CRONACAPRIMO PIANO

Sospetta truffa ai danni dello Stato, sequestro di 339.000 euro

Il decreto preventivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli e colpisce gli amministratori di due società alberghiere ischitane: a notificarlo i militari della Compagnia di Ischia della Guardia di Finanza

Un’attività investigativa nata da una serie di segnalazioni e poi approfondita in maniera mirata e scientifica, attraverso una serie di riscontri che almeno secondo gli inquirenti si sono rivelati sufficienti per poter adottare i provvedimenti del caso. E far venir fuori una notizia che nella mattinata di ieri ha di fatto dato il “buongiorno” alla nostra isola, non senza suscitare più di qualche sorpresa. Nella giornata di giovedì il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della II Sezione della Procura della Repubblica di Napoli. Il provvedimento, indirizzato nei confronti degli amministratori di due società alberghiere isolane (che fanno riferimento alle strutture ricettive Parco Verde e Hotel Delfini, entrambe ubicate nel Comune di Ischia), è stato notificato dai militari della Compagnia di Ischia – guidata dal capitano Antonio Giglio – e riguarda una somma pari a 339.000 euro per la quale si ipotizza possa essere stato commesso il reato di truffa ai danni dello Stato. Nello specifico e più, le indagini delle Fiamme Gialle sono scaturite dall’approfondimento di una serie di operazioni finanziarie anomale che sarebbero intercorse tra le stesse società, la cui titolarità sarebbe riconducibile al medesimo gruppo imprenditoriale.

L’indagine avrebbe fatto emergere che, a fronte di un finanziamento coperto con garanzia pubblica pari a circa 1.500.000 euro, una parte della provvista sarebbe stata destinata dal beneficiario a favore di altro soggetto collegato, che l’avrebbe indebitamente utilizzata per finanziare un investimento immobiliare

La documentazione bancaria esaminata avrebbe fatto emergere che, a fronte di un finanziamento coperto con garanzia pubblica pari a circa 1.500.000 euro, elargito per fronteggiare la crisi pandemica da COVID-19, una parte della provvista, pari a € 339.000, sarebbe stata destinata dalla società beneficiaria a favore di altro soggetto collegato, che a sua volta l’avrebbe indebitamente utilizzata per finanziare un investimento immobiliare. Il fondo di garanzia, per intenderci, è uno di quegli strumenti che rientrano nel cosiddetto DL “Liquidità” convertito in legge 5 giugno 2020 n. 40 e modificato da ultimo dal DL “Sostegni bis” e rappresentava di fatto una misura in grado di dare risposte alle esigenze immediate di liquidità delle imprese e dei professionisti che si trovavano alle prese con tutte le problematiche sollevate purtroppo dal coronavirus. Misure che, va ricordato, sono rimaste in vigore fino al 31 dicembre dello scorso anno ma che mettevano a disposizione risorse che potevano essere utilizzate solo per coprire i costi di dipendenti o fornitori e non per altri motivi come gli investigatori ipotizzano sia successo nel caso di cui vi stiamo raccontando. Come si legge in una nota ufficiale diffusa dalla Guardia di Finanza “il provvedimento eseguito è una misura cautelare reale, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva”.

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