CULTURA & SOCIETA'

MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME La salute mentale per un po’ di scroll

di Lisa Divina

Ne abbiamo già parlato un anno fa: giudicare il tossico stampato sui giornali è comodo, mentre ignorare il tossico digitale nei nostri figli è ipocrisia. Oggi, un anno dopo, la situazione è solo peggiorata con scappatoie e paradossi. È stata emessa una circolare, nelle scuole, ove vige il divieto assoluto di smartphone durante l’intero orario scolastico. Motivo? Gli studi dichiarano in modo evidente che l’uso eccessivo provoca meno concentrazione, peggior rendimento, più ansia, isolamento e – aggiungerei – anche una certa atrofia mentale. Questa dipendenza colpisce molto gli adolescenti e a Ischia – specie fuori stagione, con pochi sfoghi reali e opportunità limitate – il rischio sale notevolmente. In un’isola così “tranquilla” d’inverno, lo smartphone diventa spesso l’unico svago.

Ma andiamo con ordine. Nella nostra piccola isola dove tutti sanno e nessuno vede, la scuola (ovviamente) fa il suo dovere aggiornando i regolamenti e così un alunno si presenta con un certificato medico rilasciato da uno psicologo che attesta: “Il ragazzo è dipendente dai social, quindi per evitare crisi di astinenza deve poter usare il cellulare in classe”. Leggetelo due volte. Cioè uno psicologo – professionista della salute mentale – “prescrive” il mantenimento della dipendenza invece di combatterla. È come se un medico autorizzasse un alcolista a bere in classe perché altrimenti potrebbe andare in astinenza. Assurdo? No, peggio, è pericoloso e ipocrita. Per la serie “Ho la nomofobia, datemi il telefono o crollo”. Insomma basta un foglio per aggirare il divieto ministeriale e trasformare la scuola – che dovrebbe educare al distacco sano – in un centro di “abilitazione della dipendenza”. Suvvia, siamo seri. La risposta vera non è – e non dovrebbe essere – “autorizzare lo scroll per curare lo scroll”. Urge, insomma, creare attività alternative ai social per riattivare e stimolare un approccio sano alla vita sociale (quindi oltre i social). I ragazzi vedono tutto. Vedono che gli adulti razzolano male. E, inoltre, imparano male. Allora la domanda non è più se fa male o no il cellulare, ma quanto ancora vogliamo fingere di curare una piaga alimentandola? Un’altra notizia allarmante è stata pubblicata a dicembre dal professor Eugenio Baraldi che denuncia esplicitamente il pericolo di dipendenza da smartphone già a 2-3 anni, descrivendo come oltre il 70% dei bambini usi il cellulare dei genitori sin dalla tenera età. Spiega che l’uso eccessivo in età così precoce porta a problemi come insonnia, sviluppo ridotto di zone cerebrali legate al linguaggio e alla lettura e dipendenza vera e propria. Trovo tutto questo abbastanza inquietante… Quindi tutto parte dai genitori e dagli adulti. Bisogna dare l’esempio: creare regole familiari, portare i figli fuori casa magari a chiacchierare senza social di mezzo. Gli adulti, tutti, devono smettere di essere i primi schiavi del like. I ragazzi meritano esempi migliori e adulti che li salvino dalla dipendenza, non che la timbrino come “terapia”. Serve la volontà di agire e risolvere il problema prima che diventi cronico. Prima che diventi normale prescrivere like come fossero medicine. Alzate la testa dagli schermi e fatevi una vita vera!

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