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LE OPINIONI

Sotto Tiro di Mizar I FERRANDINO di ISCHIA

Nell’articolo pubblicato ieri da Il Golfo, Franco Borgogna, con la sua cultura, l’educazione e la razionalità che lo distinguono, ci mostra tutti i limiti dei tre uomini di potere che hanno continuato a distruggere Ischia negli ultimi 13 anni. Tutte le proposte che sono passate attraverso la stampa locale sono state prese in considerazione dagli amministratori solo sporadicamente. L’abitudine viene da lontano e Paolo Ferrandino ne è l’espressione più evidente, tra i tre, perché sta al Comune dal 1975.

Già nel 1984, ad agosto, con una lettera in mio possesso con relativa risposta su carta intestata del Comune, Enzo Mazzella, veniva da me informato, come esponente del partito Socialista locale ed amico, che il tipo di sviluppo sul quale si stava avviando la programmazione del paese non era adeguata ai tempi e che la creazione di infrastrutture, pur abbondanti, erano non sufficienti a mantenere Ischia a livelli turistici internazionali. Mettevo in guardia il grande amministratore della deriva morale che iniettavano come amministratori e politici nella gente consigliando loro di comprare 300 metri quadrati di terreno per farsi una casa abusiva. Il declino dell’isola come è comprensibile inizia già negli anni ottanta del secolo scorso.

Quando si passò alla seconda repubblica inventammo, un gruppo di noi, “Insieme per Ischia” e facemmo eleggere Gianni Buono Sindaco. Vedevamo in lui la svolta date anche le circostanze, 10 miliardi in cassa e mani pulite, che purtroppo non avvenne. Come non avvenne successivamente con le altre amministrazioni. Quando Giosi Ferrandino arrivò ad Ischia proveniente da una dubbiosa condotta amministrativa a Casamicciola la perplessità di aiutarlo a vincere in molti di noi fu forte ma fummo costretti a scegliere il male minore convenendo che Giosi era intelligente e volendo crescere politicamente sicuramente da sindaco di Ischia, che è un punto di lancio notevole nel panorama politico nazionale, avrebbe dato la svolta estremamente necessaria per non arrivare nel fondo del burrone. Altra illusione. Ha pensato solo a se stesso.

Concludo. E’ forse la continuità culturale ed amministrativa, come simbolo più evidente, che Paolo ha sempre rappresentato con il suo potere indiscusso a determinare lo sfascio attuale.

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