeno un lavoratore su cinque ha un contratto precario

Passato o quasi l’ennesima stagione estiva che per i lavoratori della scuola trascorre appesi all’emissione di bollettini elaborati dal famigerato algoritmo che può segnare il futuro di migliaia di famiglie, ci si presenta al via del nuovo anno con una serie di emergenze più o meno “storiche” alle quali non si riesce a mettere in campo le opportune soluzioni a partire dagli oltre 250mila contratti a tempo determinato, un dato che certifica una vera e propria emergenza sociale. Solo tra i docenti, tanto per dare qualche numero, i contratti di supplenza hanno raggiunto quota 232 mila, di cui oltre 177 mila su cattedre intere e più di 53 mila su spezzoni orari. Anche per il personale Ata la situazione è critica: quasi un lavoratore su cinque ha un contratto precario. Lo afferma il Segretario generale della Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile.

“Paradossale è il blocco delle assunzioni causato dal mancato scorrimento delle graduatorie per gli idonei: se rinuncia un vincitore si scorre la graduatoria; se rinuncia un idoneo, invece, non si procede con lo scorrimento della graduatoria, pur in presenza di posti vacanti residui. Un sistema che penalizza chi è in graduatoria, limita le assunzioni e costringe a ricorrere alle supplenze, compromettendo la continuità didattica. Chiediamo l’eliminazione di questa rigidità per rispondere meglio alle reali necessità delle scuole”, sostiene D’Aprile.

“Come denunciamo da tempo, non si può più sostenere il ricorso continuo alle supplenze. È indispensabile un piano straordinario di immissioni in ruolo, l’utilizzo delle Gps come ulteriore canale per le assunzioni in ruolo, la trasformazione definitiva dell’organico di fatto in organico di diritto e il pieno utilizzo di tutte le graduatorie, compresi gli idonei. Un sistema di reclutamento che genera precariato rende un intero paese precario”, conclude il Segretario.

Altro fronte aperto riguarda il personale ATA neo immesso in ruolo che viene lasciato senza percorsi di formazione: un copione che si ripete e che la UIL Scuola denuncia da anni.

Già nel 2022 la UIL Scuola, pur accogliendo positivamente l’avvio di un piano di formazione rivolto esclusivamente a DSGA e assistenti amministrativi, aveva chiesto di estendere tale opportunità a tutti i profili ATA e di rendere la misura stabile. Ogni figura, infatti, svolge un ruolo indispensabile e delicato che richiede competenze specifiche e aggiornate.

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Abbiamo proposto correttivi precisi – sottolinea la UIL Scuola – affinché la formazione fosse distinta per profilo e realmente rispondente ai bisogni professionali. Tuttavia, ancora oggi, l’amministrazione sembra non riconoscere l’importanza formativa del lavoro svolto dal personale ATA.Il paradosso è evidente: mentre si chiede alle segreterie di gestire pratiche sempre più complesse che spaziano dalla contabilità agli appalti, dalla gestione giuridica del personale al supporto diretto agli studenti, non si garantiscono strumenti adeguati di aggiornamento. Il risultato è che i neo immessi in ruolo sono costretti a ricorrere al “manuale del fai da te” e all’aiuto partecipe dei colleghi, sacrificandosi spesso oltre l’orario di lavoro per permettere alle scuole di funzionare.

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La formazione del personale ATA non può essere più un tema marginale – conclude la UIL Scuola – ma rappresenta un presupposto indispensabile per la qualità e l’efficienza del servizio scolastico e, di conseguenza, per il futuro dell’intero sistema educativo italiano.

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