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“Se la carta finisce ai carabinieri, stavolta me lo mettono nel c…”

PROCIDA – Nell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari che ha spedito agli arresti domiciliari l’attuale comandante della polizia municipale di Procida, Giuseppe Trotta, e quella che viene definita il suo alter ego e cioè Maria Grazia Costagliola di Polidoro, si parla anche delle questione relative alle cosiddette RESA, gli ordini di abbattimento di manufatti o porzioni degli stessi abusivi oggetto di condanna passata in giudicato. E ovviamente dei relativi magheggi attraverso i quali lo stesso Trotta provava a fare in modo che alcune di queste pratiche giungessero al loro iter naturale dal punto di vista procedurale. Siamo a luglio 2012 quando lo stesso Trotta ed il geometra Domenico Mazzella, venivano escussi su delega del sostituto procuratore generale dott. Lucantonio, dinanzi al quale ribadivano l’avvenuta completa demolizione di un’opera realizzata abusivamente da tale Ambrosino. E nello specifico nell’ordinanza si legge che proprio le dichiarazioni rese dal Mazzella configurino il reato di cui all’art. 388 del codice penale e cioè mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, “essendo dolosamente preordinate – si legge  al mancato adempimento dell’obbligo di demolizione nascente dalla sentenza definitiva oggetto della procedura RESA 40/06: il Mazzella, infatti, pur essendo perfettamente a conoscenza dell’effettivo stato dei luoghi e specificatamente della circostanza che i due muri che sorreggevano la tettoia non erano stati demoliti, dichiarava il contrario precisando che il relativo sopralluogo era stato effettuato dal comandante della polizia municipale”. Successivamente a Mazzella, poi, era lo stesso Trotta che ribadiva di aver effettuato il sopralluogo presso la proprietà di Antonio Lucio Ambrosino e che “tutto era stato demolito” e che di tanto aveva informato il sindaco, il quale conseguentemente redigeva una nota ad hoc. Ma le dichiarazioni erano evidentemente false, tenuto conto delle conversazioni intercettate il 7 luglio.

All’audizione presso la Procura, secondo l’accusa, seguono una serie di condotte illecite, condotte ritenute “indicative della pervicacia dell’indagato che, non pago degli illeciti già commessi ed utilizzando la cosa pubblica come propria, predisponeva atti falsi per tutelarsi dalle possibili conseguenze dannose del proprio operato, cercando di coinvolgere ed accollare ogni responsabilità sul sindaco Capezzuto”. L’ordinanza spiega che il Trotta, una volta rientrato nel suo ufficio, aggiornata la Costagliola, le confidava di temere per un possibile controllo dei carabinieri presso la proprietà di Ambrosino. “Pertanto – si legge – al fine di ridimensionare la portata delle dichiarazioni rese ed esonerarsi da responsabilità, il Trotta e la sua segretaria escogitavano di predisporre una ulteriore missiva con data successiva al sopralluogo effettuato dal colonnello Trotta presso la proprietà dell’Ambrosino (4 luglio 2012) e con un numero di protocollo antecedente alla nota n. 8567 del 6 luglio 2012 a firma del sindaco”. Un atto che secondo i due avrebbe dovuto evidenziare che all’atto del sopralluogo effettuate proprio il 4 luglio, il Trotta avrebbe comunicato al Capezzuto che i muri portanti non erano stati demoliti e che nonostante questo il sindaco avrebbe informato la Procura Generale dell’avvenuto abbattimento. Insomma, un bel “pacco e contropacco” al sindaco procidano, che ovviamente era all’oscuro di tutto. E preparato pure nei minimi particolari, con altri artifizi che consentissero la retrodatazione dell’atto e la sua “certificazione” mediante apposizione di un numero di protocollo precedente rispetto a quello della nota poi trasmessa all’autorità giudiziaria, anche al fine di prevenire un’eventuale linea difensiva del primo cittadino. Nel corso della conversazione di cui stiamo per mostrarvi ampi stralci, il Trotta, percepita la gravità della situazione, si rammarica per essersi fatto coinvolgere in un “impiccio” solo per non “danneggiare” altri in virtù di non meglio definite “promesse”, alludendo verosimilmente all’Ambrosino, destinatario della procedura RESA e beneficiario della condotta delittuosa. Ecco in ogni caso l’intercettazione ambientale che risale al 16 luglio 2012:

… (omissis)…

COSTAGLIOLA – Embè tu che hai fatto?

TROTTA – Niente… eeeee….

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COSTAGIOLA – Che voleva?

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TROTTA – Quello si è fatto spiegare da Mazzella il fatto del condono… però il giudice non c’era… poi a me ha chiesto… a me ha chiesto… “Ma qua il sindaco ha fatto lui la lettera ma poi chi gliel’ha detto che ha finito?”… ha detto… “Tu l’hai fatta tu?”… ha detto “Sì, l’ho fatta io” e che devo fare… adesso solamente gli facciamo una lettera dove spieghiamo al sindaco… in data vecchia… se… se ci troviamo il protocollo… che praticamente abbiamo fatto gli accertamenti che le due pareti risultano demolite e solamente alcuni… due ingombri che sorreggono la parte di dove sta il pergolato”

COSTAGLIOLA – Ma è vero?

