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Se Ischia ha bisogno di un sindaco forestiero

ISCHIA – E’ un momento particolare, davvero particolare, e tale promette di rimanere ancora per diversi mesi, fino a quando le carte non saranno definitivamente scoperto ed avremo modo di capire a che gioco stanno giocando gli interpreti della telenovela politica nel Comune di Ischia. Eh sì, perché come stiamo ripetendo ormai da diversi giorni non c’è dubbio che ruoti tutto attorno all’ormai storico “caularone”, ma è altrettanto evidente a tutti che siamo davvero lontani da un accordo come quello che si concretizzò nel lontano 2012. Il tempo passa, per tutti, anche per Giosi Ferrandino e Domenico De Siano, che puntano a mantenere il predominio su Ischia per conservare di fatto la “longa manus” anche sul resto del cosiddetto Comunello (Casamicciola e Lacco Ameno, tanto per capirci). Entrambi, per ovvi motivi, non sono certo nelle condizioni di cinque anni fa: il primo, non potendosi ricandidare, resta di fatto fuori dai giochi in prima persona, il secondo non può certo pensare di sbarcare in quel di Ischia senza essere sicuro di mettere a segno il colpo vincente, sarebbe come affossare una carriera politicamente ricca di successi. Tra Giosi e Mimì, insomma, c’è differenza: il sindaco d’Ischia sa che purtroppo deve fare affidamento sul senatore (situazione inusuale per chi è abituato a menare le danze in prima persona), quest’ultimo conoscendo la scaltrezza del “compagno di merenda” teme che alla fine possa fargli il “pacco” e decidere di non spartire la torta nel caso in cui si presentino occasioni che dovessero far pensare a scenari in grado di rendere quantomeno possibile la vittoria alle amministrative.

In questo contesto, come vi abbiamo già raccontato ieri, De Siano dalla postazione del Reginella guarda, osserva, scruta e medita, mentre Ferrandino prova a mescolare le carte e laddove possibile anche ad agitare le acque, per capire se viene fuori qualcosa di interessante. Ad esempio, ecco che negli ultimi tempi è spuntata un’altra pista che potrebbe da teorema assumere anche sembianze di praticità. Da sempre c’è feeling tra Giosi Ferrandino e il sindaco baranese Paolino Buono. I due Comuni e i primi cittadini hanno una scadenza ed un destino che li accomuna: entrambi andranno alle urne nella primavera del 2017, con le due fasce tricolori che hanno esaurito il loro ciclo decennale. Paolino, non si sa se di personale iniziativa o magari indirizzato proprio dalla “volpe” Giosi, ha pensato che a un certo punto – in considerazione del casino che regna all’interno del Pd ischitano – era arrivata l’ora di provare a ricompattare il gruppo, e ha inteso provarci facendo una vera e propria invasione di campo. Il medico baranese, infatti, ha pensato (per la gioia di Enzo Ferrandino, che ormai vede spuntare papabili candidati come funghi) di proporsi come futuro aspirante sindaco in quota centro-sinistra, per mettere pace tra le varie anime del partito. Fantapolitica? Niente affatto, perché Buono si è anche recato presso un noto studio professionale ischitano per spiegare il suo progetto, nel tentativo di fare da trait d’union tra i cocci dell’attuale maggioranza ed il presidente del consiglio comunale, Gianluca Trani. La risposta è stata se vogliamo fin troppo scontata, e cioè che non se ne parla proprio. Il medico se ne è tornato nel Comune collinare alla chetichella, e Giosi avrà avuto modo di appurare che la prima tela che intendeva tessere non è stata rifinita come lui stesso auspicava. Senza nulla togliere alle qualità di Paolino Buono, tra l’altro, non possiamo fare a meno di osservare come Ischia, un po’ alla volta, invece di rappresentare il cosiddetto “epicentro” della politica isolana, sembra assumere i contorni di una succursale, una sorta di ufficio di collocamento dove piazzare gente alla bisogna. Nel lontano 2006 da Casamicciola arrivava il “figliol prodigo” Giosi Ferrandino, ora si parla con insistenza di Domenico De Siano da Lacco Ameno, ci mancava solo un salvatore della patria da Barano. Insomma, è vero che siamo nel terzo millennio e parliamo di Comune unico, ma è mai possibile che un paese del genere non riesca a sottrarsi a certi giochetti che poco si addicono al prestigio ed anche alla storia – e ci riferiamo a quella politica – di Ischia? Ci può stare, per dirla alla Rafa Benitez, soprattutto in un territorio in cui la posizione di comando all’interno del palazzo municipale è stata utilizzata dapprima per egemonizzare l’isola e poi per cercare fortuna in terraferma. Ma l’impressione, adesso, è che i cittadini di questi giochetti, e di queste trame, davvero non vogliano più sentirne parlare.

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