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Sorriso Resort, al via il count down decisivo

ISCHIA. Il caso dei sequestri operati dagli uomini del Circomare su disposizione della Procura di Napoli nei confronti di alcune strutture alberghiere isolane fatica a chiarirsi. Mentre è arrivato il dissequestro per l’Hotel La Scogliera, resta tuttora intricata la situazione del Sorriso Thermae Resort, che entro due giorni dovrebbe addirittura procedere allo sgombero. Il nodo del contendere è abbastanza noto: il sito comprende varie strutture autonome (come le rinomate Villa Sorriso e Oasis) che singolarmente sono dotate di regolare autorizzazione dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) per gli scarichi che entro i 240 posti letto vengono classificati come quelli per le civili abitazioni, ma secondo le contestazioni dell’accusa le varie attività vanno considerate come un insediamento unitario, col risultato che il totale dei posti letto di ciascun albergo finisce per superare tale limite. In sostanza, non si sarebbe più in presenza di scarichi assimilabili a quelli domestici, ma di scarichi che, pur non essendo classificabili come rifiuti speciali, sarebbero da considerare come scarichi di struttura industriale. Diventerebbe quindi necessaria una particolare autorizzazione da parte dell’Ato (Ambito territoriale ottimale), la cosiddetta Autorizzazione unica ambientale (Aua). Per scongiurare gli effetti del sequestro, i titolari si erano rivolti al Tribunale del Riesame, che tuttavia ha rigettato l’istanza, confermando la misura. Pochi giorni dopo arrivò persino il ritiro delle autorizzazioni Ato, proprio in conseguenza delle ambivalenti interpretazioni sopra descritte. Le parti si rivolsero dunque al Tar, per chiarire l’effettiva situazione di autonomia delle strutture che compongono il Sorriso Resort. Il responso fu piuttosto sconcertante oltre che ambiguo: il Tribunale amministrativo della regione Campania, pur concedendo la sospensiva del ritiro delle autorizzazioni Ato, ritenendole dunque valide, non dispose però il dissequestro, fissando un termine di proroga al 4 dicembre, per lo sgombero delle strutture.

A quanto si apprende, però, la difesa è riuscita a ottenere un’estensione della proroga per altri dieci giorni. In questo lasso di tempo bisognerà decidere il destino, dal punto di vista formale e amministrativo, della struttura. Bisognerà cioè capire se sia più opportuno ottenere un’Autorizzazione unica ambientale, e dunque considerare i vari esercizi come un’unica struttura, oppure scinderle completamente tra loro, cosa che renderebbe sufficienti le normali autorizzazioni da parte dell’Ato per le strutture inferiori a 240 posti, dunque per scarichi domestici. Si tratta dunque di una scelta aziendale, più che processuale, e che in ogni caso andrà effettuata a stretto giro, per risolvere uno dei tanti casi generati dall’interpretazione delle normative sugli scarichi alberghieri, che hanno riempito le cronache locali nell’ultimo lustro.

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