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Settimana Santa, il Clero isolano davanti al Vescovo Lagnese in cattedrale rinnova le promesse sacerdotali

TRADIZIONALI E SACRI RITI DELLA SETTIMANA SANTA: IN PRIMO PIANO LA CHIESA CATTEDRALE DEL CENTRO STORICO DI ISCHIA PONTE CON L’ AMMINISTRATORE APOSTOLICO VESCOVO MONS. PIETRO LAGNESE - Gli altarini della Reposizione dell’Eucarestia per l’adorazione allestiti solo nelle chiese parrocchiali della Diocesi ed in forma ridotta e meno appariscente ed adornati lo stesso con i profumati fiori della primavera e con le tradizionali piantine di fili di gran o gialli. La Chiesa parrocchiale dello Spirito Santo da oggi fino a domani sempre aperta per le visite sepolcrali. Solo riti sacri della Settimana Santa nelle Chiese di San Leonardo a Panza, di San Sebastiano Martire, Di Santa Maria di Loreto, di San Vito, San Sebastiano e San Gaetano a Forio e nelle altre parrocchie dell’isola

Ormai il Vescovo Sua Ecc. Mons. Pietro Lagnese divide il suo impegno pastorale fra Caserta sua ufficiale sede vescovile e la nostra isola d’Ischia con l’incarico conferitogli, dopo essere stato trasferito in Terra di Lavoro, da Papa Francesco, di Amministratore Apostolico della Diocesi isolana. In questa veste l’ex Vescovo di Ischia sta seguendo la nostra Diocesi, sia pur in fasi alterne ed in occasioni particolari, con sorprendente continuità. Segno è che Mons. Lagnese si sente particolarmente legato alla Chiesa di Ischia ed ai suoi fedeli. Tutto ciò non può che far piacere all’intera comunità diocesana ed allo stesso clero che dimostra di essergli vicino nel rispetto e nell’obbedienza, come se fosse ancora il suo Vescovo Capo della Chiesa che è in Ischia.

Quindi con la Settimana Santa in corso, Mons. Lagnese non poteva mancare all’ossservanza dei suoi riti. Così che l’altro ieri nel tardo pomeriggio in Cattedrale, con tutto il clero diocesano presente, ha celebrato la Messa Crismale, ha presieduto la cerimonia della Consacrazione degli Olii Santi, la Reposizione della Santa Eucarestia e il Rinnovo delle promesse dei sacerdoti della Diocesi ischitana. LA MESSA CRISMALE E LA CONSACRAZIONE DEGLI OLII SANTI – La messa del crisma è la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo nella Cattedrale anticipata già dal qualche anno al mercoledì santo. A questa messa, che vuole significare l’unità della Chiesa locale raccolta intorno al proprio Vescovo, sono invitati tutti i presbiteri della Diocesi i quali, dopo l’omelia del Vescovo, rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione sacerdotale. Infatti l’altro ieri mercoleì’, nel corso di questa messa speciale, il Vescovo Mons. Pietro Lagnese, ha consacrato gli Olii Santi: il crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi.

Essi sono gli olii che si useranno durante tutto il corso dell’anno liturgico per celebrare i sacramenti. Il crisma viene usato nel battesimo, nella cresima e nell’ordinazione dei presbiteri e dei vescovi; l’olio dei catecumeni viene usato nel battesimo; l’olio degli infermi viene usato per l’unzione degli infermi. LA FORMULA DEL RITO: benedizione dell’olio dei catecumeni Terminata l’orazione dopo la comunione, il vescovo benedice l’olio dei catecumeni dicendo la seguente orazione:
O Dio, sostegno e difesa del tuo popolo, benedici quest’olio nel quale hai voluto donarci un segno della tua forza divina; concedi energia e vigore ai catecumeni che ne riceveranno l’unzione, perché illuminati dalla tua sapienza, comprendano più profondamente il Vangelo di Cristo; sostenuti dalla tua potenza, assumano con generosità gli impegni della vita cristiana; fatti degni dell’adozione a figli, gustino la gioia di rinascere e vivere nella tua Chiesa.  Per Cristo nostro Signore. Amen. LA BENEDIZIONE DEL CRISMA. Se non è stato fatto in precedenza, a questo punto il vescovo versa i profumi nell’olio e prepara il crisma.

