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Sequestrato il “Costa del Capitano” a succhivo

L’imponente struttura turistico-ricettiva di 27.000 metri quadrati è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza. L’intervento nasce da un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli e avviata grazie ai rilievi aerei effettuati dagli elicotteri AW139. Otto le persone raggiunte dal provvedimento del gip ed iscritte nel registro degli indagati, con accuse che vanno dalla lottizzazione abusiva ai reati paesaggistici

L’isola d’Ischia e il suggestivo borgo di Succhivo si risvegliano al centro di una vicenda giudiziaria che porta alla luce decenni di trasformazioni illegittime compiute su uno dei costoni più delicati del territorio isolano. A conclusione di un’articolata attività investigativa, la Procura della Repubblica di Napoli – tramite la Sezione Edilizia e Ambiente – ha disposto il sequestro preventivo di un complesso turistico-ricettivo esclusivo, esteso su ben 27.000 metri quadrati e perfettamente incastonato nella falesia della località Succhivo, nel comune di Serrara Fontana. Si tratta del Costa del Capitano, già in un recente passato finito sotto i riflettori. L’operazione è stata condotta dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli, che ha ricostruito l’intera vicenda partendo dall’alto. Sono stati infatti i sorvoli periodici della Sezione Aerea, effettuati con elicotteri AW139 dotati di avanzata sensoristica, a rilevare movimenti sospetti e a suggerire la necessità di approfondire quanto stesse accadendo in quell’area sottoposta a pesanti vincoli paesaggistici e idrogeologici. Da quelle immagini, analizzate fotogramma per fotogramma, è emersa una realtà in progressiva espansione. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura, ha così firmato un provvedimento di sequestro nei confronti di otto soggetti, ipotizzando reati che spaziano dalla lottizzazione abusiva in area demaniale alla realizzazione di una discarica illecita, fino ai delitti di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali e paesaggistici.

L’indagine ha fatto emergere un quadro inquietante: il costone tufaceo sarebbe stato interessato da interventi edilizi abusivi sin dagli anni Cinquanta. Operazioni stratificate nel tempo che, secondo gli investigatori, hanno provocato un’alterazione irreversibile dell’orografia naturale, accelerando processi di distacco e crollo della roccia in un ambiente già naturalmente fragile. A confermare la gravità delle trasformazioni sono stati anche gli approfondimenti tecnici affidati a un esperto in urbanistica e a una docente di geologia ambientale dell’Università “Federico II” di Napoli. Le analisi avrebbero rilevato la presenza di volumetrie artificiali, cunicoli e cavità scavate direttamente nella roccia, insieme a terrazzamenti ottenuti attraverso interventi privi di qualsiasi autorizzazione. Le immagini aerofotogrammetriche hanno inoltre permesso di individuare una discarica abusiva di circa 200 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi, materiali di risulta che sarebbero stati utilizzati per modellare nuove scarpate e ampliare i terrazzamenti della struttura. Il tutto in un’area classificata come zona di protezione integrale.

Le opere abusive, iniziate negli anni Cinquanta, avrebbero alterato in modo irreversibile il costone tufaceo della zona. Nell’area scoperta anche una discarica abusiva di circa 200 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi

Nel corso degli anni, secondo gli inquirenti, l’intero costone sarebbe stato plasmato per rispondere alle esigenze del complesso turistico-ricettivo, ampiamente pubblicizzato anche sui social. Grotte artificiali, spazi ricavati nel tufo, percorsi e superfici modellate ad hoc avrebbero trasformato radicalmente una porzione significativa del territorio, in violazione della normativa urbanistica e paesaggistica vigente. Il sequestro rappresenta oggi il punto di arrivo di un’indagine complessa e multiforme. Ora la parola passa alla magistratura, chiamata a chiarire responsabilità e dinamiche di una vicenda che, ancora una volta, mette al centro il delicato equilibrio tra sviluppo turistico e tutela dell’ambiente in una delle località più affascinanti ma fragili dell’isola.

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