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Sotto Tiro di Mizar, la casa per gli ischitani

Sono nato nel palazzo di mio nonno al Mandarino. Era una casa bellissima. A piano terra vi era il negozio in cui commerciava uno dei figli. Al piano rialzato sfalsata la stanza con bagno dove sono nato. A livello la cantina enorme per otto bottoni, palmenti, lavanderia e bocca per attingere acqua piovana dalla cisterna enorme ed il giardino,piccolo, con tre piante di mandarino. Adiacente il porcile.

Nella scale di accesso al piano superiore il pollaio con i “caruli”nella paglia per metterli sulle “trappolelle” per cacciare gli uccellini. L’atrio al piano nobile dava sulla cucina, enorme per una famiglia numerosa come la nostra, quattro camere da letto con salone e sala da pranzo aperto il tutto su una balconata esposta a ponente. I bagni uno interno ed un altro sul terrazzo.

Quello del nonno era un tronco d’albero sistemato dove due “parracine” facevano angolo nei terreni. Sull’accesso a questo piano vi era l’uscita sui terreni. Cinquemila metri del paradiso terrestre.

Una gaggia altissima faceva da coreografia alla casa. Il suo profumo era inebriante come quello delle gardenie amate da mia nonna e che erano sistemate sul terrazzo. I terreni erano coltivati ad uva, frutta ed ortaggi. Aranci alti 15 metri,limoni rigogliosi, tutte le specie di frutta. E’ a case come queste che aspiravano tanti ischitani nel dopo guerra.

L’occasione per averne una anche più bella si presentò per tantissimi isolani con l’avvio del turismo.

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Gli ischitani dal 50 al settanta assistettero alla costruzione di centinaia di manufatti di grosse dimensioni. Tutte con licenze concesse dalla Sopraintendenza.

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Quando alla fine degli anni settanta i Comuni non seppero munirsi dei piani regolatori gli ischitani che nel frattempo, in una menata di confetti generalizzata, avevano finalmente la possibilità di avere una casa si diedero alla pazza gioia. Non potevano avere le autorizzazioni. Si chiedevano perchè politici, magistrati, uomini d’affari facevano tutti i c… loro e loro con la concezione dei padroni del territorio dovevano essere castigati?

Con l’annunzio del condono Craxi l’abusivismo dilagò. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dove era lo Stato? Chi doveva dare agli isolani la certezza del diritto ad avere una casa decente? Sicuramente delinquenti i trasgressori… Ora aspettiamo che quello stesso Stato dia una soluzione. Abbatta tutto quello che non va. Ma deve farlo. Accontenti la demagogia altrimenti trovi una soluzione.

 

 

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