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Soppressione pronto soccorso, a Procida arrivano le telecamere di “Agorà”

di Francesco Castaldi

FORIO – La vicenda relativa al ridimensionamento dell’ospedale di Procida – lo evidenziavamo nelle scorse edizioni del nostro quotidiano – ha suscitato la viva attenzione delle principali testate giornalistiche italiane. Dopo il servizio curato dal collega Paolo Chiariello e andato in onda qualche giorno fa su SkyTG24, ieri mattina è stata la volta della trasmissione di Rai 3 “Agorà”, che nel corso della puntata ha effettuato un collegamento in diretta con l’isola di Graziella. Una finestra importante, quella offerta dal programma di approfondimento curato dal giornalista Gerardo Greco, attraverso la quale la comunità procidana ha avuto la possibilità di esprimere a tutto il paese la propria preoccupazione in merito al nuovo piano ospedaliero regionale – redatto sulla base di un decreto del ministero della Salute – che potrebbe verosimilmente condurre nel tempo alla soppressione del pronto soccorso del “Gaetanina Scotto di Perrottolo”, unico presidio sanitario dell’isola.

Nel corso del collegamento – che era stato tentato più volte a causa di alcuni problemi dovuti allo scarso segnale della zona – l’inviata Sara Mariani ha raccolto le testimonianze di alcuni cittadini, i cui congiunti hanno avuta salva la vita grazie al tempestivo intervento del personale medico in servizio presso l’ospedale procidano. «A Procida – ha spiegato la signora Maria – un presidio e un tavolo operatorio pronto ad ogni evenienza sono necessari». La donna ha raccontato al microfono della Mariani uno spiacevole episodio accaduto tempo fa a sua figlia. Alle telecamere di “Agorà” la signora ha mostrato una scheggia simile a quella che si conficcò sotto l’ascella della sfortunata ragazza. «La scheggia – ha proseguito la donna –   si trovava a pochi millimetri dall’arteria. Se il frammento l’avesse peretrata, mia figlia sarebbe di certo morta». Assurdo, pertanto, pensare di trasportarla in terraferma: «L’elicottero ha le sue vibrazioni, e in una situazione del genere sarebbe stato un rischio portarla a Napoli».

A raccontare la sua esperienza è stato anche Fabio, che ha dichiarato: «Una settimana fa siamo arrivati all’ospedale alle tre del mattino con mio padre ottantenne, e inizialmente pensavamo si trattasse di un semplice mal di stomaco. Invece, dopo alcuni riscontri, si è rivelato un infarto. L’elicottero non è potuto partire a causa del maltempo, quindi mio padre ha ricevuto tutte le cure del caso qui a Procida. L’indomani – ha rivelato l’uomo – i dottori ci hanno detto che se papà non avesse avuto delle ottime cure sul posto non sarebbe arrivato vivo in terraferma». È stata poi la volta dell’accorato intervento dell’assessore alla salute del comune di Procida Carlo Massa, che ha chiesto delle spiegazioni alla Lorenzin: «Mi rivolgo al ministro della Salute: il piano sanitario regionale prevede un centro di pronto intervento. Che cosa significa? Da chi sarà gestito? Da quali professionalità? Da quali medici? Nel piano c’è scritto, inoltre, che l’ospedale di comunità verrà coordinato dai medici di medicina generale, che tuttavia già a domicilio hanno il loro bel da fare e trattano i casi cronici. Quelli più gravi, invece, vengono direttamente mandati nelle strutture ospedaliere della terraferma dallo stesso personale medico procidano».

Il collegamento di “Agorà” non poteva che concludersi con una dichiarazione del sindaco Dino Ambrosino, che sulla questione ospedale ha dichiarato: «Ieri (lunedì per chi legge, ndr) il Burc è stato pubblicato agli atti, per cui c’è una proposta del commissario Polimeni. Adesso seguirà una fase di navetta tra il ministero e la regione. Il presidente De Luca ci ha assicurato che questo presidio rimarrà, però noi non saremo soddisfatti fin quando non ci metteranno nero su bianco la deroga che hanno già ottenuto Capri e tanti altri comuni svantaggiati della regione Campania. Il taglio deve essere razionale, non è giusto dover pagare a causa delle eccessive spese delle generazioni precedenti». Gerardo Greco, dallo studio, ha poi chiesto al sindaco quanto costa mantenere il “Gaetanina Scotto di Perrottolo”: «Il presidio – ha affermato Ambrosino – consta di ventisei dipendenti, quindi bisogna considerare che vengono investiti tra i  40 e i 50mila euro pro capite. Una cifra nettamente inferiore a quella dell’Irpef che i procidani pagano alla regione. Quello che voglio sottolineare – ha proseguito il sindaco – è che la nostra non è soltanto una battaglia per i circa undicimila procidani. Ogni anno, infatti, sull’isola vengono almeno 250mila turisti, che hanno diritto alla salute. Chi va in vacanza prima di tutto si assicura che in quel posto ci sia un presidio ospedaliero efficace. Il ridimensionamento della struttura, pertanto, sarebbe un danno enorme per il nostro turismo».

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