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Sisma 2017, parla la Bianco: «Nessun errore, vi spiego cosa successe»

La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano-Ingv chiarisce cosa accadde nel sistema di rilevamento durante la notte del terremoto di quattro anni fa

Venerdì scorso la dottoressa Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano-Ingv, ha risposto a numerose domande poste dai giornalisti isolani, nell’ambito della giornata dedicata alla conferenza sul processo di valorizzazione dell’osservatorio geodinamico della Sentinella, di recente acquisito dal Comune. Naturalmente, gran parte delle domande vertevano sul sisma che quattro anni fa colpì l’isola e Casamicciola in particolare: «L’isola subisce un costante fenomeno di subsidenza, di circa sei millimetri l’anno. Il fenomeno è più marcato nell’area centro-meridionale, quindi nella zona dell’Epomeo, e tutti sappiamo che il sisma del 2017 è stato generato proprio dalla subsidenza che interessa l’Epomeo. Per quello che riguarda i parametrici termici monitorati, non è stata registrata nessuna variazione della temperatura. Stessa cosa per i valori geochimici. Quindi la fotografia attuale dell’isola non presenta nessuna anomalia», ha spiegato preliminarmente la dottoressa.

Quali sono i propositi più immediati dell’Istituto per l’isola?

«Per quanto riguarda la nostra attività futura, ci siamo dedicati al potenziamento dell’attività di monitoraggio, a partire dal numero dei sensori sismici presenti sull’isola. Credo che nei prossimi anni sarà reso ancora più sensibile il rilevamento anche dei più piccoli fenomeni sismici nella nostra rete di monitoraggio. Siamo convinti che l’isola possa costituire una sorta di laboratorio naturale, anche per la sperimentazione in materia di monitoraggio dell’attività sismica. Nell’Osservatorio geodinamico è in programma l’installazione di uno strumento a larga banda, uno dei più sensibili a livello sismico; insieme a questo installeremo un altro accelerometro, che si aggiungerà ai sei già presenti. Avremo così maggiori possibilità di studiare i segnali che analizziamo nelle più ampie bande di frequenza e risoluzione».

«Al momento del sisma vi fu un black out: all’epoca c’erano 4 stazioni di rilevamento con sistemi di soccorso per i casi di mancanza di alimentazione. Il problema non fu il black out, bensì il fatto che contemporaneamente in un sito particolare ci fu una sovra-tensione che ritardò l’accensione del gruppo di soccorso»

Quindi l’Osservatorio della Sentinella avrà nuovamente un ruolo di rilievo.

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«Per noi l’Osservatorio è sempre stato il fulcro dell’attività di monitoraggio dell’Istituto. E lo si può facilmente verificare il numero impressionante di installazioni che abbiamo all’interno della struttura, che rende quel luogo, in particolare la sala Meridiana, già di per sé un osservatorio operativo. Vi sono anche sistemi di monitoraggio meteorologico. Naturalmente le attività saranno incrementate grazie al gruppo di lavoro preposto, con il nostro apporto. Dunque, la storia del passato di quel luogo continueremo a raccontarla nel futuro, declinandola con le tecnologie oggi a disposizione».

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«Per la sovra-tensione purtroppo perdemmo i primi tre secondi di rilevamento del sisma in due stazioni. Quindi avevamo segnali tagliati in due stazioni, e segnali saturati in due stazioni. In queste condizioni abbiamo fornito la migliore localizzazione possibile coi dati disponibili in quel momento»

Quattro anni fa la localizzazione del sisma fu inizialmente errata.

