Salviamo Forio e diamole un futuro

DI GIOVANNI IACONO
Negli anni è stato fatto tanto, e tanto resta ancora da fare sul piano strutturale del territorio, che è lo specchio diretto della vivibilità per i giovani e per tutti i cittadini foriani. Comprendo bene le difficoltà affrontate: il virus, la crisi economica, i numerosi cantieri pubblici aperti in contemporanea – dalla pavimentazione del porto di Forio, al waterfront, ai lavori su via Giovanni Mazzella, al parcheggio di Panza, a Rione dei Zerpi, fino alla scuola D’Abundo. Forio è stata per anni un grande cantiere a cielo aperto. Tutto questo ha inevitabilmente inciso sulla vita sociale e sull’intrattenimento, soprattutto per i giovani. Oggi è giusto riconoscere che i giovani hanno bisogno di spazi e occasioni di divertimento. Ma divertimento non può significare che, da due anni, stiamo offrendo esclusivamente eventi basati su consumo di alcol e musica ad alto volume. La musica va bene, gli eventi vanno bene, ma devono essere pensati in modo tale da non generare agitazione, eccessi e perdita di dignità del territorio.
Perché dico che stiamo buttando il futuro di Forio? Perché concentrare questo tipo di movida nell’area portuale crea disagi enormi. Il porto è un’infrastruttura strategica: accoglie turismo di qualità, imbarcazioni importanti, beni di valore. Il caos, l’abuso di alcol e situazioni fuori controllo compromettono sicurezza e vivibilità, sia per le attività commerciali sia per le barche in sosta. La visione deve essere un’altra: bar sì, ma di qualità; musica sì, ma piano bar; luoghi dove sedersi, bere un buon vino, ascoltare musica soft, in armonia con il porto, il waterfront e le attività esistenti. Il problema non è vietare. Vietare no. Il problema è governare, controllare, pianificare. Così com’è oggi, manca una visione e si espongono i giovani rischi seri. Prima o poi, se si continua così, può succedere qualcosa. Ecco perché serve una visione di futuro, una visione che risponda a tre domande fondamentali: cosa vogliamo fare, come e dove.
Porto e centro di Forio
Il porto di Forio va valorizzato realmente: servizi portuali adeguati come un salotto di servizi e accoglienza(scarichi, banchine galleggianti, rimodulare l’attracco; in visione diversa. completamento del waterfront fino a San Francesco; nuove pavimentazioni interne ed arredo; scogliere e messa in sicurezza; ristorazione e piano bar coerenti con un porto turistico di qualità. Il centro di Forio deve diventare realmente pedonale, sostenuto da eventi e politiche capaci di far lavorare le attività commerciali. È indispensabile anche delocalizzare il traffico, creando una nuova arteria che eviti il passaggio continuo dal centro e dalla Marina. Le proposte esistono e vanno portate avanti. Zone come San Francesco di Paola necessitano di una riqualificazione totale del waterfront e degli spazi urbani, oggi completamente trascurati.
La visione per Panza
Anche Panza ha bisogno di una vera visione di territorio. Va ripresa e completata l’idea già intrapresa in passato: la via Mario D’Ambra è stata realizzata proprio per delocalizzare il traffico dal centro di Panza, permettendo l’attraversamento senza congestionare il cuore del paese. Questa visione va rafforzata. È fondamentale delocalizzare le strutture scolastiche fuori dal centro, sostenendo il progetto di San Nicola, con una viabilità ordinata: ingresso da San Nicola e uscita sulla provinciale di Sciglio, a senso unico, evitando l’intasamento del centro. In quell’area va realizzato un polo scolastico e sportivo, concentrando servizi, scuole e impianti sportivi nel sito San NicolaPanza. Questo consentirebbe: riduzione del traffico; maggiore vivibilità; trasformazione del centro in zona pedonale. Via Rione dei zerbi, già riqualificata, va ulteriormente valorizzata in una visione di borgo. Il modello Panza – tra montagna, mare e ristorazione è una risorsa turistica che va promossa. A Panza vanno inoltre realizzati: il miglioramento del campo sportivo San Leonardo , con tribune e pannelli solari; nuove zone pedonali con arredo urbano;
la riqualificazione di Sorgeto , con messa in sicurezza della costa e rifacimento della vasca dell’acqua calda; la promozione dei siti archeologici e della gastronomia locale. Sono necessari interventi strutturali di messa in sicurezza: Sorgeto; Baia della Pelara;
Scannella, Punta Imperatore fino al Soccorso. Opere mai realmente progettate o finanziate perché, per anni, si è preferita una politica di manutenzione temporanea, senza una visione a lungo termine.
Visione generale del territorio
Il territorio non può essere amministrato a “300 metri”, come è accaduto negli ultimi 60–70 anni, concentrando tutto su pochi metri del porto di Forio. Il territorio va visto dall’alto e nella sua interezza: impianti fognari; gestione delle acque pluviali; depurazione;
illuminazione completa; arredo urbano; scuole e servizi. Servono navette elettriche di piccole dimensioni per collegare le zone periferiche con strade strette. Servono nuovi parcheggi, anche multipiano, per liberare le carreggiate oggi soffocate dalle auto.
Vanno migliorati i collegamenti marittimi con la terraferma per ridurre l’isolamento.
Sul tema edilizio serve equilibrio: dove possibile salvare e regolarizzare, dove c’è pericolo delocalizzare, offrendo alternative dignitose ma tutelando la sicurezza.
Il riconoscimento dell’insularità
Ischia, così come Forio e tutti e sei i Comuni dell’isola, è una realtà particolare.
Negli anni è stato avviato un percorso importante: il riconoscimento dell’insularità. Questo percorso va portato fino in fondo. Vivere su un’isola significa pagare tutto di più: carburante, trasporti, beni alimentari, servizi. Tutto arriva via mare e tutto costa di più.
Allo stesso tempo, però, si guadagna di meno, perché l’economia turistica lavora solo pochi mesi l’anno. Questo crea un’ingiustizia evidente. Il riconoscimento dell’insularità non è solo un tema edilizio o normativo, ma una questione di giustizia economica e sociale.
Significa intervenire sui costi della vita, sui trasporti, sull’energia, sui beni di consumo, migliorando concretamente la vivibilità dell’isola. Va quindi perseguita con forza una visione che riconosca pienamente l’insularità di Ischia e delle isole del Golfo, estendendo i benefici anche ai beni e ai consumi quotidiani. Questa è la visione: guardare tutto il territorio, non solo una strada. Forio, Panza, Monterone, San Francesco, Ischia intera. Solo così si costruisce futuro, dignità e qualità della vita.







