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“Sei di Barano se…”, quel fil rouge tra i Baranesi nel mondo

di Luigi Balestriere

BARANO. Così lontani, ma anche così vicini. Una distanza a portata di mouse. Da circa due anni Piazza San Rocco si è spostata in rete, un’ombra virtuale che si allunga in lungo ed in largo per il mondo e che unisce i legami di una vita. E’ il gruppo facebook “Sei di Barano se…”, un fil rouge che lega i ricordi, fa i nodi agli attimi, agli eventi di chi ha lasciato Barano nel corso degli anni, ma che rappresenta un “toc toc” alla porta di chi condivide lo stesso paese attraverso un monitor. Una sorta di diario di bordo per chi naviga in rete. Carte nautiche di chi percorre le rotte dei ricordi, tracciati di avvenimenti, di appuntamenti. Un’antologia nata dall’idea di Maria Masuottolo, una donna baranese lontana da anni dal centro collinare. «Essendo lontana, avevo nostalgia dei luoghi e dei vecchi amici. Un modo per sentirci vicini nonostante la lontananza», aveva motivato così la mamma del gruppo all’appuntamento della prima candelina.

Oggi “Sei di Barano se…” sta per festeggiare il suo secondo anno e conta circa 800 iscritti che si condividono un album di emozioni in giro per il mondo. Ci sono cittadini baranesi che si sentono a casa a dispetto dei chilometri e degli oceani. C’è tutto il mondo che ruota attorno a Barano. Figli di questa terra che vivono in Australia, negli Stati Uniti, nella Repubblica Ceca, nel Nord Italia, in Umbria, in Toscana, ma anche chi condivide la stessa strada, lo stesso pezzettino di cielo.

E’ come essere a bordo di un treno che corre e su cui sembra di guardare il passato da un finestrino. Uno scorrere d’immagini, di volti, di eventi, di feste, di processioni, di riti religiosi di maschere del tempo che fu, di persone che vivono ormai solo nei ricordi. E poi battiti di vita osservati dagli occhi bagnati di nostalgia, istantanee della memoria che ritornano in mente come una vecchia canzone.

E pensare che basta un panorama con il sole a dormire nel mare dei Maronti o le tenebrose onde della Baia che si muovono come strumenti diretti dal vento a far sentire il Baranese più lontano a casa. Poche, ma ferree le regole: niente politica e propaganda di alcun genere, grazie ai rigorosi controlli dei suoi amministratori come Edmondo Bucciarelli dalla fredda e lontana Praga.

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Una suggestiva passeggiata nella storia del paese, tasselli di un mosaico del tempo che passa, un ritratto delle epoche in cui ci si divertiva davvero con pochissimo. Icone di tranquillità come i serafici anziani seduti sulle panchine in muratura tra i giardinetti oppure come le coloratissime immagini dell’allestimento dei carri allegorici di carnevale con Via Roma trasformata per qualche giorno in Cinecittà. Una suggestiva passeggiata tra i giardini della memoria in cui sboccia sempre un pensiero al più piccolo raggio di sole baciato da un ricordo.

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E c’è spazio pure per le curiosità: la foto più antica è datata 1949 con uno scorcio dell’incantevole Spiaggia dei Maronti in versione banco e nero, mentre l’immagine più gradita è quella della mitica marcia su strada dell’inossidabile  Bianchina che attraversa le strade di Barano da circa cinquant’anni.

Qui c’è il silenzio delle immagini e dei pensieri che comincia a raccontare e che abbraccia Barano e la sua gente vicina e lontana. Una colonna sonora ricca di tante note di nostalgia tra sorrisi e lacrime che continua a farsi sentire forte nel fragore del tempo che silenziosamente scorre via.

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