TROTTA – Eh! Questo è vero

COSTAGIOLA – E la devi fare perché se questo…

TROTTA – … la devo fare… è un madonna di impiccio… quando ti trovi… che tengo a che vedere… però… per non danneggiare a questo madonna… che ti hanno promesso il cazzo!

CSTAGLIOLA – Perché Ruocco ha detto “No, quello ha detto tutto a posto… hanno risolto… tutto bene… hanno spiegato al giudice e cose… stanno anche tornando”… io piu l’ho preso in giro ho detto “Ma che hanno fatto l’hanno arrestato”, ha detto “no, no, no”

TROTTA – Con il cazzo hanno spiegato… ci sta quello scemo di ispettore che è mezzo matto hai capito? Non tanto il giudice… quello l’ispettore che chiedeva “E ma qua non lo so”

COSTAGLIOLA – Ma guarda quello sa che…

TROTTA – … Che poi alla fine ha detto “Ma qua il sindaco ha scritto lui ma che se ne se il sindaco se ha finito o no?” ha detto “Hai fatto tu gli accertamenti?” e ho detto “Sì li ho fatti io e risultava che stava demolita” e l’ha scritto a verbale… allora adesso se manda la carta ai carabinieri per ulteriori accertamenti me lo mettono in culo senza sapere da dove viene!

COSTAGLIOLA – Aeee… tu poi non gli puoi dire a questo che abbatte qualche altra cosa?

TROTTA – Eh?

COSTAGLIOLA – Non gli puoi dire a questo che abbatte?

TROTTA – Ma che deve abbattere, gli cade tutto quanto addosso se quello abbatte… quello mantiene tutto il tavolame della tettoia… se toglie quel coso… bum bum bum… più di quello non può abbattere

… (omissis)…

COSTAGLIOLA – Avrà parlato con Ruocco, con Mazzella

TROTTA – Tu ti fidi di Mazzella… questo non si fida né di Mazzella né di Cordova… non si fida

COSTAGLIOLA – Il problema è che ti devi tutelare tu

TROTTA – Eh! Adesso sì

COSTAGLIOLA – Hai visto se…

TROTTA – … quello domani dice “A me l’ha detto il comandante dei vigili che era così”… allora io adesso scrivo la lettera che in modo tale che io gli ho detto questo ma lui ha scritto un’altra cosa

COSTAGLIOLA – E ma… come la protocolliamo?

TROTTA – E dobbiamo trovare un sistema… adesso vado… dovevano avere in arrivo quella là… hai capito? Dovevamo metterla dentro quella in arrivo da Napoli

COSTAGLIOLA – Ma tu non la tieni quella da Napoli

TROTTA – Non lo so… dopo ci vediamo un momento le carte

COSTAGLIOLA – Hai capito? Con quello là… il protocollo è un altro numero

Insomma, il trappolone a Capezzuto era stato preparato e così il 17 luglio 2012 lo stesso dott. Lucantonio, preso atto che la procedura RESA a carico di Ambrosino non risultava assistita dalla consueta documentazione fotografica completa e del necessario sopralluogo dell’UTC congiuntamente alle forze dell’ordine. A questo punto veniva delegata alla bisogna la Compagnia dei Carabinieri di Ischia. Il 12 luglio la Procura riceve una nota a firma del sindaco Vincenzo Capezzuto a mezzo fax dal municipio di via Libertà e stavolta le riprese fotografiche, seppur in bianco e nero, apparivano alquanto nitide. E così una settimana dopo, il 19 luglio 2012, i militari dell’Arma effettuavano un sopralluogo presso l’abitazione di Ambrosino in via de Gasperi per eseguire i rilievi tecnici in compagnia di due tecnici nominati ausiliari di pg. Al termine delle operazioni l’ingegnere Boccia, escusso a sommarie informazioni, riferiva tra l’altro che “con riferimento alla nota della Procura della Repubblica… con la quale si chiede di procedere definitivamente al completamento dell’abbattimento di quanto rimasto in essere (due muri portanti che sorreggono una tettoia abusiva oggetto di altro procedimento penale pendente presso il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, rappresento che a tutt’oggi i due muri portanti sussistono ancora e sorreggono completamente la tettoia abusiva…”. Insomma, non era stato abbattuto niente e non è ancora finita. Perché nella stessa giornata veniva sentito anche il sindaco Vincenzo Capezzuto il quale rilasciava spontanee dichiarazioni riferendo che l’atto era da ricondurre ad accertamenti eseguiti dal comandante della polizia municipale, ossia Giuseppe Trotta. Le conversazioni intercettate tra il colonnello e la sua segretaria proseguivano ed erano ancora mirati, secondo il gip “con assoluta spregiudicatezza ed estrema disivoltura” per concepire ulteriori falsi destinati all’autorità giudiziaria per assicurarsi l’impunità ma – quel che è peggio – per scaricare sul prossimo le proprie responsabilità…Una condotta che, come spiegheremo nei prossimi giorni, non sarebbe stata riferita soltanto all’episodio che vi abbiamo descritto e raccontato ma costituirebbe un modus agendi consolidato e collaudato da parte di Giuseppe Trotta, sempre con l’avallo e la complicità di Maria Grazia Costagliola di Polidoro.

 

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