Poi invita tutti alla preghiera con  con queste parole o con altre simili: Fratelli carissimi, rivolgiamo la nostra preghiera a Dio Padre onnipotente, perché benedica e santifichi quest’olio misto a profumo, e coloro che ne riceveranno l’unzione siano interiormente consacrati e resi partecipi della missione di Cristo redentore.Tutti pregano per breve tempo in silenzio. Quindi il vescovo canta o dice una delle orazioni seguenti: O Dio, fonte prima di ogni vita e autore di ogni crescita nello spirito, accogli il gioioso canto di lode che la Chiesa ti innalza con la nostra voce. Tu in principio facesti spuntare dalla terra alberi fruttiferi e tra questi l’olivo, perché dall’olio fluente venisse a noi il dono del crisma. Il profeta Davide, misticamente presago dei sacramenti futuri, cantò quest’olio, che fa splendere di gioia il nostro volto. Dopo il diluvio, lavacro espiatore dell’iniquità del mondo, la colomba portò il ramoscello d’olivo, simbolo dei beni messianici, e annunziò che sulla terra era tornata la pace. LA REPOSIZIONE O “SEPOLCRO – La nostra tradizione ci porta a credere che i “sepolcri” allestiti con tanta cura, adorni di fiori primaverili e vasi con fili gialli di grano, siano il luogo dove è sepolto il corpo di Gesu’. Una sorta di tomba su cui pregare. Infatti, Il termine “sepolcro” viene utilizzato ancor oggi nel linguaggio popolare nella nostra isola e in alcune regioni del Sud Italia per indicare quello che più propriamente andrebbe definito come “altare” o “cappella” della Reposizione.

L’altare della Reposizione, per intenderci, è quello “spazio” della chiesa allestito al termine della “messa in coena Domini” del Giovedì Santo destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate e a conservarle fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando, al termine della liturgia penitenziale, verranno distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale. Dopo la messa vespertina del Giovedì, come si sa, non sono consentite altre celebrazioni eucaristiche fino alla notte di Pasqua. Il ” giro dei Sepolcri ” che quest’anno è ststo abolito per le regole in atto della pandemi, per le varie chiese vicine, rimane tuttavia a Ischia, uno degli eventi  più sentiti dai fedeli, anche se lo spirito della ” visita”  è profondamente mutato rispetto al passato. La liturgia cattolica prevede che l’altare della reposizione non coincida con l’altare dove è di consueto riporre il SS. Sacramento. È inoltre tradizione che nelle chiese l’altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all’Eucaristia, che viene conservata in un’urna, detta tabernacolo, per poter permettere la Comunione nel giorno seguente, il Venerdì santo, ai fedeli che partecipano alla celebrazione della Passione del Signore; infatti il Venerdì santo non si offre il Sacrificio della Messa, e dunque non si consacra l’Eucaristia. Inoltre la reposizione dell’Eucaristia si compie per invitare i fedeli all’adorazione nella sera del Giovedì santo e nella notte tra Giovedì e Venerdì santo, in ricordo dell’istituzione del sacramento dell’Eucaristia e nella meditazione sopra i misteri della Passione di Cristo, soprattutto sopra quello dell’agonia nel Getsemani. L’altare della reposizione rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l’Eucaristia viene distribuita ai fedeli; se le ostie consacrate non sono state consumate interamente, esse vengono conservate non in chiesa ma in un luogo appartato, e l’altare viene dismesso, per ricordare con austerità la morte di Gesù in croce, fino al giorno seguente, quando durante la Veglia pasquale si celebra la risurrezione di Gesù.

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