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Sfollati fuori dagli alberghi, da Schilardi nessun dietro front 

Il commissario straordinario per la ricostruzione conferma la dead line e propone ai sindaci: «Attraverso una delega sostituitevi al pagamento dei fitti contro i proprietari diffidenti» 

“Entro fine anno gli sfollati devono lasciare gli alberghi”. Il commissario straordinario per la ricostruzione Carlo Schilardi è stato chiaro. D’altronde l’articolo 2 al comma 2 dell’ordinanza di protezione civile numero 476 del 29 agosto 2017 recita che “i benefici economici sono concessi sino a che non si siano realizzate le condizioni per il rientro nell’abitazione, ovvero si sia provveduto ad altra sistemazione avente carattere di stabilità e comunque non oltre la data di scadenza dello stato di emergenza”. Da poco meno di tre settimane è in vigore l’ordinanza numero 7 con la quale è stata normata la ricostruzione cosiddetta pesante a cura dei privati. Già dallo scorso mese di settembre Schilardi era stato chiaro: “Entro la fine del 2019 tutti coloro che hanno perso la casa e vivono ancora in albergo devono trovarsi un’abitazione”.

La scelta è dettata sia da ragioni di natura economica (il contributo di autonoma sistemazione costa meno rispetto all’albergo) e da ragioni umane (vivere in albergo non è normale né dignitoso). Il commissario ribadisce: “Questa forma di assistenza legata alla permanenza degli sfollati in albergo ad oltre due anni dal sisma è anacronistica. Gli alberghi rappresentano come natura una situazione temporanea di prima emergenza. Non possono e non devono essere sostituiti alla casa”. L’ex prefetto di Caserta e Bari è deciso anche a costo di sembrare duro. “Non si può pensare che questo tipo di assistenza sia ‘eterna’ e soprattutto non si può pensare che per anziani l’albergo, pagato dallo Stato, possa sostituire un istituto”. Il riferimento del commissariato straordinario per la ricostruzione è rivolto a quelle persone che hanno trovato una sistemazione in casa lasciando i propri anziani in albergo. Al momento sono circa 70 i nuclei familiari che vivono ancora negli alberghi. Troppi se consideriamo che dal sisma sono trascorsi oltre 26 mesi. Solo nei primi 18 mesi dopo il terremoto, ovvero nella fase emergenziale, sono stati ben 23 i milioni di euro stanziati solo per gli alloggi tra alberghi e Cas, cioè il contributo di autonoma sistemazione. Una cifra davvero spropositata. Il contributo per l’autonoma sistemazione rappresenta una somma che consente il pagamento del fitto per coloro i quali il sisma ha reso la propria abitazione inagibile. I nuclei familiari composti da una sola unità percepiscono 400 euro, quelli composti da due unità 500 euro, 700 euro quelli composti da tre unità, 800 euro quelli composti da quattro unità e 900 euro quelli composti da cinque o più unità. È possibile disporre di ulteriori 200 euro mensili, anche in aggiunta al limite massimo, se in famiglia ci sono persone con handicap o con invalidità non inferiore al 67% o persone con più di 65 anni.

La somma aggiuntiva di 200 euro prevista per la persona ultrasessantacinquenne è cumulabile con ulteriori 200 euro nel caso in cui la stessa persona sia anche persona con handicap o con invalidità non inferiore al 67%. In pratica un nucleo familiare composto da 5 persone di cui una over 65enne ed invalida in misura maggiore al 67% può arrivare ad un contributo di 1.300euro mensili. Somme che consentono di fittare una casa. E questo lo pensa anche il commissario Schilardi che ribadisce. “Basta alberghi. Abbiamo creato le condizioni per partire con la ricostruzione nelle zone non soggette a pianificazione. Chi non fa la domanda di ricostruzione non può pensare di alloggiare a spese dello Stato a vita. Per questo siamo stati chiari e confermo: entro il 31 dicembre tutti fuori dagli alberghi”. Schilardi, poi, si lascia andare: “Su migliaia di persone è impensabile che 70 famiglie circa non riescano a trovare casa. La situazione è un po’ surreale ed anche difficile da credere”. Da non credere davvero. Sull’isola di Ischia non certo c‘è un’emergenza abitativa. Ed allora chi non trova casa si trova davvero in una situazione non credibile o quantomeno surreale. “I Comuni devono darsi da fare per aiutare queste persone”, rilancia il prefetto che poi propone. “Il Comune può mettersi parte dirigente in questa vicenda e nei contratti. Gli Enti locali attraverso una delega di pagamento possono fare in modo che il contributo per l’autonoma sistemazione non sia erogato direttamente alle famiglie terremotate ma (in quota parte) ai proprietari della casa che hanno preso in fitto”. La proposta di Schilardi nasce in seguito alla diffusa diffidenza da parte dei proprietari di casa nei confronti dei fittuari terremotati. Spesso, infatti, chi ha perso casa e vive ancora in albergo ha parlato di “proprietari diffidenti”, o di persone pronte a “lucrare sul terremoto”. La proposta di Schilardi prevede che il fitto possa essere pagato direttamente dal Comune ai proprietari di casa. In questo modo il Comune diventa soggetto erogatore che paga un fitto piuttosto che farlo pagare al locatore. “Si tratta solo di una proposta”, assicura il commissario straordinario per la ricostruzione che è certo: “Il tempo dei piagnistei è finito. Chi vive in albergo deve lasciarlo e trovarsi una casa. A loro è assicurato il contributo di autonoma sistemazione”. 

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