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Soccorso, ci risiamo: il piazzale è un postribolo a cielo aperto

Non è la prima volta che il nostro quotidiano si occupa (o, meglio, è costretto ad occuparsi) del piazzale del Soccorso a Forio. Anzi, a volerla dire tutta, negli scorsi mesi abbiamo dedicato molti servizi alle problematiche di quella zona, che da tempo immemore versa nel più sordido degrado. Un pessimo stato di salute – quello del piazzale dedicato a Giovanni Paolo II – le cui cause sono molteplici. Innanzitutto, come abbiamo avuto già modo di sottolineare in passato, l’intera area (e quindi non solo il piazzale) di notte è quasi completamente al buio. Un particolare di non poco conto, dal momento che col favore delle tenebre è possibile fare davvero di tutto (ma davvero di tutto). È dunque evidente anche al lettore meno arguto che queste condizioni favoriscono e non poco personaggi per nulla raccomandabili, che ritengono che il piazzale intitolato al papa polacco sia un feudo da gestire come meglio credono.

PUBBLICA ILLUMINAZIONE ASSENTE, I VIGILI NON BASTANO A GARANTIRE LA SICUREZZA. In realtà le cose non stanno esattamente così, ma ormai fare quello che ti pare al Soccorso è una prassi tristemente consolidata. E veniamo dunque alla seconda causa del degrado del piazzale: ognuno si sente autorizzato a fare di tutto perché l’area non è adeguatamente sorvegliata. Ci duole sottolineare questo aspetto, ma purtroppo corrisponde alla verità. Il piazzale, la chiesa, il vecchio palazzo municipale e la strada che collega il centro del paese al Soccorso non sono presidiati in maniera efficace, e questo soprattutto nella fascia serale e in quella notturna. Per carità, non è nostra intenzione criticare l’operato della polizia municipale e del comandante Iacono, ma ci sia consentito di dire che l’attuale organico non riesce a garantire la totale copertura del territorio comunale. Fatta questa constatazione, una domanda sorge spontanea: ma perché in questi mesi non si è proceduto a fare un concorso e quindi ad assumere nuove unità? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina: vuoi vedere che in via Sant’Antonio abate stanno attendendo il post-elezioni prima di procedere alla selezione?

LA CHIESA DEL SOCCORSO DETURPATA: UNO SCEMPIO CHE GRIDA VENDETTA. Tornando alle problematiche che affliggono il Soccorso, inutile dire che la situazione peggiora di giorno in giorno. Lo testimoniano in maniera più che eloquente le fotografie scattate negli scorsi giorni da un cittadino, che ha deciso di immortalare il degrado che caratterizza non solo il piazzale, ma anche i vicini edifici. A dir poco sconcertanti sono le condizioni della chiesa del Soccorso: uno dei simboli per antonomasia del Comune di Forio e dell’intera isola d’Ischia da cartolina si è trasformato in un’autentica latrina. Grazie alla sensibilità dell’ex parroco don Pasquale Mattera e degli attivisti di Noi siamo Nessuno, il noto luogo di culto era finalmente rinato a nuova vita. Sono bastati qualche mese e la proverbiale ignoranza di alcuni vandali armati di bombolette spray e tutto è tornato come prima. Il circo delle oscenità, purtroppo, non finisce qui. Lungo il piazzale, oltre agli immancabili rifiuti, ci sono un bel po’ di “sorpresine”, che sono la prova del passaggio di qualche focosa coppietta. Nulla contro gli amplessi en plein air, ci mancherebbe, ma sarebbe il caso di gettare altrove i profilattici dopo aver consumato un rapporto sessuale.

TUTTA LA COLPA È SOLO DI CHI NON SORVEGLIA? Terminiamo qui il nostro racconto, anche perché dalle fotografie emerge in maniera inconfutabile lo stato di profondissimo degrado dell’intera zona. Prima però di mettere un punto a questo servizio, ci sia consentito di rivolgere un messaggio alla società civile. Buona parte della colpa deve essere attribuita a chi non vigila, e su questo non si discute. Ma è altrettanto vero che se le nostre strade e piazze versano nel degrado è anche colpa di coloro che dovrebbero educare quegli anonimi vandali a non essere tali. E ci riferiamo, nello specifico, alle famiglie e alle scuole, che spesso dimostrano di non essere all’altezza di questo delicato compito. In un mondo sempre più veloce e interconnesso, c’è sempre meno spazio per la condivisione di quei valori positivi che dovrebbero essere alla base della nostra civiltà, che è sempre più minacciata – ahinoi – dalla mitizzazione di modelli assolutamente distruttivi.

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