CRONACAPRIMO PIANO

Si è spenta la luce

Allarma rosso per Ischia e Barano, i due Comuni sarebbero morosi per quasi un milione di euro per mancati pagamenti delle forniture di energia elettrica. E parte del credito è stata ceduta adesso ad una società di recupero crediti che ha attivato le procedure giudiziali di rito. Gli enti locali sono adesso chiamati a difendersi e provare a limitare i danni, ma l’impresa non sarà facile

Il dato che emerge è di quelli oltremodo sconfortanti, e soprattutto è indice di uno stato di salute finanziario tutt’altro che ottimale. Si dirà che non riguarda soltanto la nostra isola e che tutto il mondo è paese, ma non c’è dubbio che a guardare i numeri la preoccupazione è tanta e i motivi di riflessione altrettanti. Secondo alcune indiscrezioni decisamente attendibili e stime che non andrebbero affatto lontano dalla realtà, ammonterebbe a circa un milione di euro il debito di due Comuni isolani, Ischia e Barano, per il mancato pagamento della corrente elettrica. I due enti locali, infatti, stando a quanto si apprende sarebbero morosi e anche da alcuni anni con le compagnie elettriche, società con cui in tempi e modi diversi hanno stipulato contratti per tenere accese le lampadine lungo le strade, negli uffici, nelle scuole, nelle palestre ed in tutti gli edifici di proprietà. All’interno dei quali, ovviamente, si consuma energia elettrica (che negli ultimi tempi ha raggiunto anche costi esorbitanti, come è purtroppo noto a tutti i cittadini italiani…). Ma come è stato possibile arrivare ad accumulare una massa debitoria di tale portata? Rifacendoci sempre alle predette voci di corridoio – lo ribadiamo una volta di più, molto bene informate, si tratterebbe di debiti molto vecchi, tant’è che alcune compagnie (l’ultima è la Heracomm) hanno dovuto cedere i propri diritti a Banca Farmafactorinf per evitare attendere tempi biblici per rientrare in possesso delle spettanze loro dovute.

Il passaggio successivo, naturalmente, è abbastanza scontato. La banca in questione infatti ha attivato tutte le procedure giudiziali di rito per recuperare le somme spettanti indirizzando magari anche un simbolico ringraziamento ai due enti isolani, che hanno trasformato da buono in eccellente l’investimento della cessionaria, grazie ad una serie di interessi di mora che pare non siano stati proprio irrilevanti, per usare un eufemismo. Tra l’altro, va anche detto che l’istituto di credito non avrebbe mai immaginato e probabilmente nemmeno sperato che i due Comuni avessero continuato a rimanere morosi anche dopo la notifica delle carte bollate. Ischia e Barano, però, non sarebbero rimaste a guardare, sembra anzi che si stiano difendendo strenuamente nelle aule di Tribunale: difficile capire quale sia la strategia per pensare di poterla spuntare, dal momento che appare impossibile sottrarsi al pagamento di energia elettrica che è stata oggettivamente consumata nel tempo. E se i “comuni mortali” devono pagare puntualmente le loro bollette pena il distacco della fornitura, il Comune può invece permettersi il lusso di prendersi tutto il tempo che occorre, senza che accada nulla, magari trincerandosi dietro l’interruzione di pubblico servizio. Anche se, a ben pensarci, tutto sommato la cosa può risultare conveniente anche per le compagnie, che continuano a fornire l’energia ma sanno benissimo che hanno a che fare con un cliente che nel bene o nel male resta pur sempre solvibile anche a distanza di diversi anni. E non è roba da poco…

E per fortuna che con i progetti finanziati, sia Ischia che Barano hanno affidato l’ammodernamento e la manutenzione della pubblica illuminazione ad imprese che hanno volturato a sé diversi contatori. Ma se ciò significa essersi liberati dal pagamento di alcune bollette, dall’altro i Comuni devono pagare alle imprese una quota annuale comprensiva di lavori e energia: e a questo punto a voler essere maliziosi ci si interroga se almeno queste imprese riscuoteranno quanto dovuto o dovranno parimenti rivolgersi ad istituti specializzati nel recupero crediti.

Cosa faranno adesso i nostri eroi? L’unica strada che noi vediamo è pagare oppure dichiarare dissesto, ma è chiaro che la seconda ipotesi non è nemmeno da prendere in considerazione. Ma una domanda sorge spontanea: perché non pagare puntualmente le fatture che arrivano in Comune ed aspettare invece che la somma dovuta si gonfi a dismisura grazie agli interessi, per poi doverla pagare dopo qualche anno? Un tempo si parlava di economia creativa e su tale scia forse qualcuno potrebbe sostenere che pagare dopo qualche anno ha consentito al Comune di spendere e/o investire quelle somme in altro modo, probabilmente anche più opportuno, almeno nell’immediato. Ma dopo qualche anno 100.000 euro di energia elettrica rischiano seriamente di raddoppiarsi e a quel punto conti alla mano ci vuole poco per rendersi conto che il gioco non è valso la candela. Ecco perché, forse, quanto vi abbiamo appena esposto dovrebbe indurre anche ad una serie di riflessioni, in primis sulla necessità di munire diverse strutture di proprietà comunali di pannelli solari in grado di sfruttare energia alternativa ed abbattere costi divenuti ormai insostenibili.

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