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Si sgonfia ancora l’inchiesta CPL Concordia: nessun legame con la camorra

ISCHIA. Il rischio concreto, proseguendo di questo passo, è che il “flop” possa non riguardare soltanto il filone d’inchiesta che ci ha riguardato da vicino (territorialmente e per i soggetti coinvolti) ma anche nella sua interezza. Perché nella vasta indagine legata alla CPL Concordia, che tre anni fa culminò con una serie di provvedimenti restrittivi e che poi recentemente ha visto assolti Giosi Ferrandino e Silvano Arcamone con la formula più ampia, arriva un’altra “Caporetto” per un’inchiesta che rischia di passare alla storia come una delle bolle di sapone di questo primo di terzo millennio.

Perché adesso cade anche un’altra accusa, grave e per questo ancor più significativa, legata alla metanizzazione sul territorio campano. “Gli elementi acquisiti sono insufficienti per poter affermare che vi siano state pressioni della camorra per determinare la rinuncia del consorzio Eurogas alle concessioni e favorire così la Cpl Concordia per la costruzione della rete del gas in diversi comuni del Casertano”. E’, in sintesi, quanto sostengono i giudici del Tribunale Napoli Nord (presidente Francesco Chiaromonte, giudici Luca Rossetti e Marina Napolitano) nelle motivazioni della sentenza emessa il 13 ottobre scorso che ha assolto con la formula ”perché il fatto non sussiste” i manager della cooperativa modenese Roberto Casari, difeso dagli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Sena, Giulio Lancia, assistito dall’avvocato Bruno Larosa, e Giuseppe Cinquanta, difeso dagli avvocati Arturo ed Errico Frojo.

I giudici scrivono nella sentenza che ”gli elementi acquisiti sono insufficienti per poter affermare che tale operazione sia stata propiziata dalla camorra in ossequio ad un previo accordo con la società modenese, emergendo con certezza un coinvolgimento del clan dei Casalesi soltanto in una fase successiva, quando il Bacino Campania 30 era stato già costituito e doveva quindi darsi avvio alla fase operativa”. Nelle motivazioni il Tribunale di sofferma anche sul ruolo dell’ex senatore Ds ed ex segretario della commissione Antimafia Lorenzo Diana, che non era imputato nel processo ma risulta indagato nell’ambito di una inchiesta-stralcio della Dda per l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. Per i giudici di Napoli Nord, l’esponente politico si sarebbe adoperato per il rilascio delle concessioni allo scopo di ”acquisire visibilità politica”, agevolando il percorso burocratico della Cpl Concordia, attraverso contatti con sindaci e prefetti (questi ultimi in riferimento ad alcuni comuni commissariati).

Corrado Roveda

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