Sequestri ai Maronti, il giorno della verità

ISCHIA. Non saranno soltanto i titolari dei due stabilimenti balneari sotto processo ad attendere con partecipato interesse l’udienza in programma stamane presso la sede di Ischia del Tribunale. Il verdetto del giudice Capuano riveste infatti notevole importanza per l’intero comparto turistico della baia dei Maronti. Come si ricorderà, il Lido Olmitello e il Bagno Muga furono posti sotto sequestro perché secondo la Procura, le strutture poste sull’arenile, anziché essere provvisorie e facilmente amovibili, sarebbero realizzate con elementi di difficile rimozione, in assenza dei titoli previsti; inoltre, gli inquirenti contestavano anche il fatto che esse non venivano smontate al termine della stagione balneare e non presentavano più il carattere della provvisorietà, recando pregiudizio anche per la visuale panoramica della Baia. Altra contestazione riguarda la mancanza dei previsti nulla-osta della Sovrintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici della Campania e dei titoli necessari per il mantenimento delle opere anche nel periodo invernale, oltre all’occupazione abusiva ed arbitraria di aree appartenenti al demanio marittimo.
La settimana scorsa, dopo la deposizione del signor Salvatore Di Costanzo, in forza presso l’Ufficio tecnico del Comune di Barano, il giudice dichiarò chiuso il dibattimento e invitò le parti a discutere e a formulare le proprie conclusioni. Era presente come pubblico ministero il dottor Visone in persona, che chiede il riconoscimento della penale responsabilità dei gestori e la loro condanna a due mesi di reclusione.
L’avvocato Lorenzo Bruno Molinaro, difensore di entrambi i titolari degli stabilimenti posti sotto sequestro, nel corso della sua arringa cercò innanzitutto di evidenziare che nel caso in questione si debba applicare l’articolo 1164 del codice di navigazione, anziché il 1161. Quindi una sanzione amministrativa, che esulerebbe da conseguenze di carattere penale.
Ma il punto focale della questione è quello relativo all’amovibilità delle strutture: l’avvocato Molinaro ha richiamato un importante precedente giurisprudenziale secondo cui le strutture potevano rimanere non solo fino alla fine della stagione balneare, ma fino alla fine del periodo di concessione. Secondo il penalista, in relazione alla “temporaneità” (carattere di provvisorietà legato ad una limitata durata nel tempo) e alla “stagionalità” (carattere di provvisorietà legato ad una durata stagionale), occorre comprendere che si tratta di due concetti assolutamente diversi. Secondo la difesa, le strutture si intendono “temporanee”, perché esse devono poter essere smontate tre mesi prima del termine del periodo previsto dalla concessione (nel 2020, per effetto della direttiva Bolkestein), senza alcun riferimento al termine delle singole stagioni balneari. Un requisito che sarebbe soddisfatto dalle strutture contestate: una circolare ministeriale spiega infatti il significato della “facilità di smontaggio” delle opere. In sintesi, quelle definite di difficile rimozione sono sostanzialmente quelle in muratura. E non è il caso dell’Olmitello o del Muga. La richiesta di assoluzione da parte di Molinaro è stata accompagnata da quella dell’immediato dissequestro: la stagione avanza, con grave danno economico per i titolari dei due stabilimenti. Se la tesi della difesa sarà accolta, potranno tirare un sospiro di sollievo anche altre strutture della baia, i cui processi sono ancora in via di definizione: la ricostruzione dell’avvocato Molinaro, se fatta propria dal giudice, consentirà anche agli stabilimenti balneari tuttora in attività di evitare il costoso smontaggio e rimontaggio stagionale delle strutture amovibili. Ecco perché sono in molti oggi a “tifare” a favore degli imputati.




