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Scuole chiuse, bilancio, Natale: così parlò Enzo Ferrandino

Stasera il consiglio comunale ad Ischia, alla vigilia il sindaco d’Ischia si sofferma in questa intervista a Il Golfo anche su altre delicate tematiche partendo dalla decisione di prolungare lo stop all’attività didattica in presenza

Partiamo dal caso (o dal caos scuole). Conosciamo la vicinanza del sindaco e dell’amministrazione all’attuale governo regionale ed in particolare all’assessore alla Pubblica Istruzione, ma l’impressione è che nella vicenda legata alla riapertura dei plessi un po’ tutti se ne siano lavati le mani. E lo stesso De Luca alla fine abbia lasciato la patata bollente in mano ai sindaci. Ma rinviare l’apertura è davvero la scelta più saggia?

«Sicuramente è la decisone più cauta e noi ci troviamo dinanzi ad una vicenda nella quale bisogna essere fortemente cauti. Questo passaggio di competenze che rappresenti è frutto della valutazione delle peculiarità che vengono fuori sui territori, non è insomma giusto accomunare i municipi sparsi nell’intera Campania ma bisogna fare valutazioni singolari legate ad esempio alla curva del contagio, alla presenza di adeguate strutture ospedaliere ed altri parametri. Insomma, l’impalcatura istituzionale relativa al predetto passaggio di competenze deve essere giudicata tenendo in debita considerazione le diversità e le peculiarità delle varie comunità governate. Da qui l’ultima parola ai sindaci, che devono in qualche maniera intervenire andando a stabilire che tipo di approccio avere nell’ambito del mondo scolastico».

Dunque nel caso di specie è giusto dire che tra i parametri presi in considerazione per procrastinare l’apertura ci sono ad esempio un insieme di fattori quali l’insularità, la presenza di un unico presidio sanitario che non può essere “ingolfato” e via discorrendo?

«C’è un mix di variabili che bisogna tenere in considerazione. Il primo aspetto è che nell’ordinanza n. 90 dello scorso 15 novembre si parlava di un’attività di screening volontario che bisognava avviare in maniera propedeutica per l’apertura delle scuole dell’infanzia e delle prime elementari. Ci troviamo dinanzi ad un’attività che non ha avuto un resoconto ufficiale da parte dell’Asl, ma ufficiosamente siamo venuti a conoscenza che soltanto poche decine di nostri concittadini si sono avviati a effettuare questa sorta di controllo. Questo era un aspetto importante, ma il controllo è stato davvero minimo e residuale. Logico, allora, che se si vuole rispondere ai criteri della cautela è il caso di soprassedere e concedere un lasso temporale più ampio agli ischitani per sottoporsi a questo screening che a mio avviso continua a rimanere un elemento fondante. E poi, come dicevi tu, c’è da non sottovalutare l’effetto dettato dalla presenza di strutture sanitarie sul territorio: dobbiamo essere grati agli operatori del Rizzoli, ma non bisogna dimenticare che il nostro equilibrio è molto fragile e che dunque le potenziali occasioni di contagio vanno assolutamente centellinate».

Nessuno lo dice, ma sotto sotto l’idea generalizzata che ci facciamo dall’esterno è quella che si punti, tra un differimento e l’altro, a non favorire il ritorno tra i banchi di scuola prima della fine delle festività natalizie. E’ soltanto una “maliziosa” impressione?

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«Sono sincero, questo aspetto non l’ho proprio preso in considerazione e parlando con qualche altro collega sindaco mi è parso di capire che lo stesso valga pure per loro. In questo momento di emergenza, tra l’altro, stiamo imparando a vivere alla giornata, a leggere i numeri la sera quando ci arrivano i report. A mio avviso dobbiamo avere l’atteggiamento, come dicevo, di chi analizza una serie di variabili e poi adotta decisioni consequenziali. Non so se questo ci porterà a raggiungere le vacanze di Natale con le scuole aperte o chiuse, ma posso assicurarti che se il contesto ci consentirà di introdurre i nostri figli in classe per fare lezione in presenza saremmo anche pronti a farlo prima delle festività natalizie».

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Intanto è arrivato uno snodo cruciale, il consiglio comunale nel quale bisogna approvare il bilancio. Ogni qualvolta si parla di numeri legati alla pubblica amministrazione la matematica non pare mai essere un’opinione. Ma qual è realmente lo stato di salute dell’ente dal punto di vista economico-finanziario, al netto delle “ferite” causate dal covid che per ovvi motivi non hanno risparmiato nessun ente locale?

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«Lo stato di salute di un ente si valuta da una serie di aspetti emblematici, partendo dal lasso temporale che si impiega per pagare le proprie forniture, o la puntualità del pagamento degli stipendi o dei canoni che finiscono per portare avanti i servizi sul territorio. Il Comune di Ischia paga a trenta giorni i suoi fornitori, hai i DURC in regola, non ha arretrati di canoni. E tutto questo in un momento triste di liquidità, con una serie di imposte e tributi che non si incassano in virtù dell’emergenza sanitaria o con tasse come quella di soggiorno che si sono dimezzate. Nonostante questa fortissima contrazione delle entrate, parliamo di un ente con solide fondamenta che affronta questo momento difficile onorando tutte le proprie debitorie con estrema puntualità».

A Natale non ci sarà turismo, non ci saranno feste ed eventi, ma al netto di possibili coprifuoco e quant’altro ci saranno almeno le luminarie a ricordare il periodo festivo? Qual è l’orientamento di Ischia?

«Quello di garantire un minimo senso di valore natalizio, anche se quest’anno mancheranno i flussi turistici dell’ultimo decennio. Qualcosa stiamo lavorando, qualcosa faremo, ma si tratterà di addobbi che non dovranno pesare sulle casse comunali: in questo momento una fase del genere va gestita con assoluta sobrietà, il Natale non dovrà essere un peso per l’ente. Ma certo ai bambini, che già vivono una fase complessa della propria esistenza, è bello regalare un sorriso quando potranno uscire di casa».

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