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Scuola, urge un restyling per il plesso D’Abundo

FORIO – Quello dell’edilizia scolastica è un tema molto caldo, e lo diventa ancora di più all’indomani di catastrofi naturali (come il recente terremoto nel Centro Italia), che risvegliano inevitabilmente l’interesse di cittadini e istituzioni. Queste ultime, anche per evitare la scure della magistratura, tentano in ogni modo di mettere in sicurezza le strutture pubbliche (e quindi anche le scuole), investendo parte delle proprie risorse economiche in interventi che, in qualche circostanza, si rivelano delle vere e proprie fregature, che vengono perpetrate ai danni degli enti locali da imprese edili interessate più al proprio tornaconto che all’incolumità di coloro che fruiscono degli edifici ristrutturati alla meglio.

A Ischia le strutture scolastiche – tranne qualche rara eccezione – non se la passano granché bene, e ciò anche a causa del fatto che i plessi in cui sono allocati i vari istituti dell’isola spesso e volentieri vengono lasciati a loro stessi, rassomigliando sempre più alla “De Amicis” descritta dagli studenti di Marcello D’Orta nei temi raccolti nel fortunato best seller “Io speriamo che me la cavo” (trasposto cinematograficamente da Lina Wertmüller nell’omonimo film del 1992). È questo il caso della “Leonardo D’Abundo” di Panza, che come si evince in maniera eloquente dal nostro reportage fotografico versa in condizioni non del tutto ottimali, che potrebbero sensibilmente migliorare se solo ci fosse la volontà, da parte dei competenti organismi politici, di porre rimedio a questa situazione che reca grave danno alla comunità foriana e a quella scolastica, costretta a svolgere le proprie attività all’interno di strutture vergognosamente fatiscenti.

A renderci partecipi dell’assurdo degrado che caratterizza il plesso panzese è stato Giovanni Iacono, un cittadino che vive nella frazione del Comune di Forio: «Di recente – ci racconta Giovanni – sono venuto a conoscenza che nell’impianto antincendio ci sono soltanto i tubi, mentre le pompe sono del tutto inesistenti. Sono stato a fare un sopralluogo, e ho notato diverse problematiche: impianti elettrici non a norma, zone col pericolo che possano cadere calcinacci su qualcuno, pessimo stato dell’area al di fuori della struttura, sala teatro puntellata sotto il tetto e, se ciò non bastasse, anche varie infiltrazioni d’acqua. In tutta onestà non riesco a trovare un termine per definire il plesso, e non capisco come mai sia mancata negli ultimi trent’anni una seria progettualità volta alla riqualificazione dello stesso, per non parlare poi della totale indifferenza di cittadini e istituzioni. Se la mia omertà potesse servire a fare qualcosa non parlerei, ma davvero non riesco più ad accettare che ancora oggi, con tutto il benessere di cui godiamo, si debba consegnare una realtà del genere ai nostri ragazzi. Sarei lieto se cittadini e istituzioni s’impegnassero affinché si riporti una delle strutture scolastiche più belle dell’isola al suo antico splendore. Spero che la mia denuncia possa scuotere le coscienze delle persone – conclude Giovanni – e dare un luogo dignitoso ai nostri ragazzi».

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