LE OPINIONI

IL COMMENTO Quando il divertimento diventa una trappola

La notte di Capodanno dovrebbe rappresentare un nuovo inizio, un momento di festa, speranza e condivisione. E invece, a Crans-Montana, si è trasformata in un incubo. Un incendio scoppiato all’interno di un locale ha causato morti, feriti gravi, ustionati e dispersi. Giovani che erano usciti per divertirsi si sono ritrovati intrappolati dalla paura, dal caos, dalle fiamme. Quel locale si è rivelato una trappola. Le uscite difficili da raggiungere, la confusione, il panico. E allora sorgono domande che non possono restare senza risposta: chi controlla davvero che un locale sia idoneo ad ospitare tante persone? Chi verifica che le uscite di sicurezza siano sufficienti, accessibili e funzionanti? Chi certifica i materiali di costruzione, definiti ignifughi ma rivelatisi, nei fatti, tutt’altro che sicuri? Non si può archiviare tutto come una tragica fatalità. La sicurezza non è una formalità burocratica, ma una responsabilità enorme che coinvolge gestori, tecnici, enti di controllo e amministrazioni pubbliche. Quando si rilascia un’autorizzazione, si sta assumendo un impegno preciso: garantire che, anche nel peggiore dei casi, chi si trova dentro un locale possa mettersi in salvo. Da qui nasce una riflessione che riguarda anche il nostro territorio. Ad Ischia, come siamo messi con la sicurezza dei locali e degli eventi pubblici? Chi effettua i controlli? Con quale frequenza? Su quali basi vengono rilasciate le autorizzazioni?

Negli ultimi anni stanno avendo grande successo le feste di piazza, con concerti di artisti famosi e manifestazioni, sono momenti di aggregazione importanti e molto partecipati. Un segnale positivo, senza dubbio. Ma anche in questi casi è lecito chiedersi se tutti i protocolli di sicurezza siano stati sempre rispettati: vie di fuga adeguate e libere, presenza di ambulanze e personale sanitario, collaudo dei palchi e delle strutture temporanee, corretta gestione delle folle. Sono aspetti che non possono essere lasciati al caso o dati per scontati. Non si tratta di creare allarmismi o polemiche, ma di esercitare un dovere civico. Perché non si scherza con la vita, soprattutto con quella dei giovani. I ragazzi hanno il diritto di divertirsi, di uscire, di festeggiare. Ma hanno anche il diritto di tornare a casa vivi e sani. Questa tragedia ci ricorda, in modo drammatico, che il 2026 non è iniziato bene. Ma può ancora insegnarci qualcosa: la prevenzione non è un’opzione, è un obbligo morale. Ignorarla significa assumersi una responsabilità che nessuno dovrebbe mai permettersi. Buon inizio del 2026 a tutti.

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