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CRONACA

Sisma, i contributi estesi anche le imprese delocalizzate

In via di definizione l’ordinanza commissariale a vantaggio delle attività economiche danneggiate dal terremoto e costrette a spostare la sede

Manca poco alla definizione dell’ordinanza che fornirà i criteri e le modalità per il riconoscimento dei contributi “per la delocalizzazione temporanea delle attività economiche danneggiate a seguito degli eventi sismici dell’isola d’Ischia del 21 agosto 2017”. Il commissario alla ricostruzione Carlo Schilardi ha infatti inviato lo schema di tale ordinanza ai sindaci dei tre Comuni del cratere, oltre che al presidente della regione Campania. Adesso, tali enti hanno un mese di tempo per eventuali osservazioni e valutazioni sui contenuti dello schema. Passato questo termine, il provvedimento verrà sottoscritto e pubblicato.

L’ex prefetto Schilardi ha inviato lo schema del provvedimento ai Comuni del cratere, che hanno un mese di tempo per proporre osservazioni e modifiche; dopo tale termine l’ordinanza sarà pubblicata

Il documento ovviamente è fondato sulle previsioni della legge di ricostruzione, la 130/2018, secondo cui il Commissario straordinario “interviene a sostegno delle imprese che hanno sede nei territori interessati e assicura il recupero del tessuto socio-economico nelle aree colpite dagli eventi sismici”, con contributi per la riparazione e la delocalizzazione degli immobili di edilizia abitativa e a uso produttivo distrutti o danneggiati in relazione al danno effettivamente subìto.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, lo schema di ordinanza stabilisce che la delocalizzazione temporanea delle attività economiche è consentito in un altro edificio agibile situato nello stesso comune oppure in un comune del territorio dell’isola d’Ischia. Tale edificio non deve essere interessato da eventi oggetto di richiesta di sanatoria tutt’ora in corso, e deve essere equivalente per caratteristiche tipologiche dimensionali a quello preesistente. In sostanza, la delocalizzazione è finalizzata esclusivamente ad assicurare la ripresa delle attività economiche e la continuità produttiva in attesa della realizzazione dei lavori di ripristino (con miglioramento sismico) e ricostruzione dell’edificio gravemente danneggiato o distrutto.

Agli interventi di delocalizzazione temporanea possono procedere professionisti e persone, fisiche o giuridiche, che risultino titolari di imprese industriali, artigianali o commerciali, di servizi, turistiche ed agrituristiche già in attività al momento del sisma, che avessero sede in edifici danneggiati, inagibili o distrutti. Fra l’altro, coloro che abbiano già de localizzato la propria attività prima dell’entrata in vigore dell’ordinanza, potranno chiedere il rimborso delle spese sostenute, che sarà corrisposto dopo le opportune verifiche. I soggetti legittimati potranno anche acquistare o noleggiare macchinari e attrezzature delle stesse caratteristiche di quelle distrutte o danneggiate in maniera irreversibile, ma anche provvedere a realizzare gli impianti di base, come quello elettrico, idrico e di condizionamento, per rendere gli ambienti funzionali alla propria attività. Il commissario rimborserà anche le spese di allacciamento ai pubblici servizi e i traslochi di beni e attrezzature dall’edificio distrutto, e si potrà ripristinare anche le scorte distrutte o rese inutilizzabili dal sisma.

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Per quanto riguarda la richiesta di accesso al contributo, essa può essere presentata a condizione che sia stata emessa ordinanza di sgombero dopo una verifica di agibilità tramite schede Aedes integrata da apposita perizia giurata. Sì, perché la richiesta deve essere corredata da perizia asseverata redatta da un professionista abilitato, contenente una serie di documenti che illustrino in dettaglio i danni subìti, la descrizione delle attività svolte, l’edificio dove si intende delocalizzare con gli eventuali interventi di adeguamento funzionale, e i vari costi sostenuti o da sostenere.

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La bozza d’ordinanza indica anche il modo di determinazione del rimborso: per gli interventi su macchinari, attrezzature e impianti, che servono a ripristinare la piena funzionalità dell’impresa, il rimborso è pari massimo all’80% del costo indicato nella perizia asseverata; per il ripristino delle scorte il rimborso è invece pari massimo al 60% del valore di quelle distrutte o danneggiate, sempre secondo l’attestazione della perizia; infine, le spese sostenute per il trasloco di macchinare e attrezzature sono rimborsate al 100% dei costi documentati. Inoltre, le spese tecniche documentate sono in ogni caso rimborsate nel limite del 10% del costo delle opere eseguite, mentre le spese tecniche di perizia sono riconosciute nel limite del 10% del valore dei beni periziati per un massimo di duemila euro. Viene precisato che il rimborso è in ogni caso determinato al netto dell’eventuale indennizzo assicurativo già percepito dal richiedente o in corso di determinazione.

Nella domanda, vanno allegati l’elenco delle spese effettivamente sostenute, e le fatture anche non quietanziate, degli acquisti e dei noleggi di attrezzature e dei lavori, delle forniture e delle spese tecniche. Dopo la verifica della documentazione e dell’eventuale esecuzione degli interventi, il contributo sarà erogato tramite accredito sul conto corrente indicato. Entro quindici giorni dalla data dell’accredito, l’imprenditore produrrà al Commissario le fatture quietanziate: in caso contrario, il Commissario disporrà la revoca del rimborso e avvierà la procedura per chiederne l’immediata restituzione.

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