«Non è esatto parlare di errore. L’Osservatorio Vesuviano effettua un monitoraggio multiparametrico che mira a valutare lo stato dinamico del vulcano: nessuno scienziato al mondo è capace di prevedere un terremoto. Non abbiamo mai corretto la magnitudo, e la localizzazione iniziale fu rilevata dai dispositivi automatici nei primi minuti: se i sistemi automatici fossero perfetti non avrebbero bisogno degli operatori in sala che controllano. Siamo un istituto di ricerca, e come tale abbiamo un approccio scientifico verso i fenomeni studiati. Tutte le misure scientifiche hanno un’incertezza legata alla risposta della strumentazione attiva in quel momento. Il black out di quei momenti non lo abbiamo provocato noi, e gli strumenti comunque non hanno avuto un problema col black out: all’epoca c’erano quattro stazioni di rilevamento risalenti agli anni ’90. Le stazioni erano equipaggiate coi sistemi di soccorso per i casi di mancanza di alimentazione. Il problema non è stato il black out, bensì il fatto che contemporaneamente al black out in un sito particolare c’è stata una sovra-tensione. La sovra-tensione ha ritardato l’accensione del gruppo di soccorso, che ha comunque funzionato. La sovra-tensione, che è un evento imponderabile, è durata tre secondi, che purtroppo ci ha fatto perdere i primi tre secondi del sisma per due stazioni.

«I dati sono accompagnati sempre da un’incertezza: quella sera il dato incerto era elevato. Per questo nei giorni successivi abbiamo dovuto recuperare altri dati per riaggiustare, che non significa correggere, ma ridurre l’incertezza, e in questo modo abbiamo poi ottenuto la localizzazione definitiva»

Quindi avevamo segnali tagliati in due stazioni, e segnali saturati in due stazioni. In queste condizioni abbiamo fornito la migliore localizzazione possibile coi dati disponibili in quel momento, cioè un paio di km dalla costa e una profondità di cinque. Ma sono dati accompagnati sempre da un’incertezza: quella sera il dato incerto era elevato, ma eravamo comunque tenuti a fornire dati alla Protezione Civile e alla popolazione. Per questo nei giorni successivi abbiamo dovuto recuperare altri dati per riaggiustare, che non significa correggere, ma ridurre l’incertezza, e in questo modo abbiamo poi ottenuto la localizzazione che vi è stata comunicata. Una delle cose che non è stata compresa, è che noi in tre giorni abbiamo fatto un lavoro enorme, che generalmente la comunità scientifica fa in vari mesi, prima di pubblicare l’esito su riviste scientifiche. Noi invece abbiamo scelto di operare per il bene della conoscenza e della cittadinanza in tempi davvero ristretti lavorando giorno e notte. Ciò ci ha permesso di essere i primi a raccontare su una importantissima rivista scientifica, che cosa era successo veramente a Casamicciola quella notte, e qual era la sorgente del terremoto. Questo è ciò che successo, nient’altro. Non c’è stato uno sbaglio né una rottura di strumenti. Se poi questo sia stato utilizzato da qualcuno per strumentalizzare gli eventi post sisma, e da qualcun altro per deformare una realtà locale, comunque al di fuori delle nostre competenze, mi dispiace, ma non dipende da noi, e quindi non posso accettare certe accuse. Siamo sbarcati a Ischia già il giorno successivo per eseguire ulteriori accertamenti».

«Una delle cose che non è stata compresa, è che in tre giorni abbiamo fatto un lavoro enorme, che generalmente la comunità scientifica esegue in vari mesi. E questa attenzione per Ischia rimarrà altissima»

Cosa ha insegnato quel sisma?

«È stato cambiato un paradigma: prima si sosteneva che i terremoti sull’isola fossero causati dalla spinta di una profonda camera magmatica in risalita verso l’alto. Invece è stato dimostrato il contrario, cioè che il sisma a Ischia è provocato non dall’innalzarsi del monte Epomeo, ma dalla sua subsidenza. Potenzieremo ancora gli strumenti di controllo, e ne beneficeranno tutti: l’attenzione per Ischia è massima, così come l’interesse scientifico. Altra cosa è stabilire se sull’isola esista una cultura per la messa in sicurezza del territorio, che è un settore ben diverso, ma che non attiene alle nostre competenze».

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