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Socotra: storia di un paradiso oramai perduto?

Le isole sono tra i luoghi della superficie terrestre dove si possono osservare i cosiddetti “endemiti”, molto meglio noti come “specie endemiche” e “figli” del fenomeno detto “endemismo”. Il termine “endemita” o “specie endemica” indica una specie che si può rinvenire esclusivamente in un’area geografica circoscritta; il panda (Ailuropoda melanoleuca), per esempio, è un endemita o specie endemica cinese. L’endemismo è invece il fenomeno tramite il quale una specie diventa endemica. Le isole spesso sono “la casa” di diversi endemiti per diversi motivi. Quello principale rimane il fatto che sono (nome omen) isolate ed inizialmente disabitate; i primi esseri viventi che giungono non subiscono dunque pressioni selettive dovute a competizione o predazione. Ciò consente quello che viene definito “radiazione adattativa”, ovvero l’evoluzione relativamente rapida da una singola specie ancestrale a diverse forme tramite l’occupazione di diverse nicchie ecologiche. In tal senso, le isole più antiche geologicamente o separate da lungo tempo dalla terraferma sono usualmente quelle più ricche di endemiti. Questo spiega perché le isole flegree, essendo relativamente recenti e sottoposte anche a fenomeni di origine vulcanica, non presentano o non hanno avuto (secondo le prove che abbiamo) specie endemiche.

Un esempio calzante in tal senso è l’isola di Socotra. Posizionata nell’omonimo arcipelago tra il corno d’Africa e la Penisola arabica, politicamente gestita dallo Yemen, essa si separò circa 18 milioni di anni fa dalla parte meridionale del blocco arabico. Il lungo isolamento, il clima (arido ma semi-tropicale a causa dell’influenza dei monsoni) e la topografia decentemente variegata ha fatto avvenire una forte radiazione in diversi gruppi di viventi. Infatti, il 37% delle piante presenti a Socotra non sono presenti in nessun’altra parte del mondo (con almeno 15 generi, la categoria tassonomica sopra la specie, unici e osservabili solo sull’isola), così come il 90% dei rettili, il 95% dei molluschi terrestri (le “lumache” e le “chiocciole”, con almeno il 75% dei generi considerabili endemici), il 73% dei crostacei terrestri appartenenti all’ordine degli isopodi (Isopoda) e il 60% degli aracnidi. Si valuta che almeno 7 specie di uccelli siano presenti esclusivamente sull’isola. Per questa sua unicità, Socotra è stata considerata nel 2008 dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”.

La biodiversità di Socotra è però minacciata da diversi fattori, soprattutto relativi alla presenza umana. Tra questi problemi, si annoverano: una pessima gestione dei rifiuti; turismo non eco-sostenibile; la raccolta e la vendita illegale di specie endemiche, sia animali che vegetali; la frammentazione degli habitat dovuta alla costruzione di nuove strade; la progressiva perdita delle tecniche tradizionali di gestione del suolo sostenibili; il fenomeno dell’ “overgrazing”, ovvero l’eccessiva pressione sull’ambiente esercitata dal pascolamento del bestiame (a Socotra sono perlopiù presenti le capre come fonte di cibo da allevamento) che causa problemi a diverse piante endemiche, tra le quali uno dei “simboli” della biodiversità socotrina, ovvero Dracaena cinnabari ; l’introduzione di specie esotiche e la loro possibile diffusione.

In aggiunta a quelli sopracitati, altro grande problema che sta scuotendo Socotra in questo periodo è la sua occupazione da parte degli Emirati Arabi Uniti (EAU), confermata come “base per addestramento militare” dallo stesso paese pre-citato nel maggio 2017. Dal marzo 2015, gli EAU sono parte di una coalizione di nove stati arabi guidata dall’Arabia Saudita. Suddetta coalizione è stata coinvolta in una “bombing campaign” in Yemen. Nello stato yemenita è in corso dal 2015 una guerra civile tra due fazioni che rivendicano il potere al governo. In questa guerra si sono inserite anche altre nazioni: tra di esse, non potevano ovviamente mancare gli Stati Uniti d’America (come alleati della coalizione araba guidata dai sauditi, seppure solo con “intelligence e supporto logistico”) e, come sospettato dai servizi sudcoreani, la Corea del Nord (come “supporter” dell’altro schieramento)!

Sembra il preludio per il disastro più totale. Potrà Socotra riprendersi da questa escalation di avvenimenti e di pressioni sulla sua unicità? Riusciranno “le Galapagos dell’oceano Indiano” a riprendersi? Siamo costretti a rassegnarci e perdere quello che fu definito dallo storico britannico George Wynn Brereton Huntingford come “the most alien-looking place on Earth”? Noi speriamo che tutto si risolva per il meglio, anche se la situazione non sembra in alcun modo positiva…

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*BsC in STeNa e specializzando in Scienze della Natura presso “La Sapienza” di Roma

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